Il rogo di Notre-Dame e la Settimana Santa

Inizia la Settimana Santa, dove anche quel rogo, quella distruzione, quelle lacrime possono trovare consolazione adeguata

Riceviamo e pubblichiamo.

Gentile Direttore,

sono rimasto molto colpito dal clamore e dalla commozione mondiale che si è sollevata in merito al rogo di Notre-Dame. Intendiamoci, pur non avendola mai potuta vedere dal vivo, anche a me quelle immagini hanno provocato un forte dolore. Ma non mi aspettavo una reazione così forte, così drammatica, così dolorosa. Sono interrogato dal legame con questo luogo, instauratosi nel tempo, così viscerale, e dal dolore che viene provato come a perdere un pezzo di sé, come fosse parte della propria identità, di persone, di un popolo. Mi interroga e lo rispetto, lo guardo con stupore.

Notre-Dame è storia, è una preghiera lanciata nel mare magnum del “non è vero però ci provo”, sono 13.000.000 milioni di visite l’anno, è profilo di casa. E perdere un pezzo di sé, con la prospettiva che niente sarà più come prima, nella propria vita, oggi fa tremendamente male. Perché siamo così addolorati? Che cosa ci colpisce? Che cosa cerchiamo? Che cosa regge l’urto del tempo, della storia, del fuoco?

In un mondo frenetico, dove tutto esalta la reazione a caldo, l’istinto, la sistemazione immediata dei propri bisogni, dover fermarsi a riflettere sul senso delle cose, dover tenere aperte domande, senza per forza cercare un colpevole a tutto e tutti, senza per forza rimuoverne i contenuti come con il pollice scorriamo il display dei nostri smartphone, è impresa quasi eroica. Da uomo di fede, mi colpisce allo stesso modo il fatto che questo episodio avvenga all’inizio di una Settimana particolare, la Settimana che se guardata, compresa, considerata, sarebbe la più rivoluzionaria della storia, quella che non si può dimenticare mai, per la quale infatti anche chi non la vuole considerare festeggia, anche solo, al minimo, con un lunedì a casa. 

Inizia la Settimana Santa, dove anche quel rogo, quella distruzione, quelle lacrime possono trovare consolazione adeguata, perché Uno ha vinto la morte e ci ha detto che possiamo sperare, desiderare, attendere un Padre buono e la vita eterna. È morto, è bruciato, le sue guglie sono cadute. Ma dopo tre giorni nel sepolcro non c’era più, ed è venuto a chiamarci, e continua a farlo. Ci sarà modo, in questi giorni, in questo momento di dolore e ripartenza, di non cancellare tutto subito e di stare di fronte, da uomini, alla sfida esistenziale che episodi come quello di Notre-Dame vogliono porci?

Foto Ansa