La Legge e le regole non sono l’essenza della vita, ma la sua maledizione

Sappiamo bene che le leggi sono necessarie, bisogna accettarle. Però non hanno nulla di costitutivo del vivere umano.

Gli articoli della Corradi e di padre Aldo sono aneddoti del destino. Un destino che sembra risolversi negli opposti. Nello smarrimento più totale per cui ci si sveglia un mattino nel vuoto di un’unica certezza, la morte. Nella sorpresa di un incontro straordinario che ridesta la vita, l’imprevisto. A pensarci bene, morte e imprevisto sono i due elementi essenziali e costitutivi della vita umana. Il primo è, nell’ordine dei fatti, il meno imprevedibile. Il secondo è l’aggettivo dei fatti.

Quali fatti? Di una modalità di morte, per esempio. E della costante modalità della vita. A pensarci bene, infatti, tutta la vita umana è un cosciente o incosciente cammino nell’imprevisto. E la Legge? Le regole? Sappiamo bene quanto esse siano necessarie al vivere. Però sappiamo anche che non possiedono nulla di essenziale e di costitutivo. Le dobbiamo accettare (per non essere travolti da un certo tipo di imprevisti). Ma non possiamo accettare che esse ci siano suggerite e indicate come elementi essenziali e costitutivi della vita umana. E non possiamo accettarlo non perché ci piace la corruzione o perché non ci piace Gherardo Colombo e i suoi libri di legalità per bambini. Ma perché, appunto, come l’esperienza ci dimostra, esse non sono elementi essenziali e costitutivi della vita umana.

Sono, piuttosto, da che l’uomo ha perduto l’Eden e conquistato il peccato originale (o chiamatelo come volete, lo vediamo tutti che non esistono persone perfette), una maledizione. Dunque, perseguire l’idea che legge e regole siano l’essenziale e costitutivo del vivere non è solo una menzogna. È una menzogna che ci condanna alla maledizione nel regno in cui l’unica certezza è la morte