Imu addio. «Con la nuova “service tax” i Comuni entreranno in competizione tra loro su costi e servizi»

«La nuova tassa sugli immobili potrebbe introdurre nell’ordinamento un principio di federalismo fiscale. Così i cittadini potranno scegliere il Comune migliore». Intervista a Corrado Sforza Fogliani, presidente di Confedilizia

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E se dopo l’abolizione dell’Imu i tempi fossero maturi per l’avvento di un vero federalismo fiscale che metta in competizione tra loro i Comuni? A suggerire questa ipotesi è Corrado Sforza Fogliani, presidente di Confedilizia, che a tempi.it dimostra di apprezzare l’impianto generale della nuova “service tax”, di cui il governo ha finora anticipato solo i tratti principali, senza fornire troppi dettagli. Ma se davvero dovesse consentire all’amministrazione locale di poter scegliere le aliquote e i parametri da collegare al nuovo tributo, permetterebbe ai cittadini di stabilirsi nel Comune dove, a parità di costo, i servizi sono migliori oppure semplicemente più economici. Una prospettiva finora sconosciuta agli italiani.

Presidente, come giudica il decreto sull’Imu?
Personalmente ho un giudizio favorevole: l’impianto generale mi sembra pienamente condivisibile, sia per quanto riguarda la cancellazione dell’Imu sia la nuova “service tax”. La Confedilizia, del resto, è stata tra i primi a suggerire questa strada già a giugno, in commissione finanza al Senato. Ma la mia è una valutazione che non può che essere circoscritta a quanto finora annunciato dalla nota diramata dal Consiglio dei ministri. Bisogna che quanto dice la nota sia poi correttamente tradotto nel successivo decreto collegato alla legge di stabilità che dovrà essere preparato per il prossimo 15 di ottobre. Solo allora, infatti, potremo disporre di tutti quei dettagli normativi che in questo primo decreto non sono contenuti.

Qualche dettaglio mancante, per esempio, riguarda le coperture finanziarie dell’abolizione della prima e seconda rata Imu per quest’anno.
È vero, il decreto si limita a indicare dove saranno reperite le risorse (tagli di spesa, aumenti di incassi dell’Iva per effetto del pagamento di altri 10 miliardi di debiti della pubblica amministrazione e chiusura di un contenzioso con i gestori di slot machine), senza entrare nei dettagli. Staremo a vedere. Però, la cancellazione dell’Imu sulla prima casa, sui terreni agricoli e le case rurali è un fatto positivo.

C’è qualcosa che, invece, non la convince nell’impianto generale del decreto?
Non mi convince quando si dice che tornerà l’Irpef, anche se solo nella misura del 50 per cento, sugli immobili «non locati». Non si capisce se il riferimento è solo a quelle seconde case – così propriamente definite – che sono tenute volontariamente a disposizione dal proprietario, magari in montagna o al mare, oppure se sono da considerarsi compresi in questa definizione anche immobili non locati perché non si trovano inquilini. Sarebbe assurdo, infatti, penalizzare ulteriormente chi già non riesce ad affittare. Ma forse è solo un equivoco. Attendiamo chiarimenti.

Per quello che è dato sapere, come le sembra la nuova “service tax”?
I criteri a cui si dovrebbe ispirare la “service tax”, che accorperà l’imposta sugli immobili a quella sui rifiuti, l’attuale Tares, ci sembrano corretti. Vedremo se lo sarà anche la loro formulazione concreta.

La Confedilizia come se la immagina?
I nostri suggerimenti sono due. Primo, per quanto riguarda la componente dei servizi divisibili come lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani (Tari), auspichiamo che la gran parte di essa gravi in proporzione sui rifiuti prodotti fuori dalla raccolta differenziata. Così, infatti, si perseguirebbe uno scopo educativo. Secondo, per quanto concerne la componente dei servizi indivisibili come l’illuminazione pubblica e i marciapiedi di cui tutti usufruiscono (Tasi), ci attendiamo che sia a carico di tutti, proprietari e occupanti dell’immobile. E se i criteri stabiliti sono corretti, è giusto poi che la loro declinazione spetti al singolo Comune e non allo Stato.

Perché?
È in questo modo che si può introdurre nell’ordinamento un principio di federalismo fiscale. Se, infatti, sono i Comuni a poter scegliere  le aliquote e i parametri da collegare al nuovo tributo, allora i Comuni possono entrare davvero in una sana competizione tra loro e io cittadino posso scegliere di trasferirmi dove ci sono i servizi migliori. Se i Comuni, invece, si mettono d’accordo tra di loro per adottare tutti aliquote più alte… bé allora scordiamoci la competizione e servizi migliori.

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