Kominek, un cardinale polacco tra i padri (sconosciuti) dell’Europa

Una mostra ai Musei vaticani ricorda l’autore della storica lettera con cui cominciò la riconciliazione tra Polonia e Germania. Sulla base del perdono

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Articolo tratto da Zenit.org – L’Unione Europea ha i suoi “padri” storici che l’opinione pubblica conosce bene: Robert Schuman, Jean Monet, Alcide De Gasperi, Altiero Spinelli. A loro si aggiungono altri personaggi come Konrad Adenauer, Joseph Bech, Paul-Henri Spaak. Ma nella storia europea ci sono anche tante persone meno conosciute che hanno dato un loro contributo, spesso decisivo, nella costruzione dell’Europa unita. Tra questi si deve annoverare sicuramente il card. Bolesław Kominek, arcivescovo della città polacca di Wrocław (Breslavia in italiano), a cui è dedicata un’interessantissima mostra nei Musei Vaticani.

Perché il card. Kominek dovrebbe essere riconosciuto come padre d’Europa? Perché quel Porporato era un sincero e convinto promotore della riconciliazione tra i polacchi e tedeschi e senza la riconciliazione tra la Polonia e la Germania non sarebbe stato possibile il processo di unificazione del continente europeo, che comprendeva anche i Paesi dell’Est. Fu proprio lui l’autore della famosa Lettera dei vescovi polacchi ai vescovi tedeschi spedita alla fine del 1965, in concomitanza con la chiusura del Concilio Vaticano II, che contiene la famosa frase: «Vi tendiamo le nostre mani accordando perdono e chiedendo perdono»; Lettera firmata da tutti i vescovi polacchi presenti a Roma.

Per capire il significato di quella Lettera, bisogna ricordare una po’ la storia della Polonia e della Germania, due Paesi vicini ma spesso nemici. Nel 1939 la Germania nazista scatenò il Secondo Conflitto mondiale e la Polonia fu la prima e la più grande vittima della follia nazista: circa 6 milioni di polacchi morirono a causa della guerra e dell’occupazione tedesca. Il Paese fu completamente distrutto economicamente e per di più l’Unione Sovietica si appropriò dei territori orientali della Polonia. Invece alla Polonia furono assegnati territori ex-tedeschi all’ovest, stabilendo la nuova frontiera polacco-tedesca sui fiumi Oder e Nysa. Gli spostamenti delle frontiere causarono di conseguenza espulsioni e migrazioni di milioni di persone: i tedeschi vennero mandati via dai territori assegnati alla Polonia dove furono portati i polacchi cacciati dalle zone occupate dall’Unione Sovietica. Un esodo che causò grandi sofferenze e lacerazioni di intere popolazioni. In questo modo la guerra ha scavato un fossato profondo tra i tedeschi e i polacchi.

Sui nuovi territori polacchi si trovava la città tedesca di Breslau che divenne Wrocław in polacco. Fu l’unica grande città europea dove si verificò uno scambio totale di popolazione: centinaia di migliaia di tedeschi furono rimpiazzati da altrettanti polacchi. I nuovi abitanti polacchi trovarono la città distrutta dell’80 per cento e dovevano cominciare la nuova vita con la ricostruzione. Ma proprio dalla città che fu il simbolo di divisioni e ostilità tra due nazioni partì anche il messaggio di riconciliazione: il suo autore fu l’arcivescovo di Wrocław, card. Bolesław Kominek. L’Arcivescovo come nessun altro conosceva le relazioni polacco-tedesche perciò si rendeva conto che senza la riconciliazione tra la Polonia e la Germania non ci sarebbe una autentica riconciliazione e la pace in Europa. Era convinto anche che: l’Europa è il futuro, i nazionalismi rappresentano il passato”.

Anche se l’importanza del messaggio dei vescovi polacchi non è stato subito compreso dai vescovi tedeschi, incise profondamente sull’opinione pubblica delle due nazioni e iniziò il processo di avvicinamento: nel 1970 il cancelliere tedesco Willy Brandt firmò a Varsavia un trattato con la Polonia, la Germania riconobbe la nuova frontiera occidentale polacca; la rinascita democratica in Polonia nel 1989 ha portato successivamente alla caduta del Muro di Berlino; nel 2004 ha fatto il suo ingresso nell’Unione Europea. E la mostra nei Musei Vaticani presenta l’artefice di questo aspetto poco conosciuto della storia dell’integrazione europea, il card. Bolesław Kominek.

La mostra si articola in tre atti: nell’ombra di Hitler (1939-1945), nell’ombra di Stalin (1945-1956), verso la riconciliazione (1956-1974), preceduti da un prologo e seguiti da un finale. Nella mostra si presenta la storia delle relazioni polacco-tedesche nel contesto europeo prima, durante e dopo la II guerra mondiale. E la storia personale di Bolesław Kominek, un persona qualunque che ad un certo punto della sua vita diventa il protagonista della Storia con la “S” maiuscola.

Va ricordato che Wrocław, città del card. Kominek, sarà nel 2016 la Capitale Europea della Cultura. La mostra vaticana è stata aperta solennemente il 23 ottobre dagli ambasciatori della Polonia e della Germania presso la Santa Sede, dal sindaco di Wrocław Rafał Duda e dal direttore dei Musei Vaticani, il prof. Antonio Paolucci, alla presenza dei vescovi polacchi a Roma al Sinodo per la famiglia. Sarà aperta fino al 7 dicembre.

Foto statua Kominek a Breslavia da Shutterstock


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