Se l’accusato è democratico, il #MeToo non vale più

Dopo che l’ex assistente di Joe Biden, candidato dem alla Casa Bianca, l’ha accusato di molestie il movimento femminista ha cambiato posizione. Bisogna credere alle donne, certo, poi però si vota

Non è un periodo facile per il movimento #MeToo, quello che ha fatto del motto «credere alle donne» il proprio grido di battaglia e che da anni ormai trasforma ogni accusa di molestie in una prova e ogni assembramento su twitter in un tribunale digitale. Fino a quando a essere accusati di palpatine o avance indesiderate sono personaggi invisi al mondo progressista, all’interno del quale il movimento è nato, come il presidente Donald Trump o il giudice della Corte suprema Brett Kavanaugh, è tutto semplice. Il problema è quando il comandamento «crediamo alle sopravvissute» va applicato a donne che hanno malauguratamente accusato la persona “sbagliata”. Allora gli ingranaggi del sistema, che devono immediatamente portare a dimissioni o perdita della faccia dell’accusato secondo la Bibbia neofemminista, si inceppano.

CHE GUAIO PER JOE BIDEN

È il caso di Tara Reade, ex assistente del candidato alla Casa Bianca per il partito democratico, Joe Biden, che ha accusato di molestie sessuali il suo ex principale, che il mondo progressista americano ha nominato (anche se in modo un po’ riluttante) a suo nuovo paladino nella lotta contro il nemico di tutti i nemici: Trump.

Ora il candidato presidente si trova davanti a un bel guaio, avendo dichiarato in passato al pari di quasi tutti i candidati o elettori democratici: «Se una donna esce alla luce del sole esponendosi a livello nazionale, bisogna partire dal presupposto che l’essenza di quello che dice è vero». Anche nel caso dell’ex vicepresidente di Barack Obama? Beh, in questo caso è necessario fare qualche distinguo. Non basta più la parola della “vittima” e anche le femministe del #MeToo invocano un’indagine dei “fatti”.

LA RISCOPERTA DEI «FATTI»

Lo stesso Biden ha reinterpretato le sue stesse parole sulla necessità di «credere alle donne»: «Credere alle donne significa prendere sul serio coloro che fanno un passo avanti. Poi però bisogna guardare alle circostanze e ai fatti», ha dichiarato in una recente intervista con assoluto buon senso, lo stesso che non aveva utilizzato quando a essere sul banco degli imputati erano altri maschi bianchi ma di fede repubblicana.

Anche Fatima Goss Graves, presidente del National Women’s Law Center, improvvisamente si sente in vena di distinguo: «Parlando di “credere alle sopravvissute” non abbiamo mai inteso che le loro parole erano l’inizio e la fine di un’indagine. Intendevamo solo dire che vanno prese seriamente».

«ASCOLTIAMO LE DONNE, MA IO CREDO A BIDEN»

Stacey Yvonne Abrams, membro del Partito democratico molto attiva nella difesa delle donne, è arrivata a operare una completa giravolta nel caso Reade-Biden: «Credo che le donne meritino di essere ascoltate e credo sia necessario ascoltarle, ma credo anche che le accuse vadano investigate. E in questo caso credo a Joe Biden».

Contorcimenti che per Shaunna Thomas, fondatrice del movimento in favore dei diritti delle donne Ultra Violet, sono come una pugnalata: «È difficile per delle sopravvissute vedere che una donna ha più prove di qualunque altra prima di lei in situazioni simili ma viene gettata via da attori politi cinici».

«ACCUSE TERRIBILI, MA VOTERÒ PER LUI LO STESSO»

La verità è che martedì 3 novembre gli Stati Uniti eleggeranno il nuovo presidente e i democratici non possono permettersi che una Reade qualunque metta in discussione il loro candidato. «Le accuse a Biden sono terribili e il suo comportamento, stando alle accuse, non può essere scusato», ammette la democratica Stephanie Sims, tra i pezzi grossi di Lei vota Illinois, movimento a favore della rappresentanza politica femminile Ma aggiunge come scrive la Bbc: «Questo non cambia il fatto che voterò per lui».

È lo stesso ragionamento che farebbe con Trump? «Come elettrice devo guardare a un quadro più ampio. Devo guardare a ciò che l’amministrazione Biden farà per il paese. Altri candidati sono stati accusati da 25 donne. Lui solo da una». Così il movimento #MeToo, dalla sera alla mattina, scopre la ragion di Stato, fa propria la lezione di Machiavelli e accetta di essere un puro mezzo verso un fine più grande: la vittoria dei democratici alle elezioni. Con buona pace delle donne.

Foto Ansa