La “difesa creativa” dei corpi intermedi

Cosa si muove in mezzo tra sovranismo e tecnocrazia? Al Seminario del Mcl a Senigallia sono intervenuti Costalli, Zuppi, Taccolini e Maddalena

Quale protagonismo reale, per la gente e tra la gente, per i corpi intermedi in questo epoca di crisi (e non ci riferisce solo alla contingenza politica italiana) segnata dalle opposte tentazioni, accomunate però dalla natura di desertificare le “terre di mezzo”, populista e tecnocratica? Una domanda alta, che solo uno sguardo superficiale può definire astratta, quella che si pone il Movimento Cristiano Lavoratori nell’annuale Seminario di Studi in corso a Senigallia.

Un appuntamento ieri entrato nel vivo, dopo la giornata iniziale di giovedì, tutta dedicata ai giovani, che si sono preparati alla loro prossima Assemblea Nazionale, paragonandosi al mezzo secolo di vita del Mcl, leggendola come “una storia che continua”.

Eccellenze sociali

In un gremito cine-teatro “Il Gabbiano”, due intense sessioni di lavoro, al mattino e al pomeriggio. In attesa del suo intervento più “politico” di oggi, in cui “metterà i piedi nel piatto” del sempre caldo tema delle modalità di presenza pubblica dei cattolici, ad introdurle è stato il presidente nazionale, Carlo Costalli. La sua è stata una forte rivendicazione della centralità che i “corpi intermedi”, proprio in questo frangente epocale di “grande trasformazione”, possono giocare. Una “difesa creativa” della capacità di resistenza e resilienza di comunità e territori: “le eccellenze, sociali e produttive, del nostro Paese sono infatti quelle localizzate e radicate. Queste hanno dato vita a un’economia civica che è stata il motore della tenuta in termini di competività”. Per Costalli, insomma, “nella società civile in tutte le sue articolazioni e relazioni ci sono semi di solidarietà e sussidiarietà che le istituzioni debbono sentire compito proprio proteggere nella loro libertà e valorizzare per il “bene comune” che possono concretamente concorrere a costruire”.

Approfondire le sfide

C’era molta attesa, che non è certo andata delusa, ieri, per quanto avrebbe detto al popolo emmeciellino l’arcivescovo di Bologna Matteo Zuppi, alla prima uscita pubblica dopo l’annuncio della sua creazione a cardinale, unica “berretta” italiana al prossimo concistoro. Con il suo stile pastorale piano e popolare, di semplice profondità, ha di fatto confermato la necessità di difendere il libero esprimersi, con opere e giudizi, dei corpi intermedi, sostenendo che essi “sono centrali nelle sfide di oggi, ma si devono anche assumere la piena responsabilità di questa centralità”. Secondo il neocardinale, però, “non si possono accontentare di un piccolo spazio né essere al servizio di sovranismi e populismi: non è una soluzione. Sovranismo e populismo riescono a creare un consenso immediato, ma sono i corpi intermedi che hanno la capacità di approfondire le sfide. In Italia, fino a poco tempo fa sono stati troppo rissosi tra loro, ma se si fa rete e si danno risposte concrete alle persone si reagisce a quel processo di disintermediazione, proposto da populismi e sovranismi, che fa male alla società”.

Un Europa solo burocratica non funziona

Non sono mancate parole chiare rispetto a un certo stile di azione politica: “La semantica digitale e della politica è preoccupante e non per questioni di galateo. Nelle scorciatoie di una certa rozzezza non si colgono le sfaccettature necessarie a costruire soluzioni reali ai problemi”.

Chiara, infine, l’invito a una precisa opzione europeista. Per il presule, “Rafforzare l’Unione europea non significa piegarsi, piuttosto comprendere che all’interno di una comunità la sovranità si rafforza e non si disperde”. Si debbono, però, rifiutare le scorciatoie sovraniste e iperburocratiche: “In realtà i sovranisti sono degli indipendentisti che di certo non fanno bene al Paese. Attenzione: però un’Europa di sola burocrazia non può funzionare. C’è bisogno di un indirizzo politico capace di guidare verso il bene comune l’Europa”.

Libertà e memoria

Decisiva, insomma, una democrazia di qualità. Qualità, come hanno ben chiarito nella sessione pomeridiana moderata dal vicepresidente Giovanni Gut, i professori Mario Taccolini (prorettore della Cattolica) e Giovanni Maddalena (Università del Molise) passa dal guardare a “corpi intermedi e rappresentanza come storia di adeguata visione della democrazia”.

Per Taccolini, “oggi in cui sembra essere egemonico il risentimento e la sensazione di radicale scomparsa delle sicurezze, è importante recuperare la memoria. Oltre il ricordo che si fa nostalgia rancorosa e il presentismo senza orizzonte, solo così si possono superare le illusioni e recuperare il progettare comune di identità in relazione”.

Maddalena si è invece concentrato sul “caso serio della libertà”, definendo le comunità “spazi d’amicizia fondate su un ideale, in cui ve ne sia un’idea adeguata, capace di superarne la riduzione a formalismo delle regole e il rischio totalitario dell’imposizione di una visione”. Nella vicenda dei popolari, per il professore, “c’è quest’aspetto di libertà. Dell’essere liberi davvero, portando un’idea originale e più piena di libertà (oltre l’autodeterminazione e lo schiacciare del totalitarismo). Quando parliamo di compiti culturali, questo è sicuramente uno dei più grandi”.

Dal Movimento Cristiano Lavoratori, insomma, è stata lanciata la sfida alle narrazioni deresponsabilizzanti dei populismi e della tecnocrazia: “assumendo il compito di essere un’esperienza incontrabile dove non domini la rassegnazione e il disfattismo”.