Il potere dei soldi: quando nemmeno Indiana Jones fa più la differenza

Debole thriller ambientato nel mondo delle aziende tecnologiche. Solo lo spunto è interessante e degno di attenzione più che altro per i legami con la realtà vera: un ricercatore (uno scialbo Liam Hemsworth) lavora preso una delle aziende leader di telefonini e di comunicazione che fa capo al magnate Wyatt (uno svogliato Gary Oldman) che, per una serie di circostanze fortuite, lo costringerà a farsi assumere dalla concorrenza e in modo particolare da un altro grande capitano d’industria (un Harrison Ford invecchiato e quasi irriconoscibile) per spiare e passare i segreti relativi a un nuovo, rivoluzionario telefonino che entro pochi mesi sarà immesso sul mercato.

Tratto da Paranoia, il romanzo di Joseph Finder, il film di Luketic parla di un ambiente e un linguaggio noto allo spettatore: il linguaggio della tecnologia che semplifica la vita, la lingua dei dispositivi portatili, insomma, la lingua di Apple, facilmente riconoscibile nell’una e nell’altra delle aziende presentate.
Peccato che Luketic, di solito illustratore discreto anche se mai regista di polso (sono suoi i vari Quel mostro di suocera, La dura verità e anche il discreto 21) perda sin da subito il controllo di una sceneggiatura farraginosa e piena di buchi firmata da Jason Dean Hall e Barry Levy. Poteva essere un thriller discreto e invece, sin dall’entrata in scena di Oldman, diventa un pastrocchio: per le troppe inverosimiglianze della vicenda con Oldman che, per dire, se ne va in giro con un Rambo armato di tutto punto alle spalle; per la debolezza dei personaggi, o troppo sopra le righe (Oldman e i suoi sgherri) o mal scritti (Ford e Richard Dreyfuss) o semplicemente poco carismatici (Hemsworth, davvero una pallida copia del più celebre fratello Chris). Per la pochezza delle svolte: l’entrata in scena di Oldman e dei suoi assistenti, l’incontro tra Hemsworth e Emma Jennings/Amber Heard, lo stucchevole colpo di scena finale.

L’impressione è quella di trovarsi di fronte a un film povero di idee e di contenuti dove, eccezion fatta per Amber Heard, bellissima anche se costretta in un ruolo assai lacunoso, nemmeno il cast ricco di nomi altisonanti riesce ad entrare in sintonia con la vicenda e forse con la regia e gli sceneggiatori. Su tutti, più che sul ventitreenne Hemsworth, rigido ma anche molto giovane e inesperto, i problemi più vistosi sono sul terzetto dei mostri sacri, qui svogliati e mai efficaci. Ed è un peccato: vedere Richard Dreyfuss in versione patetica e un po’ rimbambita è una coltellata al cuore. Ma il colpo di grazia ce lo riserva Ford, l’Indy di un tempo, ora vecchissimo, quasi senza più capelli e senza più tanta voglia di mettersi in gioco.

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