Il sosia di Psy è un dilettante, il vero imbroglione si chiama Christophe Rocancourt

Nella sua biografia racconta di come ha conquistato la fiducia di Van Damme e Mickey Rourke. Per Al Pacino «nessun attore sarebbe in grado di mentire come lui»

A Cannes in questi giorni ne sono successe di tutti i colori. Film scandalosi, furti milionari e bluff ai danni delle star che dimostrano quanto l’impenetrabile mondo delle very important person sia in realtà pieno di falle. Così accade che un coreano paffutello si finga Psy, il rapper di fama mondiale che sta per arrivare in Italia, riuscendo così ad avere accesso a feste esclusive e incontri ravvicinati con le star presenti al Festival del cinema. Psy lo ha smascherato su Twitter, senza però dimostrarsi eccessivamente permaloso.

IMBROGLIONE. Ma al confronto di Christophe Rocancourt questo imbroglione è davvero un dilettante. La storia di Christophe è poco conosciuta in Italia, ma in Francia il suo nome genera scintille. Qualche anno fa arrivò anche in Italia la sua biografia, intitolata L’imbroglione, e sulla sua incredibile vita si sarebbe dovuto girare un film, ma il progetto si è arenato. Per capire chi è Rocancourt bisogna tornare indietro negli anni, a quando il piccolo Christophe riuscì a far credere ai suoi compagni di scuola di essere il lontano nipote di un grande capo Siuox. Da quel momento, alla fine degli anni 70, il bisogno di dire bugie è diventato cronico e lo ha portato, nel giro di pochi anni, dal dormire su una panchina della metrò di Parigi a diventare un gradito ospite alle feste di Hollywood.

VITA DA STAR. Con una semplicità disarmante Christophe è riuscito a ingannare il mondo intero, facendo credere a tutti di essere un produttore cinematografico, figlio di Dino De Laurentiis, ma anche un campione di boxe, un erede del magnate Rockefeller o addirittura un principe russo. I suoi amici più cari nella sua vita losangelina sono Van Damme e Mickey Rourke, con i quali condivide lusso «macchine, cene favolose, serate in compagnia di creature da sogno, le fughe sui jet privato, ma anche la complicità, il divertimento e il piacere di stare insieme». La sua vita ruota attorno a un enorme bluff che gli consente di vivere come un re a Los Angeles, almeno fino a quando l’Fbi e l’Interpol non lo braccano: è accusato di aver sottratto ai suoi amici una cifra che si aggira attorno ai 35 milioni di dollari. Viene arrestato agli inizi degli anni Duemila e rimarrà in una prigione canadese sino al 2005: in cella inizia a scrivere la sua incredibile storia, negando sempre di aver chiesto soldi agli amici Damme, Rourke, Jackson e tutte le star di Hollywood che a lungo hanno creduto di aver a che fare con uno di loro. Di lui Al Pacino ha detto: «Non esiste attore al mondo che possa fare quello che è riuscito a fare Rocancourt». Che oggi ha moglie, figli, vive lontano da Los Angeles e improvvisa la vita, come ha sempre fatto.