Il supertecnico Bondi al posto del tecnico Giarda. Un bello smacco (tecnicamente parlando)

Con questo articolo Pietro Salvatori, giornalista de L’Opinione e Notapolitica.it, inizia la sua collaborazione con tempi.it. Curerà il blog “Le belle statuine”.

Dici “spending review” e dai l’impressione agli amici di aver fatto un cazzutissimo corso accelerato da giornalista economico. Parli di “tagli alla spesa” e gli stessi amici ti sorridono compiacenti, perché hai tirato fuori una formula che vince facile. Magari si chiedono in cuor loro se stai meditando di candidarti alle prossime amministrative con Beppe Grillo. In ogni caso, discettare di cose politiche utilizzando l’argomento del momento, ti dà quell’aria vissuta e stazzonata di chi è abituato a passare le proprie serate discettando di Wittgenstein nei pub del quartiere.
Una posa che possono assumere 59 milioni e spicci di italiani. Tutti tranne uno: Piero Giarda. È il ministro per i Rapporti con il Parlamento l’uomo incaricato da Mario Monti di procedere all’elaborazione di una proposta organica di tagli alla spesa pubblica. Una missione tanto ingrata quanto complicata, sulla quale il governo si gioca buona parte di una credibilità in costante e continua erosione. Fatto sta che Giarda da alcuni mesi si starebbe applicando sul tema. Ma, probabilmente, solo la sera nei pub intorno a Palazzo Chigi. E senza neppure avere un’esatta cognizione su chi sia esattamente il filosofo austriaco.

Non solo la mole di lavoro dei suoi uffici ancora non è arrivata a produrre una proposta. Ma per di più il tecnico dallo sguardo mite e dagli infelici padiglioni auricolari è stato commissariato. Un siluramento annunciato con le fanfare di una conferenza stampa durante la quale, di fronte agli occhi liquidi e impassibili del ministro, il premier ha comunicato che il super-manager Enrico Bondi avrà «il potere di definire, per voce di costo, il livello di spesa per acquisti di beni e servizi da parte delle amministrazioni pubbliche». Entro quindici giorni, Bondi dovrà presentare a Monti un programma dettagliato.

Un bello smacco per Giarda. Che, peraltro, aveva presieduto la Commissione tecnica per la spesa pubblica tra l’86 e il ’95. Anni durante i quali il costo della macchina dello stato è lievitato esponenzialmente.

Bizzarra scelta quella del presidente del Consiglio. Demiurgo – come ha osservato il governatore piemontese Roberto Cota – di un nuovo ruolo: quello dei tecnici dei tecnici.
Due le possibili motivazioni. O il ministro non ha il physique du role per trattare un tema spinoso come quello del dimagrimento della spesa pubblica con i partiti, e non è riuscito a produrre un testo condiviso. Oppure, più banalmente, Giarda e il suo entourage non ne sono stati tecnicamente capaci.

Due scenari ugualmente preoccupanti. In barba al mantra “Fate presto!” che aveva spinto l’operato dei tecnici nei primi mesi. Oggi buono al massimo per quattro chiacchiere al pub.