Italia. Dove è più facile prevedere un terremoto che la fine di un processo

Bertolaso va a giudizio, a sette anni dai fatti, perché avrebbe indotto gli scienziati a fare dichiarazioni che un altro processo ha finito per “assolvere”

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Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) – Più che un processo, ormai ricorda quelle partite a scacchi multiple che piacevano tanto ai grandi campioni d’un tempo: Kasparov contro 27 avversari, Bobby Fischer contro 48… Il complesso procedimento penale per le rassicurazioni alla popolazione abruzzese sul rischio sismico, nei giorni precedenti al disastroso terremoto del 6 aprile 2009 all’Aquila, si è chiuso in Cassazione il 20 novembre con l’assoluzione per sei dei sette scienziati della commissione Grandi rischi. Ma ricomincerà il 4 marzo a carico dell’ex capo della Protezione civile, Guido Bertolaso.

Quello che si è appena chiuso è stato uno dei processi più controversi della storia. Una pattuglia di sismologi e vulcanologi di grande spessore, come Franco Barberi, Enzo Boschi e Giulio Selvaggi (direttore del Centro nazionale terremoti), erano stati portati alla sbarra e in primo grado tutti condannati a 6 anni di reclusione per omicidio plurimo e lesioni. La loro colpa, secondo il Tribunale, era quella di avere rassicurato la popolazione alla vigilia del terremoto del 2009. Accusa inedita. E difficile da provare, visto che è universalmente noto che i terremoti non possono essere né previsti né esclusi in anticipo. E difatti alla condanna la comunità scientifica internazionale era insorta, contestando quel che pareva un insensato processo alle streghe. In appello, più ragionevolmente, gli scienziati sono stati assolti per non avere commesso il fatto e ora la Cassazione ha confermato questa tesi. Eppure uno dei sette, Bernardo De Bernardinis (già vicecapo del settore tecnico della Protezione civile), è stato condannato, sia pure a una pena ridotta: soltanto due anni. Perché? Evidentemente i supremi giudici hanno deciso che De Bernardinis il 31 marzo 2009, diversamente dai colleghi, aveva «attivamente rassicurato la popolazione». Si vedrà nelle motivazioni della sentenza. C’è chi adombra il sospetto che la condanna minimale cerchi una giustificazione per un processo che non aveva clamorosi fondamenti giuridici.

E Bertolaso? Il suo è un processo a parte, sempre per omicidio colposo plurimo, teso a chiarire se fu lui a indurre i componenti della commissione Grandi rischi a rilasciare le dichiarazioni rassicuranti che li avevano portati alla condanna in primo grado. Si dirà: ma da quell’accusa gli scienziati sono stati assolti. Vero. E allora? Non importa, si va avanti, anche se per di più il nuovo procedimento è a rischio prescrizione. Bertolaso è stato rinviato a giudizio nel 2012 per colpa di una telefonata con l’allora assessore regionale alla Protezione civile Daniela Stati (a sua volta indagata, ma poi archiviata): in quella conversazione, intercettata, Bertolaso usava le parole «operazione mediatica» e aggiungeva di voler «rassicurare la gente». Lo stesso pubblico ministero ha chiesto due volte l’archiviazione, ma due volte è stata negata dal giudice per l’opposizione delle parti civili.

Riassumendo: Bertolaso (che incidentalmente ancora aspetta di essere processato per le presunte malversazioni sugli appalti della Protezione civile che gli costarono la carriera, nel 2010) va a giudizio, a sette anni dai fatti, perché avrebbe indotto un gruppo di scienziati a fare quelle dichiarazioni rassicuranti che un altro lungo processo ha riconosciuto non abbiano fatto. Possiamo criticare lo spreco di risorse? Ben altre sono le responsabilità che i tribunali dovrebbero accertare: sulla stabilità e solidità delle costruzioni, per esempio. Ma si sa: in Italia la giustizia è un po’ una partita a scacchi.

Foto Ansa


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