Jason Collins, primo giocatore di basket gay. Chi lo critica rischia il licenziamento

Dopo l’outing su un canale tv viene ospitato il giornalista cristiano Chris Broussard che si permette di esprimere il proprio punto di vista. Parte il linciaggio mediatico contro «l’omofobo»

Lo scorso 29 aprile il centro dei Washington Wizard, Jason Collins, ha dichiarato con una lettera pubblicata da Sports Illustrated di essere gay, diventando così il primo giocatore omosessuale dichiarato dell’Nba. Il giorno stesso è andato in onda su Espn uno scambio di battute tra due firme storiche dell’emittente americana: LZ Granderson, omosessuale dichiarato, e Chris Broussard, cristiano. Per le visioni espresse da quest’ultimo in tanti ne hanno chiesto il licenziamento e Espn è stata costretta a scusarsi.

MOMENTO GIUSTO. Che cosa ha detto Broussard? Alla domanda di Granderson: «Pensi che l’Nba e gli spogliatoi siano pronti per accogliere un giocatore apertamente gay?», ha risposto: «Il clima nella società è molto adatto, perché oggi se una persona afferma pubblicamente di non essere d’accordo con l’omosessualità, viene tacciato di essere bigotto e intollerante. Quindi è il momento giusto per dire davanti a tutti di essere gay».

LE PAROLE INCRIMINATE. «Per arrivare a una totale accettazione – ha poi detto Granderson – bisogna dialogare insieme e discutere di queste cose». Su invito dell’amico, Broussard allora ha espresso il suo punto di vista, nel classico modo schietto e incapace di mezze misure, tipico dei protestanti americani: «Io sono cristiano e non sono d’accordo con l’omosessualità. Penso che sia un peccato, così come è un peccato il sesso tra uomo e donna al di fuori del matrimonio e Granderson lo sa bene, siamo amici. (…) Sa qual è la mia posizione e io so qual è la sua. (…) E come io non lo critico, così lui non mi critica, non mi dà del bigotto o dell’ignorante o dell’intollerante per questo». E ancora: «Vivere apertamente secondo lo stile di vita omosessuale, così come commettere adulterio, è un peccato secondo la Bibbia. Vivere in uno stato di peccato senza pentirsi (…) significa ribellarsi apertamente a Dio e a Gesù Cristo».

DAGLI A BROUSSARD. «Questa è una discussione scomoda – ha risposto Granderson – ed è esattamente il tipo di conversazione di cui l’Nba ora ha bisogno». Ma lo stesso atteggiamento di reciproca tolleranza non è stato replicato al di fuori della trasmissione e nel giro di pochi minuti è partita la demonizzazione di Broussard. Su Twitter è balzato in cima ai trend topic #licenziatechrisbroussard, il Los Angeles Times ha lanciato il sondaggio: «Broussard doveva dire in Tv quello che ha detto?». Yahoo! Sports ha criticato aspramente le sue parole: «L’ultima cosa di cui i giovani gay hanno bisogno è di vedere qualcuno come Chris Broussard che li chiama peccatori». Altri organi di informazione democratici hanno ripetuto lo stesso mantra.

ESPN CHIEDE SCUSA. Tanto che Espn si è sentita in dovere di rilasciare questo comunicato: «Ci dispiace che una discussione rispettosa di punti di vista personali sia diventata una distrazione dalle notizie di oggi. Espn appoggia pienamente la diversità e accoglie l’annuncio di Jason Collins». Subito sono arrivate altre critiche per non avere «preteso le scuse di Broussard», accusato di essere «omofobo». Il famoso commentatore politico Ben Shapiro ha descritto così quanto successo: «Le opinioni di Broussard sono vietate, quelle di Granderson no. (…) Questo perché la sinistra ha l’obiettivo di dipingere tutti coloro che non sono d’accordo con l’omosessualità come bigotti e omofobi, persone che non vogliono la felicità di Collins. Ma Broussard non ha mai detto che Collins non avrebbe dovuto uscire allo scoperto».

TOLLERANZA A SENSO UNICO. La verità, insiste Shapiro, è che «Broussard ha rotto uno dei più grandi tabù in circolazione: ha affermato di avere una visione morale diversa da quella della sinistra. E così ora il suo lavoro è in pericolo. Quando si tratta di tirannia e intolleranza, il caso di Chris Broussard dice molto di più di quello di Jason Collins. La sinistra vuole la tirannia, la tolleranza sarà estesa solamente a chi, secondo loro, ne è degno».