Iran sempre più in crisi: governo vieta di esportare zucchero, farina e grano

Le sanzioni incidono. Nella lista dei prodotti che non si possono più esportare anche carne, alluminio, acciaio e quei prodotti che lo Stato vende a prezzo calmierato e che molti rivendono all’estero a prezzo pieno.

La crisi dell’Iran si fa sempre più seria e oggi il governo ha pubblicato il divieto di esportare 50 tipi di beni primari in modo tale da mettere da parte delle scorte nel caso che le sanzioni economiche occidentali incidano ancora di più sulla già disastrata economia del paese.

NUOVE SANZIONI. Oltre alle sanzioni già approvate da Stati Uniti ed Unione Europea a luglio, a metà ottobre l’Ue ha adottato nuove misure sempre più penalizzanti per la Repubblica islamica, che non intende retrocedere sul suo piano nucleare. I paesi occidentali hanno proposto a Teheran di abbandonare il progetto di arricchire l’uranio al 20 per cento, soglia tecnica molto difficile da raggiungere e da cui si può poi facilmente arrivare al 90 per cento e ottenere la bomba atomica, e di trasferire tutto l’uranio già arricchito in un paese terzo in cambio di aiuti economici e tecnologia. Ma il regime degli ayatollah ha risposto picche.

STOP A FARINA, ZUCCHERO E GRANO. Anche per questi motivi, da oggi i commercianti iraniani non potranno più esportare beni come la farina, lo zucchero, il grano, la carne rossa, insieme all’alluminio, l’acciaio e a tutti quei prodotti che lo Stato vende a prezzo calmierato e che poi molti rivendono all’estero a prezzo pieno. Lo ha comunicato con una lettera il viceministro dell’Industria Seyyed Javad Taghavi. Altri prodotti vietati all’esportazione saranno comunicati nei prossimi giorni.

LO STATO DELLA CRISI IRANIANA. Il divieto delle esportazioni è solo l’ultima voce nella lista della crisi iraniana. A luglio il governo ha vietato di trasmettere in televisione immagini e film contenenti scene con polli a causa della scarsità di carne bianca disponibile ormai nel paese. Il paese è anche caduto in un difficile periodo di siccità, per il quale il presidente Ahmadinejad ha ben pensato di incolpare «i nostri nemici occidentali che distruggono le nuvole prima che arrivino nel nostro paese». Non solo. A causa delle sanzioni il valore della già debole moneta iraniana è crollato. A fine settembre valeva già il 40 per cento in meno del mese precedente rispetto al dollaro e anche per questo si è scatenata da parte delle persone una corsa al cambio del rial iraniano con il dollaro americano. Per evitarlo, il regime ha inviato il 3 ottobre al mercato nero di Teheran le Guardie rivoluzionarie per disperdere i compratori e i mercanti. Ma per consolidare la sua economia l’Iran, come hanno fatto notare alcuni manifestanti nella capitale, potrebbe forse risparmiare i soldi che spende per inviare ogni giorno tonnellate di armi e uomini in Siria per aiutare il regime di Assad.