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Lettere al direttore

Il governo non s’inventi nulla. Basta lasciar fare chi vuole fare

Di Emanuele Boffi
25 Maggio 2026
Il governo dovrebbe tenere fede a quanto detto da Meloni il giorno della richiesta di fiducia in Parlamento. È quel che chiede la parte produttiva e dinamica del paese, l’unica in grado davvero di cambiare un paese “ammalato di status quo”. Lettere al direttore
Giorgia Meloni
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni all’Altare della patria, Roma, 17 marzo 2025 (foto Ansa)

Caro direttore, alla fine il campo largo del centrosinistra potrebbe diventare un camposanto.
Angela Valentini email

Sì, ma potrebbe vincere lo stesso. Io spero che quest’ultimo anno di legislatura non diventi solo una lenta agonia con qualche mancetta distribuita qua e là per raggranellare un po’ di consenso. In verità, non c’è da inventarsi nulla di nuovo. Il governo dovrebbe tenere fede a quanto detto da Giorgia Meloni il giorno della richiesta di fiducia in Parlamento: «Il nostro motto sarà: “Non disturbare chi vuole fare”». Bisogna tornare lì. È quel che chiede la parte produttiva e dinamica del paese (leggete l’articolo di Mingardi su queste pagine), l’unica in grado davvero di cambiare un paese “ammalato di status quo”.

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Caro direttore, tra Donald Trump e Kamala Harris probabilmente avrei votato Trump, ma non perché condivida il progetto Maga. Se avessi potuto scegliere, avrei preferito Nikki Haley una figura conservatrice, ma istituzionale, credibile e capace di muoversi dentro le regole democratiche.Il punto centrale, però, è un altro. Oggi il Partito repubblicano ha bisogno di ritrovare gli anticorpi contro il trumpismo. Non si tratta soltanto di una leadership divisiva, ma di una cultura politica che rischia di trascinare verso il basso una delle più grandi democrazie del mondo, erodendo la fiducia nelle istituzioni, il rispetto delle regole e la qualità del dibattito pubblico. Anche gli attacchi al Papa non vanno liquidati come semplici polemiche contro un leader religioso. Il Papa non è soltanto una guida spirituale: è anche una figura con un peso morale e diplomatico globale. Colpirlo significa spesso colpire l’idea stessa del dialogo, della mediazione, della ricerca di ponti nei conflitti internazionali. E questa non dovrebbe mai essere la postura di un presidente degli Stati Uniti. Allo stesso modo, certe vignette blasfeme o provocazioni gratuite non sono episodi isolati, ma la punta dell’iceberg di un clima culturale più profondo, in cui si perde il senso del limite, della realtà e della responsabilità pubblica. Quando tutto diventa insulto, spettacolo o provocazione, si indebolisce la convivenza democratica. La vera sfida è scegliere tra politica seria e politica distruttiva, tra istituzioni forti e personalismi estremi, tra dialogo e radicalizzazione. Ma questa non è soltanto una questione americana. In un tempo segnato da guerre aperte, tensioni geopolitiche e crisi globali sempre più complesse, il mondo ha bisogno di una politica capace di ritrovare il senso della responsabilità pubblica, della misura e della serietà, ovunque siamo chiamati a esercitarla. Dagli equilibri internazionali alle comunità locali, servono classi dirigenti all’altezza delle sfide del nostro tempo.
Deborah Giovanati email

Cara Deborah, come vedi, condividiamo molte delle tue osservazioni.

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Caro direttore, vorrei consigliare a tutti la lettura di Ciò che mi sorprende, un libro scritto – letteralmente – con gli occhi da Mary Sangalli, una donna coraggiosa malata di Sla da 15 anni.
Maria Pellegrini email

Lo consiglio anche io. È un diario, intimo e potente, di una vita travagliata, ma mai disperata. Anzi, allegra e solare, terragna e concreta. È nelle circostanze subìte che si misura la profondità di un’anima. E quella di Mary Sangalli è una grande anima.

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Cari amici di Tempi, ho seguito online il vostro incontro “Milano, fine dei giochi?” e volevo fare i complimenti a tutti i relatori. Ognuno, dal suo punto di vista, è stato capace di parlare in modo realistico della città e dei suoi problemi.
Edoardo Rossi email

Siamo molti soddisfatti del convegno. Infatti lo faremo anche l’anno prossimo.

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Vi prego, basta. Dovete fare un po’ meno cose. Tra gli articoli del mensile, quelli del sito, le newsletter (per non parlare, in particolar modo, dello “Squalo chi legge”, che fa venire voglia di comprare e leggere tutti i libri che consigliate), gli incontri (Caorle, Milano, il referendum, il cineforum…) e quant’altro, una come fa a starvi dietro? Che deve fare una povera lettrice entusiasta di Tempi, prendere le ferie per leggere e seguire tutto?
Erika Sangiorgio email

Se ci dice quando prende le ferie lei, le prendiamo anche noi. Così ci mettiamo in pari.

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Una versione di questo articolo è pubblicata nel numero di maggio 2026 di Tempi. Il contenuto è riservato agli abbonati: grazie al tuo abbonamento puoi scegliere se sfogliare la versione digitale del mensile o accedere online ai singoli contenuti del numero.

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