La nostra battaglia contro il ddl omofobia e per le paritarie

Ultimamente il mondo cattolico si è impegnato contro il progetto di legge dell’onorevole Zan e per le scuole pubbliche non statali

Studenti all'ingresso di scuola

Caro direttore, vorrei esprimerti alcune osservazioni, anche per fare il punto su due questioni per le quali l’associazionismo cattolico (e non solo) si è molto battuto in questo periodo: il ddl sull’omofobia ed il sostegno alle scuole pubbliche paritarie.

Per quanto riguarda il tema dell’omofobia, è sempre più sconcertante e incredibile come l’attuale maggioranza governativa abbia deciso di portare avanti con la massima celerità una proposta di legge inutile e dannosa, mentre l’intero Paese è sommerso da problemi drammatici di sopravvivenza, nei confronti dei quali questa stessa maggioranza non riesce ad assumere alcuna seria decisione. Sulla sopravvivenza tutto è rinviato a settembre; sulle omofobia, di cui nessuno sente la necessità, hanno fissato il 27 luglio come data per aprire la discussione alla Camera dei deputati!

Per andare in questa direzione, è stato depositato un testo unico, la cui attenta lettura conferma in pieno tutte le perplessità sollevate da chi ha cuore la persistenza della libertà nel nostro Paese. La stessa Cei, ricordo, ha definito “liberticida” il progetto portato avanti, in particolare, dall’on. Zan. Tale documento conferma di dare rilevanza penale a giudizi, liberamente e correttamente espressi, «sul genere, sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere». Anche molte associazioni femministe hanno espresso pareri molto negativi su tali parole, perché pericolose per la stessa identità della donna.

Noi non possiamo non essere contrari al progetto Zan, perché esso è basato su di un dato assolutamente generico: infatti che cosa significa “omofobia” oppure “trans fobia”? Tali parole partono dal presupposto che qualunque espressione usata su quei temi e che non sia in armonia con quanto pensa il mondo Lgbt sia frutto di un “odio” verso quel mondo e non di una libera espressione del pensiero e dell’opinione. Si tratterebbe, insomma, di rendere “totalitario” il pensiero Lgbt, come accade in tutte le dittature.

Se passasse il progetto Zan, ci sarebbe un enorme passo indietro nella nostra vita democratica e mi stupisco che un partito che porta nel nome stesso il termine “democratico” si presti ad una operazione così liberticida. Ma nel testo Zan c’è un aspetto che, se vogliamo, è ancora più grave di quello a cui ho finora accennato. Infatti, vi si prevede la possibilità che il colpevole di “omofobia” possa, in pratica, essere sottoposto ad una vera e propria opera di “rieducazione”, come ai tempi dell’Unione Sovietica e come oggi in Cina. Il colpevole potrebbe essere costretto a compiere dei lavori a favore delle associazioni Lgbt.

Il progetto, poi, apre la strada, anzi un’autostrada, verso l’inserimento della materia “gender” nelle scuole italiane. Si aprirebbe una devastante questione educativa, di cui il mondo cattolico non può non preoccuparsi seriamente. Per questi ed altri motivi, quindi, deve continuare l’impari lotta perché il progetto Zan non passi, il che è impossibile da pensare alla Camera (dove il M5s la fa da padrone purtroppo), ma è possibile da ipotizzare al Senato. Sul versante politico, continuo a pensare che i partiti del centrodestra dovrebbero porre, come condizione per iniziare una qualsiasi collaborazione sui temi seri e urgenti del Paese, la richiesta che la maggioranza annulli o quanto meno sospenda l’iter che riguarda il progetto Zan. Per quanto riguarda la società intera ed in particolare la famiglia, occorre mantenere molto alta la vigilanza ed anche le espressioni pubbliche di dissenso (in luglio si terranno manifestazioni in varie città, mentre in settembre il Family day prevede un grosso evento). Ma anche nel dialogo personale tra amici, teniamo vivo il nostro giudizio, che è un giudizio, ripeto, che ha a cuore la libertà e non altro.

Per quanto riguarda le paritarie, ho letto con piacere che la redazione di Tempi ha già giudicato positivamente quanto avvenuto e cioè che diverse forze politiche (tranne il solito M5s) hanno votato a favore di un sostanzioso aumento a favore delle scuole pubbliche paritarie, entrate in crisi anche a causa del coronavirus. Giustamente, Tempi ha anche segnalato i nomi dei deputati che si sono schierati a favore degli emendamenti pro paritarie. Si sono meritati questa citazione. Per quanto mi riguarda, mi associo al parere positivo di Tempi, anche perché quanto accaduto è il frutto di una bella mobilitazione di tanti soggetti, anche con storie diverse.

Vorrei solo aggiungere una osservazione. Non vorrei che la soddisfazione per quanto accaduto nascondesse il fatto che si tratta di un primo passo e non di una soluzione definitiva e ciò sia dal punto di vista quantitativo che da quello di principio. Sotto il primo aspetto, vorrei sottolineare che, con gli emendamenti approvati, ad ogni bambino delle paritarie da 0 a 6 anni viene dato un contributo di circa 330 euro e che ad ogni studente delle paritarie da 7 a 18 anni viene dato un contributo di circa euro 400, mentre per gli studenti delle scuole statali lo Stato spende circa 6.500 euro. La differenza è evidente. Sul piano del principio, poi, pare non essere passato il fatto che i veri destinatari degli aiuti devono essere i “genitori”, cioè la famiglia, prima delle scuole. Questo principio fa più fatica a passare, ma questo è anche il motivo per il quale la nostra battaglia per la libertà di educazione non finisce qui, anzi comincia veramente da qui, anche perché il vero dato positivo di tutto quanto accaduto è che, finalmente, dopo 70 anni, si è riusciti a parlare pubblicamente di questo problema, che, quindi, non è più un tabù. Quindi, almeno noi cattolici continuiamo a parlarne e sempre più ad alta voce.

Peppino Zola

Foto Ansa