L’intervista in cui Zan conferma tutti i timori sul ddl liberticida

Incalzato dal Foglio, l’ideatore della legge sulla omotransfobia ne dice di tutti i colori: «Serve a instillare un atteggiamento di rispetto»

Nicola Zingaretti e Alessandro Zan (Pd)

Se voleva essere un’intervista per confermare tutti i timori espressi finora sul ddl che porta il suo nome, il deputato Pd Alessandro Zan ha raggiunto in pieno il suo scopo.

Intervistato venerdì dal Foglio, Zan – incalzato dalle domande di Giulio Meotti – ha cercato in ogni modo di difendere il suo progetto di legge dall’accusa di essere una norma liberticida che punisce le opinioni. Operazione fallita.

Ad esempio, si legga questo botta e risposta, con l’onorevole che, ad un certo punto, dice:

«”Quando la destra parla della libertà di espressione, io dico sempre che questa non è una questione di destra, ma nei paesi avanzati ci sono leggi per le vittime vulnerabili. In Francia c’è una legge molto severa e fu voluta da Chirac”.
Appunto la Francia, dove un professore alla Sorbona è stato appena inquisito per omotransfobia per avere dette di essere contrario alle nozze gay. Rischia di finire così con una legge sui reati d’opinione.
“No, perché la nostra legge non è come quella francese, non inventiamo nulla, estendiamo una legge che c’è già. Non creiamo uan legge ad hoc”.
Ma si teme il bavaglio.
“C’è un limite tra libertà di espressione e istigazione all’odio”
Il punto è proprio chi stabilisce quel limite, quis custodiet ipsos custodes.
“La magistratura. Non essere a favore delle nozze gay è un’opinione, ma l’istigazione è un’altra cosa”».

Zan nega l’esistenza del gender e assicura che nelle scuole si faranno i corsi «la scuola deve insegnare il rispetto delle differenze. Nel ddl ci sono iniziative che l’Unar (ve lo ricordate l’Unar?, ndr) deve fare alle scuole. Corsi di formazione per insegnanti, ad esempio, ma non solo».

Il passaggio più significativo è il seguente. Dice il giornalista e risponde poi Zan:

«Si ha comunque il diritto di ritenere che un uomo che si dichiari donna non sia una donna. E pensare che, con una simile legge, dirlo in tv sarebbe considerato istigazione all’odio.
“No, ma resta un atteggiamento di non rispetto”.
E una associazione lgbt potrebbe fare causa dopo la legge Zan.
“Lo decide un giudice”.
Non è poco essere portati in tribunale.
“La legge serve a instillare nelle persone un atteggiamento di prudenza. Se dici che una donna trans non è donna, è come se dicessi a una persona che non è cattolica”.
Non è la stessa cosa.
“In entrambi i casi staremmo negando un aspetto importante della dignità di quella persona. In ogni caso abbiamo inserito una norma sulla libertà di espressione per tranquillizzare le obiezioni”.
Insomma, il ddl Zan è il minimo sindacale.
“Esatto”».

Una legge che «serve a instillare un atteggiamento di rispetto» non si è vista mai. E come si “misura” il rispetto o la mancanza di rispetto? In base a cosa, se non alle sue convinzioni morali o pregiudizi ideologici, un giudice dovrebbe giudicare se quel “rispetto” è stato mantenuto o meno? Zan dice che la sua legge non punisce le opinioni, ma solo i reati, ma poi, quando esemplifica, fa capire il contrario. Il paragone tra il trans donna e il cattolico è lunare, ma rende l’idea. Soprattutto ci fa capire che, dal giorno dopo l’approvazione della legge, se dici che un cattolico non è cattolico, non ti succede niente; se invece dici che un uomo trans non è una donna, potresti incorrere in un reato punito col carcere.

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