La guerra del panino. La Calabria contesta McDonald’s per la ‘nduja

McDonald’s lancia un nuovo panino, il Calabrese, a base di prodotti tipici: ma dimentica il salume spalmabile piccante più celebre della regione e usa il chorizo messicano. I calabresi si indignano

Una cosa è certa: ai calabresi è meglio non toccare la ‘nduja. Non è questione gastronomica, ma dello stesso concetto profondo di calabresità. La ‘nduja sembrerebbe solo un salame piccante spalmabile, ma in realtà è l’emblema dell’orgoglio calabro e ne sa qualcosa anche McDonald’s, che proprio per la ‘nduja in questi giorni si è vista rivoltare contro mezza regione. La multinazionale dell’hamburger ha appena lanciato una nuova linea di panini in Italia, il McItaly: per un certo periodo di tempo, in ogni punto vendita della nazione vengono venduti due panini con prodotti tipici di due diverse regioni e rimane sul podio quello più gradito. La prima competizione vede gareggiare “il Veneto” (hamburger con crema di radicchio e Asiago Dop) e “il Calabrese” (con filetti di peperoni e salame calabrese). È proprio quest’ultimo panino a trovarsi in pole position nei gusti dei consumatori, e anche su Facebook Calabrese batte con 8.800 mi piace Veneto rimasto a 5.400. Insomma, la Calabria sembrerebbe poter essere felice e contenta. Invece no.

DOVE E’ LA ‘NDUJA? In pochi giorni dalla regione si sono levati cori di proteste contro McDonald’s. Il primo ad arrabbiarsi è stato il sindaco di Spilinga (VV), piccolo centro tra i boschi dell’entroterra calabro ma soprattutto patria della ‘nduja: «In cucina non c’è calabresità senza ‘nduja» è il motto del sindaco Franco Barbaluce, alacramente impegnato nell’organizzazione della prossima sagra del tipico salame calabrese di agosto, che ogni anno porta da queste parti 20 mila persone da tutto il mondo. Barbaluce negli scorsi giorni ha preso carta e penna per redarguire l’amministratore delegato di McDonald’s Italia, Roberto Masi. «La ‘nduja, salume a base di carne di maiale e peperoncino, rappresenta in tutto il mondo la calabresità. A nome dell’intera cittadinanza, esprimo il mio profondo rammarico per aver deciso di puntare sì su alcuni dei prodotti più rinomati, ma tralasciando quello che veramente rappresenta la Calabria in tutto il mondo, la ‘nduja di Spilunga».

L’ACCADEMIA DEL PEPERONCINO. Anche il presidente dell’Accademia italiana del peperoncino, Enzo Monaco, ha duramente contestato McDonald’s. perché la multinazionale nel Calabrese ha usato sì una salsa piccante, ma il chorizo, che è messicana. «Che c’entra il Chorizo? – ha scritto Monaco – Preparare una pietanza calabrese ed usare una salsa piccante messicana è un’offesa, un tradimento di tutta la cultura gastronomica. Tutti i conoscitori di cose calabre riferiscono che la nostra gastronomia è impensabile senza il nostro peperoncino». Il presidente ha inviato a Masi anche un campionario di salse calabresi, con – ovviamente – ‘nduja in testa.

LA RISPOSTA DI MCDONALD’S. La catena fast food ha così deciso di rispondere. Ha organizzato un ciclo di pranzi rigorosamente “slow food” all’interno di alcuni punti vendita della catena, che si è affidata ad uno chef locale, Carmelo Fabbricatore, e agli allievi di una scuola alberghiera per la rielaborazione di un pranzo a base di prodotti tipici. McDonald’s vuole promuovere due aziende calabresi, la iGreco e la Madeo, produttrici rispettivamente dei due protagonisti del nuovo panino “il Calabrese”. IGreco produce l’Olio dop usato nel nuovo hamburger, mentre Madeo il Salame calabrese.
La catena ha offerto ai giornalisti gratuitamente un pranzo che rilegge i classici piatti McDonald’s in chiave “gourmet”, in una tavola imbandita di margherite e peperoni tipici. Antipasto a base di salame Madeo accompagnato da un crostino di pomodori secchi, un primo piatto con riso carnaroli della Piana di Sibari, pancetta tostata, formaggio cheddar e liquirizia e come secondo hamburger servito con “filettuccio al magliocco”, una fetta sottile di cacio podolico e una millefoglie di patate ‘mbacchiuse (omaggio a Cosenza). A chiudere trittico di dolci, con una crema morbida con fichi dottati (calabresi pure quelli). Un modo per sedare la rabbia calabrese per l’esclusione della ‘nduja: chissà se basterà.