Indignados all’italiana. Quindici anni sulla carta d’identità, ottuagenari dentro

Si è aperto oggi ufficialmente l’anno italiano delle proteste studentesche. Con il solito bestiario di slogan, muri imbrattati e violenze, cavalcati dal tranquillo Paese per vecchi. Che ridere. E che pena per questi ragazzini bestioni e già un po’ nonni, fermi alle pippe sessantottine del secolo scorso

Guardate che bello spettacolo in piazza. Oggi, a Roma come a Milano. Padri, madri e nonni di questa bella gioventù studentesca – studentesca? – guardate. Giornali e siti internet li chiamano “cortei di protesta” e “ci sono stati momenti di tensione”. Guardateli. Guardate i video del corriere.it. Guardate i vostri figli con la sigaretta all’orecchio, il secchio tra le mani, la mazzetta e il bastone, come una volta usavano i magut, i ragazzini che andavano a bottega e facevano i muratori. Adesso eccoli lì, aizzati dalla propaganda scema e usati da fancazzisti annoiati per seminare fumogeni, imbrattare vetrine, sgorbiare i muri. Così, perché hanno sentito dire che da qualche parte saranno famosi come “indignados”.

Che ridere. E che pena. Guardate, colleghi e professori che legittimate questo nulla agitato e osate definirlo “contestazione“. Guardate e piangete su voi stessi, babbi della morale un tanto al chilo, che non sapete spendere nemmeno una parola ironica per raccontare questo sfogatoio di ragazzini bestioni e già un po’ nonni, fermi alle pippe sessantottine del secolo scorso.

Poveri ragazzini, povera carne fresca per bidelli nullafacenti e per badanti dei grandi giornaloni. Povera carne da farci il sugo ogni inizio d’anno scolastico (e sono trent’anni che il sugo è uguale, di generazione in generazione, per moto di scuola pubblica e di maestri sedicenti, agit prop, sindacalisti dei nostri stivali), a fare da megafono alle puzzette della bassa politica.

Ma va là, barbone di un borghese, che “guai a chiamare la polizia” e stai lì, in mezzo a dei ragazzini, e che non hai nemmeno il coraggio di prenderne uno per le orecchie e riportarlo a casa dalla mamma. O a farsi una canna, che magari è meglio, che magari si fa il suo “sogno di protesta” e così si calma invece di gridare a vanvera, imbrattare muri, seminare in giro spazzatura (che poi a pagare i danni ci pensa papà Pantalone).

Che silenzio-assenso bestiale è questo. Silenzio-assenso di adulti, soloni della morale kantiana, operatori dell’informazione cosiddetta, che non sanno commentare con una sola parola di verità ciò che vedono. Razza di ipocriti che si nascondono dietro il dovere di cronaca e chiamano la farsa “rete degli studenti”. Qualunque cosa è buona, come avete scritto questa mattina, per portare via questo governo e imporci la salma di un Prodi o dei poteri fighetta? Ebbene è così. Ma poi? A chi racconterete la verità, che ancora una volta siete saliti sulla schiena dei bambini per continuare a essere il tranquillo Paese per vecchi?