Impiegata denunciò il maxi scandalo pedofilia di Rotherham già nel 2002. Ma finì in rieducazione perché parlava di “pachistani”

L’incredibile ricostruzione di una ricercatrice dell’Home Office, punita con «un corso di due giorni su etnicità e diversità» per aver fatto riferimento a pedofili “asiatici”

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Si fa sempre più inquietante lo scandalo pedofilia che la settimana scorsa ha travolto la città di Rotherham e che sta sconvolgendo l’intera Inghilterra, non solo per le devastanti dimensioni del caso, ma anche e soprattutto per i suoi contorni ambigui, tra presunte connivenze, ingiustificabili silenzi delle autorità e insabbiamenti più o meno consapevoli. Sarebbero addirittura 1.4oo i minori caduti nelle mani degli orchi tra il 1997 e il 2013, un mercato di bambini cresciuto indisturbato per anni, nonostante un numero impressionante di denunce da parte delle vittime (a lungo regolarmente ignorate) e nonostante il fatto che il 30 per cento di loro fosse già seguito dai servizi sociali.

L’INTERVISTA. E come se non bastasse, adesso si scopre che lo scandalo potrebbe essere stato silenziato per anni anche a causa di un eccesso di zelo politicamente corretto. Molti dei presunti pedofili coinvolti, infatti, sarebbero di origine pachistana, e già diverse voci (soprattutto dal fronte “conservatore”) hanno fatto notare come questo aspetto della vicenda sia rimasto abbastanza nascosto nelle cronache da Rotherham. Adesso però il programma della Bbc Panorama ha ottenuto un’intervista con una ricercatrice dell’Home Office (i nostri Affari interni) che conferma come questa strana preoccupazione circa l’appartenenza etnica dei sospettati abbia in qualche modo impedito fin da subito alle autorità di intervenire nella maniera adeguata.

«NON SI DICE ASIATICI». Parlando ai microfoni della Bbc dietro anonimato, l’impiegata del dicastero, all’epoca dei fatti distaccata proprio a Rotherham, ha raccontato come già nel 2002 avesse girato al Consiglio della città un rapporto in cui erano raccolte ben 270 testimonianze di minori vittime di abusi, e di come però le autorità responsabili abbiano rifiutato di rendere pubblico il documento e al contrario abbiano punito lei. La donna ha ricordato in particolare le parole di un rappresentante dell’amministrazione che, all’apprendere la notizia secondo cui molti dei presunti pedofili erano membri della locale comunità pachistana, le avrebbe detto: «Non deve mai più fare riferimento a questo. Non deve mai fare riferimento a uomini asiatici».

IN PUNIZIONE. E non è finita qui, perché in aggiunta, per punizione, la donna sarebbe stata «spedita a un corso di due giorni sull’etnicità e la diversità allo scopo di migliorare la mia consapevolezza delle questioni etniche». In un’immagine postata su Twitter dalla giornalista della Bbc Jane Bradley (il tweet riprodotto in testa a questa pagina) si vede un passaggio di un documento legale che sembrerebbe avvalorare l’incredibile ricostruzione dell’anonima ricercatrice.