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La casa dove Dalla creava la sua musica in vicolo del Buco

luglio 30, 2017 Walter Veltroni

Nel 1980 mi fece sentire in anteprima l’album “Dalla”. Che emozione nell’ascoltare per la prima volta “Cara” e “Mambo”. Ero estasiato e colpito

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Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) – Ha fatto bene Antonello Venditti, e con lui il Comune di Roma, a insistere perché fosse ricordato, con una targa, il luogo nel quale Lucio Dalla ha creato alcuni dei dischi più belli della storia della musica pop italiana. Quella casa in vicolo del Buco, nel cuore di Trastevere, è stata una bottega d’arte, di musica e di parole nella quale è passata gran parte della incredibile vitalità che attraversava musicalmente Roma tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta.

Sono di quel periodo i due album di Lucio che ogni italiano conosce : quelli, per capirsi, di “L’anno che verrà” e di “Futura”, le due canzoni che concludevano i long playing. Due brani carichi di speranza, di fiducia nel tempo che sarebbe venuto, in coerenza con il carattere di Lucio, con la sua “disperata vitalità”. I testi sembrano contradditori con la cupezza del tempo in cui il terrorismo raggiunse l’apice della sua forza violenta. Ma Lucio sapeva che quando il buio è più fitto bisogna accendere la luce più vivida.
Ricordo quando Lucio mi fece sentire in anteprima, proprio a vicolo del Buco, l’album del 1980 Dalla, quello con il baschetto di maglia e gli occhiali tondi in copertina. Ricordo l’emozione nell’ascoltare, per la prima volta, “Cara” e “Mambo”. Rimasi estasiato e colpito. Ricordo con commozione Renzo Cremonini, il produttore di Lucio e suo grande amico, al quale mi legava un rapporto di grande affetto.

Lucio, qualche anno dopo, mi parlò di un ragazzo di Bologna che, secondo lui, aveva un grande talento musicale e un particolare dono nella scrittura dei testi. Sentii così il primo album di Luca Carboni e il brano che lo guidava, “Ci stiamo sbagliando”. Lucio aveva ragione. E, tanti anni dopo, Carboni è, per me, uno dei cantautori italiani più originali e capaci di rinnovarsi senza perdere il senso della propria poetica. Ha scritto decine di canzoni bellissime e ha un modo di interpretarle assolutamente personale e carico di intensità. È discreto, un po’ nascosto. Forse anche per questo la sua musica e il il suo mondo mi piacciono tanto.

Foto Ansa

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