Tentar (un giudizio) non nuoce
La dignità della persona come misura della politica
Una serata dedicata al contributo che i cattolici possono offrire alla vita politica, prendendo spunto dal discorso pronunciato da papa Leone XIV al Parlamento spagnolo, è stata l’occasione per tornare a riflettere su una questione che, in vista delle prossime scadenze elettorali, acquista una particolare attualità. L’incontro, dal titolo Dialogo sulla politica, si è svolto giovedì 8 ottobre nel Salone Estense del Comune di Varese, su iniziativa dei consiglieri comunali Guido Bonoldi e Luca Boldetti, con la collaborazione dell’amministrazione comunale. Insieme a don Alberto Frigerio, medico e sacerdote della diocesi di Milano, e a Roberto Molinari, assessore ai Servizi sociali del Comune di Varese, abbiamo cercato di approfondire il significato e la responsabilità della presenza dei cattolici nella vita pubblica, in una stagione nella quale, terminata da tempo l’unità politica dei cattolici, uomini e donne che si riconoscono nella medesima tradizione culturale e religiosa partecipano alla vita delle istituzioni da schieramenti differenti.
La Chiesa e le istituzioni
Una circostanza che sembra alimentare, a ogni occasione di confronto, retroscena sulla possibile ricostituzione della Democrazia cristiana, sul superamento delle attuali coalizioni o sulla nascita di un nuovo polo di centro. Ma il punto, almeno per quanto mi concerne, è un altro e investe qualcosa di assai più importante degli equilibri tra i partiti. Che i cattolici tornino a confrontarsi sulla politica, anche alla luce dei numerosi interventi che papa Leone XIV sta dedicando alla vita pubblica, mi sembra non soltanto doveroso, ma soprattutto utile alla convivenza civile.
Nel suo discorso alle Cortes spagnole, il Papa ha ricordato che la Chiesa offre la propria parola al servizio della persona umana, nel pieno rispetto dell’autonomia delle istituzioni, per richiamare ciò che rende veramente umana la convivenza. E ha posto una domanda che considero decisiva: quale concezione della persona umana ispira le nostre leggi e quale tipo di società esse contribuiscono a costruire?
La preferenza è una cosa seria.
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Una dimensione sociale
Dietro ogni decisione politica, anche quella apparentemente più tecnica o amministrativa, esiste sempre una precisa idea dell’uomo, della società, della libertà e della responsabilità. È da questa consapevolezza che occorre ripartire, soprattutto in un tempo nel quale la politica viene troppo spesso ridotta a una sorta di avanspettacolo o a una tifoseria da stadio, nei dibattiti televisivi, sui social e talvolta persino nelle aule parlamentari e consiliari. Eppure, la politica rimane una delle più alte espressioni della responsabilità umana, l’arte di ricercare una sintesi tra interessi e visioni differenti per contribuire a orientare la vita pubblica.
Durante la serata, don Alberto Frigerio ha ricordato come la dottrina sociale della Chiesa, formalmente sviluppatasi a partire dalla Rerum Novarum di Leone XIII del 1891, abbia in realtà radici assai più antiche. La presenza cristiana ha avuto fin dalle origini una dimensione sociale, contribuendo a formare una concezione positiva del lavoro, dell’educazione, della dignità della donna e dell’attenzione agli ultimi. Da questa storia sono nate istituzioni fondamentali della nostra civiltà, dagli ospedali alle scuole, dalle università a una cultura giuridica che ha progressivamente riconosciuto la necessità di porre limiti al potere.
Educazione della coscienza
È particolarmente significativo il richiamo del Papa alla Scuola di Salamanca, che cinquecento anni fa, mentre la Corona spagnola estendeva il proprio dominio sulle Americhe, contribuì ad affermare che neppure la forza dei sovrani poteva cancellare la dignità delle popolazioni indigene. Un principio che conserva intatta la propria attualità: il potere non può determinare tutto, perché esiste qualcosa che lo precede e ne costituisce il limite.
Non è dunque soltanto una questione di appartenenza religiosa. Come ricordava Benedetto Croce, non possiamo non dirci cristiani, perché la nostra cultura, il nostro diritto e molti dei principi che ispirano la Costituzione sono profondamente segnati da questa tradizione. Il Papa richiama una lunga educazione della coscienza attraverso la quale abbiamo imparato che il diritto deve servire il bene, che la giustizia pone limiti alla forza, che il potere ha bisogno di legittimità, che i poveri appartengono pienamente alla comunità, che lo straniero deve essere rispettato nella sua dignità e che la vita umana non può mai essere trattata come una merce.
Pace, incontro tra persone
Mi sembra che in queste affermazioni sia contenuto ancora oggi un autentico programma di lavoro per chi, da cattolico, sceglie di impegnarsi in politica. Non si tratta infatti di enunciare principi astratti, ma di cercare continuamente le condizioni perché possano trovare una traduzione concreta nella vita delle persone.
Penso, per esempio, all’impegno nelle relazioni internazionali, che in Regione Lombardia stiamo sviluppando attraverso incontri e collaborazioni con realtà di Paesi differenti.
La pace non si costruisce soltanto attraverso i trattati, ma anche attraverso persone che imparano a conoscersi, a confrontarsi e a coltivare quella amicizia sociale senza la quale le relazioni tra i popoli rischiano di ridursi a rapporti di forza.
Qualche esempio
Penso alla cooperazione internazionale, che rappresenta una risposta concreta anche al dramma delle migrazioni, perché significa contribuire a creare opportunità di sviluppo, di lavoro e di crescita nei territori di origine, particolarmente in un continente come l’Africa, destinato a conoscere nei prossimi decenni un’importante crescita demografica. Penso ancora al Buono Scuola, diventato una misura nazionale con la legge di Bilancio 2026, che rappresenta un tentativo concreto di sostenere la libertà di scelta educativa, nella convinzione che il diritto originario dei genitori di educare i propri figli debba trovare riconoscimento anche nelle politiche pubbliche.
Oppure alla Consulta interreligiosa che abbiamo promosso in Regione Lombardia, nella convinzione che una società sempre più multietnica e multireligiosa abbia bisogno di luoghi nei quali le diverse appartenenze possano incontrarsi e riconoscersi reciprocamente, senza identificare le religioni con le loro degenerazioni fondamentaliste. Sono esperienze differenti, ma accomunate da una medesima concezione della persona, della sua dignità e della responsabilità che le istituzioni hanno nei suoi confronti.
Naturalmente la politica deve misurarsi con la complessità della realtà, con interessi legittimi ma spesso contrastanti, con risorse limitate e con soluzioni che raramente corrispondono interamente a ciò che vorremmo. Proprio per questo non può accontentarsi di proclamare principi, né considerare giusta una decisione soltanto perché è stata approvata o perché incontra il favore della maggioranza.
Il contributo più importante
Occorre continuare a domandarsi che cosa quella decisione produca concretamente nella vita delle persone, soprattutto di quelle più fragili, di quelle che hanno meno voce e minori possibilità di far valere le proprie ragioni. Credo che sia questo il contributo più importante che la tradizione sociale cristiana può ancora offrire alla politica, anche in una stagione nella quale i cattolici militano legittimamente in partiti e schieramenti diversi. Non necessariamente un nuovo contenitore politico, ma una comune responsabilità nel riconoscere che la persona viene prima dello Stato, delle maggioranze, degli interessi e delle convenienze.
Perché la dignità umana non è un principio da richiamare alla fine di un ragionamento politico, ma il punto dal quale ogni ragionamento politico deve cominciare.
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