Il Paese dei Normali

Il pizzaiolo egiziano che fa la pizza meglio di un napoletano

Di Fabio Cavallari
14 Dicembre 2025
I clienti lo adorano. Una volta una signora gli ha chiesto se fosse italiano. «Quasi», ha risposto. «Tifo Inter e mi lamento delle tasse»
Foto di Lee Jiyong su Unsplash

Karim fa la pizza in una pizzeria di periferia e ride come se fosse già al festival dell’unità nazionale. Si chiama Karim, ma in pizzeria lo chiamano “Carlo”, perché il titolare dice che “fa più locale”. Lui ride: «Va ben, l’importante l’è che mi paga in euro».

Lavora dodici ore al giorno, canta Vasco mentre impasta e parla un misto di arabo, dialetto e sarcasmo. Dice di fare la pizza meglio di un napoletano e ogni volta che lo dice, un napoletano da qualche parte cambia religione. «Io metto amore, ma senza sentimentalismo», spiega, «e il forno deve avere carattere, mica sensibilità».

Né la pizza né la vita

I clienti lo adorano. Una volta una signora gli ha chiesto se fosse italiano. «Quasi», ha risposto. «Tifo Inter e mi lamento delle tasse». Quando va in ferie torna al Cairo, ma dopo tre giorni sente nostalgia del traffico di Milano. «Là guidano tutti come matti. Qui invece con più educazione».

Karim parla milanese con accento del Nilo. «Eh belìn, oggi poca clientela, sarà colpa del governo». Gli amici ridono. Lui non sa quale governo, ma è la frase giusta in ogni stagione. Quando l’Ispettorato del lavoro è venuto a controllare, ha offerto una margherita: «Così vedono che lavoro onesto».

Dice che si sente italiano dentro, ma con passaporto scaduto. E quando qualcuno gli chiede se crede nell’integrazione risponde: «Certo. Prima impasto io, poi impasti tu, poi mangiamo tutti». Poi sorride, guarda il forno e aggiunge: «L’importante è non bruciare. Né la pizza, né la vita».

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