«Io, dipendente della tv greca, da oggi disoccupato. Non è stata chiusa per i conti in rosso»

Dimitri Deliolanes, corrispondente da Roma per Ert: «È successo tutto all’improvviso. La tv pubblica greca risponde a un codice etico e ha sempre garantito il pluralismo. Per questo dà fastidio al governo»

Per volere del governo di Antonis Samaras la Ert, la radiotelevisione pubblica greca, ha interrotto le sue trasmissioni. La decisione è stata comunicata ieri dal portavoce del governo Simos Kledikoglu: «In un momento in cui al popolo greco vengono imposti sacrifici non ci possono essere entità intoccabili che possono restare intatte quando si applicano tagli ovunque». Kledikoglu ha parlato di costi da capogiro, pari a 300 milioni di euro all’anno «da tre a sette volte di più delle altre tv. Per questo il governo ha deciso di chiudere Ert». Tra i 2700 dipendenti della tv pubblica greca c’è anche Dimitri Deliolanes, corrispondente da Roma: «Sì, da oggi sono disoccupato, ma non è il mio posto di lavoro che m’interessa, sono preoccupato per la libertà d’informazione».

Nessuno vi aveva informato della chiusura?

Non sapevamo nulla e non lo sapevano neanche i due partiti alleati del governo, il Movimento Socialista Panellenico (Pasok) e la Sinistra Democratica (Dimar). È stato un fulmine a ciel sereno.

Simos Kledikoglu ha parlato di problemi economici alla base della scelta della chiusura di Ert
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Sono idiozie, la televisione pubblica greca è in attivo di qualche decina di milioni  di euro dal 2010. Ha anche diminuito il suo organico di circa mille dipendenti e ai lavoratori rimasti è stato decurtato lo stipendio per ben tre volte. Il danno economico non l’hanno fatto i lavoratori ma il governo stesso, che ha messo nelle stanze dei bottoni direttori e collaboratori con stipendi ben sopra la media. Kledikoglu ha parlato di «paradiso degli sprechi», di uno «scandalo che nessuno osa toccare» ma la colpa è del governo, il responsabile politico di questi scandali.

Le trasmissioni sono state interrotte?

Via etere purtroppo sì, ma continuano in streaming su Internet. I poliziotti hanno spento il ripetitore principale posto su una montagna nei pressi di Atene e da lì è successo il finimondo. Molti trasmettitori neutralizzati dalla polizia trasmettono i segnali delle tv straniere. La tv cipriota ha subito l’oscuramento delle trasmissioni ma in questo modo si stanno violando importanti accordi intergovernativi. Sul caso è intervenuta anche l’Unione Europea di Radiodiffusione (Ebu) che si è opposta alla decisione di abolire uno dei suoi soci fondatori.

Cosa si cela dietro questa chiusura?

La televisione pubblica risponde a un codice etico, garantisce il pluralismo e non ha mai ceduto alle manipolazioni, quindi dà fastidio. Con la sua chiusura gli unici canali d’informazione rimarranno quelli privati, che non devono rispondere ad alcun codice etico e sono più “malleabili”.

Cosa succederà adesso?

Sinistra Democratica e Pasok propongono un dibattito parlamentare per chiedere l’abolizione della decisione, mentre il partito d’opposizione Syriza ha presentato una proposta di annullamento del decreto legge annunciato ieri. Non dimentichiamo che ci troviamo davanti a una chiara violazione della Costituzione greca, che prevede che la radio e la televisione siano sotto il controllo diretto dello Stato e assicurino la diffusione obiettiva di informazioni e di notizie. Se dovesse nascere davvero il nuovo progetto del governo, la Nerit, ci troveremmo davanti a a una televisione pubblica in cui impiegati e giornalisti avranno in tasca la tessera di Nuova Democrazia.

Quale clima si respira tra i suoi colleghi che si trovano in Grecia?

C’è grande spirito combattivo. Lo sciopero dell’informazione proclamato ieri andrà avanti sino a domani, quando in piazza scenderanno anche i sindacati greci del settore pubblico e privato, Gsee e Adedy, per protestare contro la chiusura dell’Ert. Anche gran parte del mondo politico e dei cittadini ci ha espresso la sua solidarietà. Augurateci buona fortuna.