La Cdl muore. Tramonta la rivoluzione liberale proprio mentre il paese ne avrebbe più bisogno

Di A Cura Del Clu
09 Gennaio 2012

La Casa delle LibertĆ  si sta decomponendo, inutile girarci intorno. E non sarĆ  certo una piazza numerosa a invertire il trend. E neppure gli epinici settimanali che Baget Bozzo dall’altare di questa pagina eleva a Berlusconi. Le cause della decomposizione sono profonde. La vittoria del 2001 annunciava un periodo di liberalizzazioni, di destatalizzazione dell’economia, della societĆ  e dell’amministrazione pubblica: una rivoluzione liberale dura, alla Thatcher, o più dolce, alla Tony Blair. I riformisti di questo paese si attendevano un ridimensionamento dell’enorme potere che il sindacato esercita sul mercato del lavoro privato e pubblico e su istituzioni quali la scuola.
Restano la legge Biagi e la legge Moratti. La prima ha incominciato a radicarsi nel tessuto sociale e amministrativo, la seconda ĆØ arrivata tardi e male: con qualche colpo ben assestato di cacciavite l’intero meccano si ĆØ sfaldato. Restano lampi di una nuova cultura politica e poco altro. La riforma del ciclo secondario, vulgo della scuola media superiore, ĆØ rimasta al palo. PerchĆ© tanto fallimento? Intanto, la coalizione era molto eterogenea. C’erano ex dc, ex socialisti ed ex missini riformisti e liberali, dispersi sotto le varie sigle. Ma anche una forte minoranza di conservatori e statalisti, soprattutto tra gli ex dc e tra gli ex missini. Quanto alla Lega, era ed ĆØ rimasta conservatrice e populista nelle politiche sociali, liberal-federalista nelle politiche istituzionali. Tutte le coalizioni sono eterogenee per natura. Ma lo stile di direzione politica di Berlusconi e della sua classe dirigente ĆØ stato debole, oscillante e doroteo, innanzitutto sul piano culturale e programmatico, incapace di visione e di sintesi. I partiti della coalizione, ben lungi dall’essere strumenti di radicamento sociale, di battaglia culturale e di selezione della nuova classe dirigente, hanno funzionato come protesi artificiale dei leader. NĆ© si vede al momento una capacitĆ  di fare un bilancio critico.
Dare la colpa dell’insuccesso alla rete corporativa dei poteri forti e all’inviluppo di procedure e leggi ĆØ patetico, una scarsa consolazione per coloro che avevano votato Cdl proprio per spezzare quella rete. Il paese ha un drammatico bisogno di rivoluzione liberale. Il turbinio e la moltiplicazione delle sigle politiche a destra e a sinistra continua a non rispondere a questa domanda. La politica si parla addosso. Il paese se ne allontana: il che ĆØ male per il paese e per la politica.

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