Impasticchiamoci un po’

“Il mondo che i potenti hanno messo in piedi è così brutto che senza un po’ di droga non ce la si fa a tirare avanti. Fuggire dalla realtà, scappare!, a gambe levate! E come si fa, se no?”. L’autore del romanzo dell’anno spiega perché non crede alla massiccia campagna stampa contro l’ecstasy

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Una decina d’anni fa, a luglio, mi trovavo a Livorno. Su un muro lungo una via del centro lessi un manifesto nel quale si invitavano tutti i giovani della città, nel tal posto alla tal ora, a un “ecstasy party”. Non mi risulta che nessuno si fosse indignato per la cosa. Nessun giornale locale riportò la notizia. Eppure delle nuove droghe sintetiche si parlava già. Si chiamavano “crack” e, appunto “ecstasy”. Poi alla lista se ne sarebbero aggiunte altre. Quotidiani e settimanali si occupavano del problema. Erano le droghe più trendy, nate a New York, in ambiente juppy (ve li ricordate, gli “juppies”?). I vantaggi di queste nuove droghe erano due: 1) non provocavano assuefazione e 2) evitavano la trasmissione dell’Aids. Ma già a quel tempo i giornali mettevano in guardia contro i loro effetti devastanti di queste droghe. Effetto immediato: uno stato di esaltazione che sfociava quasi sempre in manifestazioni di violenza. Effetto a lungo termine: danni irreparabili al tessuto nervoso e cerebrale. Sono cose, queste, che si sanno da tanto tempo. Ma solo adesso le droghe sintetiche sono state criminalizzate. La ragione è, mi sembra di capire, una ragione di mercato. C’è stato un morto, e una ragazza è stata in fin di vita. Questo significa che era stata messa in giro una partita di roba tagliata. Allora i guardiani della Legge si sono accorti che si trattava di un mercato pericoloso e incontrollabile. Prima avevano chiuso un occhio – penso io – perché, in fondo, i danni derivati dall’uso di quelle pasticche erano noti, ma erano pur sempre danni personali: se uno voleva rovinarsi, affari suoi. C’è gente che si rovina con l’alcol (sono sempre di più, lo sapevate?), altri con il cibo, altri ancora con il sesso. Mica si possono sbattere tutti in galera. Ve l’immaginate il giorno in cui il colesterolo sarà dichiarato fuorilegge? Non si tratta, insomma, di danni sociali. La lotta all’Aids e il recupero dei tossicodipendenti, quelli sì sono costi sociali. Perciò le droghe tradizionali vanno combattute. Ma se uno si vuole impiccare, lo faccia pure: senza oneri per lo Stato… Le cose sono cambiate quando, per ragioni a noi ignote (e, in fondo, poco interessanti), qualche pasticca mal fatta ha provocato i disastri che tutti conosciamo. A questo punto ci siamo svegliati ed ha avuto inizio la lotta senza quartiere alle droghe sintetiche. Non perché i nostri figli si drogano – chi non si droga, a ‘sto mondo? – ma perché non esiste un controllo sulla provenienza dei prodotti, con garanzia e data di scadenza. Ci siamo accorti che la criminalità organizzata non paga tasse nemmeno su questo prodotto. La punibilità civile e penale, la responsabilità a termini di legge, la tassabilità, l’ivabilità: ecco cosa reclama un genitore davvero responsabile del nostro tempo. Avrà qualche effetto questa lotta? Il male sarà debellato? Non occorre essere profeti per dire subito: no. Un esempio, per capire. I medici hanno interesse che tutte le malattie vengano sconfitte? No, davvero: una volta guarite tutte le malattie, loro che ci starebbero a fare? Allo stesso modo, il mondo che i potenti hanno messo in piedi è così brutto che senza un po’ di droga non ce la si fa a tirare avanti. Fuggire dalla realtà, scappare!, a gambe levate! E come si fa, se no? Chi comanda ha dunque troppo interesse a che la droga continui a esserci. Perciò la droga esisterà sempre. Possiamo solo sperare che, perfezionandosi, faccia meno danni, almeno a breve termine. E che qualche benemerito inventi una forma semilegale di controllo-qualità.

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