In piedi contro la legge sulle cosiddette “unioni civili”

Il testo sulle “unioni civili” prosegue il suo iter alla Camera, dove sono iniziati i lavori alla Commissione Giustizia. Le prossime veglie

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Il testo sulle cosiddette “unioni civili”, dopo l’approvazione in Senato, avvenuta in barba ai più elementari processi democratici, prosegue il suo iter alla Camera, dove sono iniziati i lavori alla Commissione Giustizia. Come abbiamo più volte denunciato in piazza, questo testo equipara al matrimonio le unioni tra persone dello stesso sesso con una disciplina che fa riferimento alle norme sul matrimonio contenute nel codice civile, motivo per cui noi non ci stanchiamo di affermare con la nostra presenza pubblica che siamo di fronte ad una norma ingiusta poiché tratta nello stesso modo due realtà diverse e inoltre ha il solo obiettivo di nobilitare il comportamento omosessuale, togliendolo dalla sfera privata in cui è sempre stato poiché solo l’unione coniugale costituisce la cellula base della nostra società.

Scendiamo dunque in piazza per difendere l’uomo da un attacco senza precedenti che ferisce l’identità dell’uomo e della donna, mina le relazioni e demolisce la nostra società partendo dalla sua cellula base.

Anche senza la stepchild adoption, il ddl sulle cosiddette unioni civili è comunque inaccettabile, non solo perché l’adozione sarà introdotta per via giudiziaria o imposta dall’Europa, dato che la disciplina delle unioni civili si rifà senza differenza alcuna a quella del matrimonio contenuta nel codice civile, ma soprattutto, perché anche senza l’adozione il riconoscimento giuridico di queste unioni indebolisce l’istituto matrimoniale, svilendone il significato e facendo passare l’idea che il compito procreativo ed educativo siano solo delle opzioni e non lo scopo principale dell’unione fra uomo e donna. Il matrimonio pertanto sarà snaturato e non più compreso come necessario a garantire l’ordine delle generazioni, contribuendo inevitabilmente anche all’indebolimento dei rapporti e della società intera.

Scendiamo in piazza anche perché di fronte a questi presunti diritti sarà sempre più difficile dissentire: farlo significherà essere accusati di omofobia, finire nella gogna mediatica, rischiare la reputazione e, come accade già negli Stati Uniti, spesso anche il posto di lavoro, multe salatissime o obbligo di attività “rieducative”, che richiamano a regimi dittatoriali. In gioco c’è quindi la nostra libertà di espressione e la libertà della nostra coscienza, basi fondanti di una reale democrazia.

Ecco perché è necessario costruire un’amicizia sempre più salda fondata sulla verità, ecco perché è necessario testimoniarla nello spazio pubblico, affinché chi ha a cuore il bene ultimo dell’uomo non si senta solo. Le Sentinelle in Piedi vegliano in piazza come nella vita, diventano testimoni nelle case, sui luoghi di lavoro, incontrando, risvegliando altri cuori sopiti e rinsaldando una amicizia aperta a ogni persona che voglia seguire la voce della retta coscienza e non soccombere a questo programma ideologico.

Non smettiamo quindi di dire no al ddl sulle cosiddette unioni civili, no al ddl sull’omofobia, no al gender nelle scuole, ma soprattutto sì alla famiglia, sì al diritto del bambino a crescere con un padre e una madre e sì ad una società che non cerchi di annullare le differenze tra uomo e donna, bensì ne valorizzi la bellezza.

– Sabato 16 aprile, Roma piazza San Silvestro h 16.30
– Sabato 23 aprile, Siracusa Largo Aretusa h 18.30
– Sabato 30 aprile, Genova piazza da definire h 17.30
– Sabato 30 aprile, La Spezia piazza Garibaldi h 17.30

Vegliamo perché sia tutelata la nostra società, la famiglia, il matrimonio, l’essenza dell’uomo, vegliamo per la ragione, vegliamo in piazza perché ci sta a cuore la felicità piena di ciascuno.

Su facebook: Sentinelle in piedi
info@sentinelleinpiedi.it

Foto Ansa


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