Ilva, fiaccolata. Il vescovo Santoro alla città: «Con l’aiuto di Dio costruiamo un cammino di speranza»

Ieri per le vie di Taranto si è svolta una fiaccolata guidata dall’arcivescovo Filippo Santoro con gli operai dell’Ilva: «Se siamo figli di Dio, fra noi siamo tutti fratelli! È una verità semplice che spinge gli uni a farsi carico dei pesi degli altri».

Pubblichiamo il discorso tenuto dall’arcivesovo di Taranto Filippo Santoro alla città durante la fiaccolata e la veglia di preghiera che si è tenuta ieri sera nel quartiere Tamburi, tra i più colpiti dalle emissioni di diossina. Alla veglia hanno partecipato cittadini, operai dell’Ilva e associazioni ecclesiali, culturali, ambientaliste e civili. Lo stabilimento Ilva, la più grande acciaieria d’Europa, che impiega circa 15 mila lavoratori, ha ricevuto un provvedimento che impone il sequestro di sei impianti vitali e l’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari per otto tra dirigenti ed ex dirigenti dell’Ilva. I ricorsi sono stati presentati e il 3 agosto il Riesame darà il suo verdetto. L’azienda è considerata fonte di un inquinamento che ha provocato la malattia e la morte di molti tarantini, oltre ad aver contaminato l’ambiente.

Cari fratelli e sorelle,

innanzitutto desidero ringraziare il Santo Padre Benedetto XVI e il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per aver espresso parole di vicinanza e di incoraggiamento a tutta la città in questa grave situazione. Saluto tutti gli operai qui presenti, saluto le associazioni sia ecclesiali che culturali, ambientaliste e civili e le istituzioni politiche e sindacali che hanno voluto partecipare a questo momento di unità e di preghiera. Ugualmente saluto gli ammalati riniti nella cappella dell’ Ospedale SS. Annunziata e i detenuti della casa Circondariale che nelle loro celle hanno posto un nastro in solidarietà con questo nostro momento.

In un frangente durissimo della nostra vita comunitaria, ci siamo radunati per chiedere al Signore la luce della sua parola e il conforto della sua presenza. La fede può aiutarci a comprendere la trama profonda delle nostre ferite che hanno radici remote e complesse. Quando i problemi si infittiscono e il discernimento diviene intimamente connesso a scelte difficili, importanti, magari per alcuni impossibili, la chiesa ha un dovere soltanto, fondato sulla sua missione principale e originante: annunziare Gesù Cristo. Egli, sempre nostro contemporaneo, è il segno di un nuovo umanesimo e annuncia agli uomini di tutti tempi la loro dignità: noi siamo figli di Dio. E se siamo figli di Dio, fra noi siamo tutti fratelli! È una verità semplice che inequivocabilmente spinge gli uni a farsi carico dei pesi degli altri.

La comunità ecclesiale desidera elevare a Dio le parole dell’apostolo Pietro, pronunciate in un momento di crisi negli inizi della comunità apostolica. «Signore da chi andremo? Tu solo hai parole di vita eterna?» (Gv 6,68). Nei giorni scorsi mi ero recato in Brasile, per alcuni impegni già presi, come l’organizzazione della Giornata Mondiale della Gioventù, le ordinazioni diaconali diversi altri momenti culturali e sociali nella diocesi di Petrópolis, Chiesa che ho servito come vescovo prima di venire a Taranto. Le notizie e le immagini degli operai, scesi in strada a manifestare mi hanno toccato profondamente. L’apprensione per le loro famiglie, per i loro bambini, sono subito diventate le mie apprensioni. Così in pochi giorni ho deciso di rientrare e di garantire la mia presenza e vicinanza.

In un periodo di recessione economica mondiale, la perdita di una delle poche garanzie di lavoro deve essere assolutamente scongiurata, specie in un territorio come il nostro dove le possibilità di lavoro sono  molto ridotte. Ripeto ciò che ho già avuto modo di dire: “Una improvvisa disoccupazione di massa sarebbe un danno irreparabile. E non solo per Taranto”. Desidero che gli operai sentano la solidarietà della chiesa e del loro arcivescovo. Non vogliamo lasciarvi soli! Voi operai siete «il patrimonio più prezioso dell’azienda», il fattore decisivo della produzione. (Giovanni Paolo II Lett Enc Centesimus Annus). La chiesa desidera favorire e accelerare il dialogo fra territorio, istituzioni e azienda perché gli operai non perdano il loro posto di lavoro. E perché l’ ambiente, la salute e la vita siano difesi. Allo stesso tempo rinnovo  il mio rispetto per l’operato della magistratura perché possa svolgere serenamente il suo lavoro.

Seguendo il magistero della Chiesa, la nostra scelta è a favore della vita in tutte le sue manifestazioni sia nella sua origine come nel suo termine naturale e particolarmente nel suo sviluppo offrendo degne possibilità di lavoro e condizioni di vita sana e sicura. Il Beato ed indimenticabile papa Giovanni Paolo II nella Lettera Enciclica Centesimus Annus ha detto: «Va messa maggiormente in risalto la profonda connessione esistente tra ecologia ambientale ed “ecologia umana”. (Giovanni Paolo II Lett. Enc. Centesimus Annus). Il Magistero sottolinea la responsabilità umana di presentare un ambiente integro e sano per tutti: «l’umanità di oggi, se riuscirà a congiungere con una forte dimensione etica, sarà certamente in grado di promuovere l’ambiente come casa e come risorsa a favore dell’uomo e di tutti gli uomini, sarà in grado di eliminare i fattori di inquinamento, di assicurare condizioni di igiene e di salute adeguate per piccoli gruppi come per vasti insediamenti umani. La tecnologia che inquina può anche disinquinare ». Così ha  anche detto Giovanni Paolo II,  nel discorso ai partecipanti  ad un  Congresso Internazionale su Ambiente e Salute. Questo ci auguriamo accada sempre più nel nostro territorio di Taranto, coniugando progresso tecnologico e salvaguardia dell’ambiente, su cui è intervenuto Benedetto XVI nella Giornata Mondiale per la Pace del 1 gennaio 2010.  Con il Santo Padre sentiamo molto viva la chiamata della Chiesa nella difesa del creato.

Ho preso in prestito le parole Beato Giovanni Paolo, il papa che mi ha voluto vescovo, perché sento mia l’angoscia degli operai e il dolore di tante persone che ho incontrato. Ho abbracciato gli ammalati, i bambini, gli operai, gli allevatori, i mitilicultori gli agricoltori e  gli studenti. A tutti ho offerto, e continuo ad offrire al mia solidarietà e l’abbraccio del Signore. Sono qui ad incoraggiare tutti e ciascuno perché prevalga la logica dell’unità e del bene comune. Che continui il percorso di ambientalizzazione della fabbrica, promosso dai vertici aziendali. Incoraggio i politici concentrare ogni loro sforzo perché sia garantito ai tarantini il benessere cui hanno diritto.

Benedico ogni cittadino di questa città, affinché riscopra il dovere della partecipazione e senta come suo il dolore di ogni fratello. C’è un ricordo stampato nella mia memoria e tante volte a voi l’ho ricordato con afflato e commozione: il 5 gennaio, arrivando per mare, rimasi incantato dalla bellezza della città, i ponti i mari, la Città Vecchia! Nei mesi successivi l’ho percorsa in lungo e in largo. La sfida è che finalmente ciascuno si senta parte di una comunità oggi più che mai sorretta dal Signore nel suo processo di rinnovamento. La Madonna della Salute, antica icona del santuario della Città Vecchia rivolga a tutti noi il suo sguardo misericordioso, perché questo popolo possa costruire insieme il suo futuro. Superiamo le visioni di parte e costruiamo un cammino comune di sviluppo e di speranza.