India. Picchiato e arrestato dalla polizia l’arcivescovo di Delhi

Anil JT Couto è stato aggredito mentre manifestava insieme ad altri religiosi in difesa dei diritti dei “senza casta”. Il presidente della conferenza episcopale indiana: «Condanniamo con fermezza la violenza»

Ieri la polizia di Nuova Delhi ha aggredito e arrestato l’arcivescovo della città, monsignor Anil JT Couto, insieme a molti sacerdoti e suore della diocesi, durante una marcia pacifica per i diritti dei dalit cristiani e musulmani. L’arcivescovo di Delhi e gli altri leader religiosi stavano marciando in silenzio nella capitale indiana, diretti verso il Parlamento per chiedere diritti in favore dei paria. La polizia è intervenuta con violenza su corteo, arrestando, oltre all’arcivescovo cattolico, il segretario generale anglicano in India, Alwan Masih, e gli altri leader protestanti che partecipavano alla manifestazione.

«VERGOGNA PER L’INDIA». Fonti di AsiaNews riferiscono che alla manifestazione, gli agenti hanno picchiato preti e religiose, che indossavano i paramenti, aggredendo la folla con i cannoni ad acqua. Il cardinale Oswald Gracias, presidente della Conferenza episcopale indiana, ha condannato l’«aggressione compiuta da poliziotti uomini sulle nostre donne, incluse delle religiose, che sono state attaccate e picchiate con manganelli». «La Chiesa cattolica dell’India è profondamente addolorata – dice ad AsiaNews il cardinale – per l’arresto dei nostri rappresentanti del clero, che stavano solo chiedendo giustizia e uguaglianza per i nostri dalit cristiani e musulmani». Il cardinale di Mumbai ha definito «una vergogna per l’India» l’uso della violenza su «vescovi, sacerdoti e suore, arrestati e detenuti perché lottavano per le giuste domande dei poveri e degli emarginati del Paese». Gracias ha anche lanciato un appello affinché si ponga fine a 60 anni di discriminazione contro i dalit cristiani e musulmani.

DALIT DISCRIMINATI. I dalit sono i senza casta, i paria, e sono considerati dagli indù la classe sociale più infima. Ma mentre i paria indiani e buddisti hanno ottenuto dal Parlamento alcuni diritti e qualche facilitazione di tipo economico, educativo e sociale, tutti gli altri, fra cui cristiani e mussulmani rimangono oggi discriminati. «La legge sui diritti dei dalit è incostituzionale»,  ha affermato ieri il vescovo di New Delhi dopo il fermo della polizia, che ha puntato il dito contro il governo: «Ora perpetrano i loro scopi picchiando con brutalità i nostri sacerdoti e le nostre suore, anche arrestandoci». Su AsiaNews il presidente della Conferenza episcopale indiana ha ribadito che la discriminazione fra dalit «viola la Costituzione, che al contrario tratta tutti i cittadini come uguali». Per il cardinale Gracias l’India «non potrà progredire fino a che una parte della società è discriminata e privata di qualcosa per motivi religiosi. Questo colpisce lo sviluppo della nazione ed è dannoso per l’autorità morale».