Imu e Tasi, ecco quali sono le scuole paritarie esentate

Approvato dal MEF il modello di dichiarazione per l’IMU e la TASI per gli enti non commerciali. Tra questi rientrano anche le università non statali e le scuole paritarie in possesso di particolari requisiti

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Approvato dal MEF il modello di dichiarazione per l’IMU e la TASI per gli enti non commerciali. Tra questi rientrano anche le università non statali e le scuole paritarie in possesso di particolari requisiti. Con decreto del 26 giugno 2014 il Ministero dell’economia e delle finanze ha approvato il modello di dichiarazione per l’IMU e la TASI per gli enti non commerciali. La dichiarazione riguarda gli enti non commerciali che posseggono immobili per i quali è prevista l’esenzione. Tra questi rientrano anche le università non statali e le scuole paritarie in possesso di particolari requisiti. Di seguito il commento di Anna Monia Alfieri, presidente della Federazione istituti di attività educative (Fidae) Lombardia.

La bozza del Decreto IMU per gli enti non commerciali schierava un parametro inedito, quasi un marziano, quello del costo medio per studente. Un requisito che lungo questi mesi ha fatto ben sperare i cittadini attenti e consapevoli, fiduciosi che in Italia il clima potesse diventare meno mefitico in rapporto alla libertà di scelta della famiglia in un pluralismo educativo. Il tema appariva del tutto appetibile e capace di spezzare le catene dell’ideologia che lo avevano tenuto legato dal 1948 ad oggi, rendendo l’Italia una grave eccezione in Europa e facendo dubitare riguardo alla capacità di uno Stato di diritto di garantire i diritti che riconosce.

Il regolamento n. 200 del 19 novembre 2012, redatto con la buona intenzione (o la pia illusione) di adeguare l’Italia  ai parametri di conformità Europei, mirava a disciplinare l’esenzione dall’IMU per gli enti non commerciali applicando, in buona sostanza, il concetto di attività economica inteso in senso comunitario, anche con riferimento alle realtà didattiche ed educative.  Il Ministero, col Regolamento in questione, ha tentato di “ricondurre a coerenza con i principi comunitari” non tenendo conto del fatto che in quasi tutti i paesi europei le scuole non statali godono a diverso titolo di finanziamenti pubblici e possono dunque permettersi di praticare una retta semplicemente simbolica ad integrazione del contributo statale.

Come a dire: il Ministero emana un Regolamento…in contraddizione rispetto alla situazione italiana. Dice e disdice. Chi fa ciò, per Aristotele, “è come un tronco”.

Occorreva tornare ad essere alberi chiomati e fruttiferi… Dopo una lunga gestazione, oggi viene approvato il Decreto Imu che schiera novità importanti per le Scuole pubbliche non statali. E non solo. Restava infatti da “contestualizzare” al Sistema Nazionale di Istruzione il parametro europeo, il “requisito” alla lett. c), comma 3, dell’art. 4 del Regolamento: lo svolgimento dell’attività deve essere effettuato “a titolo gratuito, ovvero dietro versamento di corrispettivi di importo simbolico e tali da coprire solamente una frazione del costo effettivo del servizio, tenuto anche conto dell’assenza di relazione con lo stesso”. E’ fondamentale domandarsi: “simbolico” rispetto a cosa?

Quale sarà mai il “costo effettivo del servizio”? Anche di quello della scuola pubblica statale? Chi se lo è mai chiesto?… In tal senso occorre ricordare che, a norma dell’art. 1, comma 1, della legge 10 marzo 2000, n. 62, il Sistema Nazionale di Istruzione è costituito dalle scuole pubbliche statali e dalle scuole pubbliche paritarie e degli enti locali. Quanto effettivamente costa il servizio alle scuole pubbliche – statali e paritarie – è una bella domanda. Di conseguenza il Decreto IMU per gli enti non commerciali schiera un parametro inedito, quello del costo medio per studente. Si legge sul sito del Ministero “Se  il corrispettivo medio (CM) è inferiore o uguale al costo medio per studente (CMS) la scuola paritaria è esente dall’IMU.

Tabella. Spesa Annuale per studente distinta per livello di istruzione

(CMS – Costo Medio per Studente)

Scuola dell’infanzia Scuola Primaria Istruzione secondaria
di primo grado
Istruzione secondaria
di secondo grado
Tutti i livelli
Spesa annua nelle istituzioni educative per studente € 5.739,17 € 6.634,15 € 6.835,85 € 6.914,31 € 6.882,78

Fonte Education at glance OECD

Per corrispettivo medio (CM) si intende la media degli importi annui che vengono corrisposti alla scuola dalle famiglie.
Ad esempio, se in una scuola dell’infanzia sono presenti 10 bambini per i quali viene corrisposto un importo annuo pari a € 1000 e 5 bambini per i quali viene corrisposto un importo annuo agevolato di € 500, il corrispettivo medio sarà pari a: [(1000 x 10) + (500 x 5)] / 15 = € 833.
Per costo medio per studente (CMS) si intende, invece, l’importo indicato nella Tabella sopra riportata, distinto per settore scolastico.
Se il corrispettivo medio (CM) è inferiore o uguale al costo medio per studente (CMS) , ciò significa che l’attività didattica è svolta con modalità non commerciali e, quindi, non è assoggettabile a imposizione.” http://hubmiur.pubblica.istruzione.it/web/istruzione/dg-ordinamenti/scuola-non-statale/imu_tasi
E’ un passaggio fondamentale perché sia riconosciuto anche in Italia – casualmente all’inizio del nostro semestre di presidenza europea – il diritto più bello del mondo: educare il proprio bambino nella massima libertà, in una scuola pubblica (cioè controllata, garantita dallo Stato, utile a tutti) statale o paritaria non importa, potendo scegliere in una pluralità di offerta formativa. Chi paga le tasse deve poter scegliere. Lo Stato garantisca, non gestisca: non gli conviene. Le conseguenze? Salutari e corroboranti per la salute delle finanze statali, per la qualità del Sistema, per la soddisfazione del Genitore: 1) una buona e necessaria concorrenza fra le scuole sotto lo sguardo  garante dello Stato; 2) l’innalzamento del livello di qualità del sistema scolastico italiano con la  naturale fine dei diplomifici e delle scuole che non fanno onore ad un SNI d’eccellenza quale l’Italia  deve perseguire per i propri cittadini; 3) la valorizzazione dei docenti e il riconoscimento del merito,  come risorsa insostituibile per la scuola e la società; 4) l’abbassamento dei costi e la destinazione di  ciò che era sprecato ad altri scopi. Pare poco? Si rompe il meccanismo dei tagli, conseguenti a sempre minori risorse (perché sprecate), che producono a loro volta altro debito pubblico. Il Welfare non è la gallina dalle uova d’oro: non a caso il Principio di Sussidiarietà, oltre ad avere una valenza etica, è anzitutto un principio economico prioritario. Europa docet: a) valorizza l’autonomia delle Scuole; b) riconosce il sistema pubblico nella complementarietà di statale e paritario; c) considera le spese per l’istruzione come investimenti e non come costi.

Nessun cedimento. «Le buone idee senza risorse sono prima sogni e poi frustrazioni; ecco perché occorrono dei passi concreti», aggiunge il Ministro Giannini in una recente intervista su Tempi, accennando con cauto ottimismo all’incremento del MOF (per i Lettori allergici alle sigle: Miglioramento dell’Offerta Formativa) e alla presa in esame del costo standard.
Ciò che conta è che l’Italia che ha perso i Mondiali, che dal 1948 ad oggi si colloca fra i Paesi incapaci di garantire il diritto basilare e riconosciuto, si è spinta in contropiede, ha dribblato gli avversari ideologici al centro-campo, ha fatto l’assist alla cultura e le buone idee in attacco hanno sferrato il colpo: Goal!!! Coraggio, Italia. Ce la puoi fare.

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