Oggi è il giorno del “negoziato del secolo” tra Kim e Trump

Tra scenografia, sceneggiatura e trattativa reale i due leader potrebbero porre le basi per la firma di un trattato di pace tra le due Coree che sancisca formalmente la fine della guerra (1950-1953)

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Il “negoziato del secolo”, così lo chiamano in Corea del Sud, quello tra Donald Trump e Kim Jong-un in corso in queste ore a Singapore, è composto da tre elementi: la scenografia, la sceneggiatura e la trattativa reale. L’impressione è che la parte del leone sarà giocata dal primo elemento. Negli ultimi due giorni si è infatti vista soltanto la scenografia, caratterizzata dalle strette di mano tra il leader americano e quello nordcoreano con il premier ospitante Lee Hsien Loong, dispositivi di sicurezza sparsi dappertutto sull’isola e costati al governo locale 12 milioni di euro («è il nostro contributo alla pace mondiale», ha detto il premier Lee), suite imperiali e lussuosissime a cinque stelle per ospitare i partecipanti (Kim ha insistito, da vera rockstar, per farsi offrire la stanza da Singapore, che ha accettato a malincuore), nugoli di guardie del corpo esperte in arti marziali che circondano l’automobile del “Brillante leader” e la inseguono correndo, tweet del tycoon americano che sente «eccitazione nell’aria», come prima dell’inizio di un grande concerto, e così via.

DENUCLEARIZZAZIONE. E veniamo alla sceneggiatura. Ieri il segretario di Stato americano, Mike Pompeo, ha ribadito che «il nostro obiettivo è ottenere una denuclearizzazione totale e verificabile della Corea del Nord. Solo quando l’America avrà ottenuto le prove di questa denuclearizzazione, saranno levate le sanzioni. In cambio Kim Jong-un otterrà garanzie sulla sicurezza della Corea del Nord». In passato Pyongyang ha sempre rifiutato uno schema di questo tipo, ritenendo l’arma nucleare l’unica vera garanzia per la sopravvivenza del regime comunista al potere. Kim al contrario, oltre ad aiuti economici e alla cancellazione delle sanzioni, vuole la «denuclearizzazione dell’intera penisola» coreana e magari il ritiro da parte degli Stati Uniti delle sue 25 mila truppe presenti in Corea del Sud.

DISTANZA ENORME. Stati Uniti e Corea del Nord hanno due sceneggiature completamente opposte, che non divergono soltanto per quanto riguarda gli obiettivi e il modo di raggiungerli (gli Usa in particolare vogliono che la denuclearizzazione nordcoreana sia verificabile, ma conoscendo la dittatura dei Kim tutti si chiedono come potrebbe esserlo). Non fidandosi l’uno dell’altro, i due paesi fanno affidamento su tempistiche distanti anni luce l’una dall’altra: prima di concedere qualcosa, Washington vuole avere le prove della denuclearizzazione, ma Pyongyang non vuole muovere un passo senza prima ottenere qualcosa in cambio.

TRATTATO DI PACE. La trattativa reale potrebbe dunque riguardare la pace. Trump ha chiesto che all’incontro non sia presente nessun altro al di fuori della controparte e dei traduttori. Confidando nel proprio carisma e nella propria capacità di convincere l’avversario, il leader americano non sembra sperare di raggiungere oggi un accordo ma vuole spiegare a Kim «qual è la situazione» (frase dal vago sentore minaccioso), per poi fare partire un «processo». L’obiettivo iniziale che sembra essere più alla portata, l’unico che conviene a tutti gli attori in campo, è porre le basi concrete per la firma di un trattato di pace tra le due Coree, che ponga formalmente fine alla guerra terminata nel 1953 con un armistizio. Sarebbe solo un primo passo, ma di enorme portata storica e che permetterebbe sia a Trump che a Kim di vantare in patria un enorme successo (e magari di vincere un premio Nobel). Per tutto il resto, è probabile che bisognerà attendere ancora.

Foto Ansa

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