Israele-Gaza, 172 morti, 1200 feriti in una settimana

La diplomazia internazionale tenta di bloccare l’escalation, ma una mediazione viene respinta da entrambe le parti.

Gaza sotto i raid israeliani

Sono passati sette giorni dall’inizio dell’operazione Margine protettivo di Israele, e il bilancio delle vittime è sempre più drammatico: 172 morti, 1.200 feriti secondo fonti mediche operanti nella Striscia di Gaza. Israele ha confermato che da martedì ha condotto più di 1300 attacchi aerei contro i lanci di razzi provenenienti da Gaza, mille missili lanciati in particolare dalle Brigate Izz-a-Din-al-Qassam, il braccio militare di Hamas. Le brigate al-Qassam, inoltre, hanno a loro volta confermato di aver lanciato tre droni verso Israele. Tel Aviv ha spiegato che uno è stato abbattuto da un missile Patriot sui cieli di Ashdod, nella zona sud del paese. Le Brigate al-Qassam hanno annunciato che «I lanci proseguiranno nei prossimi giorni».

VITTIME ANCHE TRA I BAMBINI. Secondo Israele, lo scudo antimissilistico Iron Dome, che ha permesso di distruggere il 99 per cento dei razzi lanciati da Gaza verso centri abitati israeliani, non ha tuttavia reso possibile di impedire il ferimento lieve, stamattina, di una bambina di otto anni. Dall’altra parte di quello che è ormai un vero fronte, le fonti mediche attive a Gaza hanno denunciato che la percentuale di bambini fino ai 16 anni e di donne vittime dei raid israeliani è elevata: secondo l’agenzia Onu Unrwa sono 17mila i palestinesi che sono fuggiti in questi giorni dalle proprie case, per rifugiarsi nelle scuole-rifugio dell’agenzia internazionale.

23 ARRESTI IN CISGIORDANIA. Il ministero della Difesa israeliano ha comunicato anche di aver arrestato 23 palestinesi in Cisgiordania, e secondo il quotidiano Haaretz tra questi ci sono anche cinque persone legate ad Hamas e indagate per l’omicidio di tre ragazzi israeliani che ha dato il via all’escalation militare.

LA DIPLOMAZIA INTERNAZIONALE. L’Ue ha comunicato di aver contatto «tutti gli attori regionali» per un «cessate il fuoco immediato». Ma stasera al tramonto, al termine della giornata di digiuno per il Ramadan e alla ripresa delle normali attività, si riunisce al Cairo anche la Lega araba, che ha già inviato un messaggio alla comunità internazionale per chiedere di mettere fine ai bombardamenti su Gaza. Il ministro degli Esteri tedesco Frank-Walter Steinmeier oggi è volato nell’area per avviare incontri di mediazione con Israele e con Hamas, e domani sarà raggiunto dall’omologo italiano Federica Mogherini, presidente di turno dell’Ue, che in tre giorni si recherà a Tel Aviv, Gerusalemme e Ramallah: venerdì e sabato Mogherini visiterà poi l’Egitto per continuare le mediazioni. Il ministro degli Esteri di Israele, Avigdor Lieberman, però, oggi ha già chiuso ad ogni tentativo della diplomazia: «Terminare le operazioni ora significherebbe solo maggiore scontro in futuro». Mentre il ministro della Difesa israeliana, Moshe Yaalon ha promesso nuovi raid «che faranno pentire Hamas».