Ilva, allarme tumori? «Quelli forniti da Peacelink sono dati grossolani»

Sicuramente a Taranto l’inquinamento industriale è una delle cause dei tumori, ma senza confrontare i dati dell’Asl con il resto della città e della Puglia, le conclusioni cui sono giunti gli attivisti non possono avere valore scientifico

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Nessun allarme tumori a Taranto. Almeno non per ora. L’Arpa Puglia smentisce i dati allarmanti sulla salute ma ritagliati ad arte dagli attivisti verdi di Peacelink, movimento ambientalista. Per Peacelink, infatti, nei rioni più vicini all’Ilva di Taranto (Tamburi, Paolo VI, Città Vecchia) e nel centro cittadino ci sarebbe un ammalato di cancro ogni 18 residenti. Un malato ogni 26 se ci si allontana dal centro, per un totale di 8.916 esenti ticket per patologie tumorali.

SENZA VALORE SCIENTIFICO. «Sicuramente a Taranto l’inquinamento industriale è una delle cause dei tumori», spiega Giorgio Assennato, direttore generale dell’Arpa Puglia, ma i numeri forniti da Peacelink, acquisiti dall’Asl, «non hanno alcun valore epidemiologico». «Potremmo accettarli se avessimo anche contezza di un trend temporale in aumento o di un trend in spaziale in eccesso rispetto al resto della Puglia». Peccato, però, che così non è. Quella di Peacelink, infatti, «è una comunicazione, non un analisi scientifica», precisa Assennato. «Manca di vari elementi». «Dati simili – prosegue – servono a integrare altre indagini, non costituiscono un riferimento autonomo».

DATI GROSSOLANI. Gli fa eco Cosimo Nume, presidente dell’ordine dei medici di Taranto: «Quelli forniti da Peacelink sono dati grossolani che necessitano di un approfondimento ragionato». Anche perché, tanto per fare un esempio, «un tumore alla cervice uterina non ha nessun nesso con le patologie ambientali ma con quelle virali».
Medici e Arpa Puglia stanno già procedendo a indagini più appurate e scientificamente attendibili. Infatti, riprende Assennato, «serve avere un andamento storico e attuale dei quartieri che si ritengono più esposti e confrontarli sia col resto della città che col resto della Puglia», se si vuole giungere a qualche seria valutazione. «Un lavoro che in questo caso non è stato fatto».

L’ILVA RIPARTE. Già più volte in passato è stata denunciata l’assenza di perizie mediche e ambientali accurate. E intanto, come riferisce il Sole 24 Ore, per fine novembre l’acciaieria più grande d’Europa dovrebbe avere il piano industriale cui in questi giorni sta lavorando il commissario Enrico Bondi per rilanciare la produzione e, dopo la messa in sicurezza e la bonifica di impianti e terreni, riportare l’Ilva sul mercato.

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