India. Perché la vittoria dei nazionalisti non è una buona notizia per i cristiani e per i marò

Il futuro premier Modi: «Attacchi indù contro i cristiani? Non ne ho mai sentito parlare». Il caso dei marò si complica

I nazionalisti indù, guidati da Narendra Modi, leader del Janatha Bharathiya Party (BJP), hanno vinto le elezioni indiane. Il premier uscente Manmohan Singh, membro del partito del Congresso, legato alla famiglia Gandhi, si è congratulato con Modi, e ora lascerà l’incarico.
Il Partito del Congresso, per dieci anni al potere, ha perso alle elezioni ben 156 seggi parlamentari su 206 ottenuti cinque anni fa. Una debacle. Nulla da fare nemmeno per Arvind Kejriwal, il “beppe grillo” indiano. Anche il suo partito della “ramazza” è stato superato nettamente dall’exploit Modi.

COSA ACCADRÀ? Modi, già governatore dello stato del Gujarat, si appresta a diventare primo ministro, forte della maggioranza assoluta ottenuta, con il miglior risultato ottenuto da un partito in India negli ultimi trent’anni. Ha incentrato la campagna elettorale soprattutto sulle questioni economiche, promettendo nuovi posti di lavoro e sostenendo la necessità di riforme per rilanciare la crescita e lo sviluppo del paese. Le sue idee sono state accolte favorevolmente dalla popolazione e gli hanno garantito l’appoggio dei più importanti imprenditori indiani.

RISCHIO PERSECUZIONI. Sul fronte della politica interna, però, Modi suscita molti dubbi, in particolare per quanto riguarda la libertà religiosa e la repressione delle persecuzioni contro i cristiani e contro le altre minoranze religiose. Desta preoccupazione in particolare l’alleanza del partito di governo con i fanatici indù del Rashtriya Swayamsevak Sangh (Rss), che, secondo gli attivisti cristiani in India, rappresentano una seria minaccia per le minoranze religiose. Una delle leggi proposte dal Rss riguarda infatti il divieto delle conversioni forzate. Uno strumento che, in realtà, denunciano i leader cristiani, sarà utilizzato dagli estremisti per attaccare le minoranze religiose e per impedire in particolare la crescita del cristianesimo.

ATTACCHI ANTI-CRISTIANI. Modi non è ben visto dai leader cristiani in India. In una recente intervista il futuro premier ha addirittura negato l’esistenza delle violente persecuzioni contro i cristiani e altre minoranze religiose da parte degli estremisti indù. Quando gli è stato chiesto come intendesse in futuro proteggere i cristiani e i luoghi di culto da parte dai fanatici, Modi, secondo l’International Christian Concern si è limitato a rispondere: «Non ho mai sentito parlare di questi attacchi». Un cattivo auspicio, visto che nello stato del Gujarat, dove governava Modi nel 2002, avvenne una delle più grandi stragi motivate dall’odio religioso in India, che fece 1800 morti, in maggioranza musulmani.

«SA COSA E’ SUCCESSO». «Gli attacchi contro i cristiani e i loro luoghi di culto aumentano ogni anno in tutta l’India, e la finta ignoranza di Modi non solo spaventa i cristiani, ma li rende anche scettici sul loro destino sotto il suo governo», riporta il sito persecution.org.
John Dayal, segretario generale dell’All India Christian Council (AICC), e membro del Consiglio nazionale per l’integrazione (NIC), ha spiegato ai giornalisti dell’International Christian Concern che Modi «sa bene cosa è successo a Kandhamal, Orissa, Mangalore e Karnataka e altrove nel 2007 e nel 2008, quando più di 300 chiese e più di 6 mila case di cristiani sono state distrutte da folle di fanatici indù e più di 120 cristiani e dalit sono stati uccisi».

IL CASO MARÒ. Anche se la vittoria di Modi appare sui media italiani come un fattore positivo per il ritorno in Italia dei due marò, Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, detenuti in India con l’accusa di omicidio, in realtà potrebbe rivelarsi il contrario.
Da un lato, il futuro premier afferma di voler intrattenere rapporti amichevoli con l’estero per favorire il commercio (quelli fra Italia e India, secondo il giornalista Toni Capuozzo, si sono guastati proprio a causa dei marò), e quindi sarebbe spinto a risolvere la questione; dall’altro, il leader nazionalista ha più volte accusato il governo di «non aver fatto niente» per assicurare alla giustizia i due marò, suggerendo che la presidente del partito del Congresso, Sonia Gandhi (cresciuta in Italia), abbia voluto concedere un trattamento di favore ai due marò perché suoi ex connazionali.