«La musica è un respiro donato attraverso cui possiamo incontrare Dio»

Domani sera suoneranno insieme a Roma nella Basilica di San Giovanni in Laterano il coro della diocesi di Roma e il coro sinodale di Mosca. Intervista al direttore monsignor Frisina: «Dedicato ad Andrej Rublev»

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Fin dalla notte dei tempi, la musica è sempre stata associata al divino. Il suono è ritenuto di origine sacra e la stessa musica è considerata qualcosa di potente ed enigmatico. Questa all’interno delle religioni, è presente nelle sue due forme: musica strumentale e musica vocale rappresentando in entrambi i casi un mezzo che avvicina i fedeli a Dio, rendendoli una cosa sola nella preghiera.

Come l’arte, la musica è un linguaggio universale che può unire persone vicine e lontane, anche popoli diversi come russi ed italiani. Ed è così che domani, a Roma, presso la Basilica di San Giovanni in Laterano, alle 20,30, per la prima volta si esibiranno insieme il coro della diocesi di Roma ed il coro sinodale di Mosca. Un evento al quale possono partecipare tutti gratuitamente, senza precedenti. Rappresenta un momento di unione e di preghiera che va oltre le diverse confessioni, oltre le idee politiche ed i chilometri che separano questi due popoli. L’unione tra i fedeli, infatti, è anche il messaggio forte di papa Francesco per “La settimana di preghiera per l’unità dei cristiani” che quest’anno va dal 18 al 25 gennaio.

Monsignor Marco Frisina, direttore del coro della Diocesi di Roma e che dirigerà il coro anche in quest’occasione, ha voluto dedicare questa serata al russo sant’Andrej Rublev, molto amato nel suo Paese, che ha dedicato la sua vita alla pittura, sempre con lo sguardo rivolto verso Dio. Proprio per questo motivo il concerto è intitolato Smotrenje – “Lo sguardo”.

«Ho deciso di dedicare questo concerto a Andrej Rublev ispirandomi ad un racconto molto bello sul quale ho costruito l’oratorio – racconta monsignor Frisina – Si narra che otto anni dopo la morte di Rublev, il santo ebbe un dialogo con un suo discepolo che stava morendo. Andrej gli andò incontro in sogno per dirgli che era in cielo, quasi come se volesse accompagnare anche lui lì per mano, e gli raccontò che gli angeli erano belli come quelli che dipingevano insieme sulla terra. Il cuore dell’oratorio sta in questo dialogo e nelle parole di Andrej quando dice che loro avevano gli occhi di Dio e che attraverso il suo sguardo potevano vedere la bellezza del paradiso».

«Da qui nasce Smotrenje – continua il direttore del coro – e non è stato facile da realizzare, poiché i coristi italiani hanno dovuto imparare dei canti in russo. Si canterà sia in russo, che in italiano, una fusione di voci e cuori, un connubio perfetto, perché la musica unisce persone diverse anche lontane perché non ha bisogno di traduzioni, come in questo caso in cui si uniscono diverse confessioni. Si creano dei ponti senza doversi fare problemi a livello dottrinale, ma pregando prima per poi lasciarci stupire dalla bellezza».

Cosa rappresenta la musica per un fedele? «La musica è un respiro che ci viene donato, un modo attraverso il quale possiamo incontrare Dio – conclude monsignor Frisina – Quando cantiamo tutta la nostra persona si innalza, ci commuoviamo e questa commozione è dovuta alla magia della musica che riesce a toccare il nostro cuore, la nostra emotività e i nostri ricordi. Il canto è un ponte straordinario che lega tutti e deve aiutare l’uomo ad alzare lo sguardo verso Dio per poi lasciarsi guardare da Dio fino a rendere il nostro sguardo uguale al suo. Bisogna entrare in Dio, pensando e guardando come Dio guarda e pensa».

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