Il governo, Murdoch, Tmc e lo Specchio opaco di Gramellini

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Tmc che piace a D’Alema Le tv di Cecchi Gori vanno male da una vita. Bisogna salvarle a tutti i costi. Questo pensa e suggerisce il Governo di questa Repubblica. Il tycoon australiano Rupert Murdoch è visto da Massimo D’Alema in persona come l’unico possibile salvatore di Tmc. Solo lui per denari, contatti e carisma, potrebbe per davvero far decollare quel famoso e fin qui fumoso terzo polo televisivo. E poi – ecco il vero motivo – il presidente del Consiglio riuscirebbe a interrompere sul nascere un pericoloso gioco di sguardi tra il gruppo Cecchi Gori e alti papaveri di Mediaset. Ma il piano “diabolico” del premier pare non convincere i vertici del suo partito. A Botteghe Oscure si ipotizza uno scenario da brividi qualora andasse in porto: l’ingresso di Murdoch in Tmc significherebbe addirittura un rafforzamento delle tv di Berlusconi visti gli ottimi rapporti tra il gruppo di Milano 2 e Murdoch (in questo gioca un ruolo fondamentale Letizia Moratti, presidente del News Corp Europe, società di cui è proprietario il vulcanico magnate australiano). Intanto Vittorio Cecchi Gori, nel timore che le perplessità diessine smorzino i progetti televisivi di D’Alema, sta premendo con grande insistenza sul suo partito. Con risultati fin qui modesti. Anche su temi capitali come il possibile riassetto dell’industria televisiva del nostro paese, è del tutto evidente la difficoltà del Partito Popolare a far pesare le sue scelte.

Via quello Specchio Gli sono bastati pochi mesi di direzione per capire che Lo Specchio, il settimanale patinato e pretenzioso de La Stampa, gli tarpava le ali. E così Massimo Gramellini torna in forza al quotidiano torinese con dentro una gran voglia di scrivere (lo sostituisce Chiara Beria D’Argentine, responsabile della redazione milanese della Stampa).

Giornalista brillante, non di rado fuori dal coro, non certo amato da Walter Veltroni per alcuni suoi memorabili ritratti pieni di verità e ironia, con l’aria veltroniana e conformista che circola di questi tempi alla Stampa, potrebbe spegnersi sul nascere questa sua ritrovata e bellissima “voglia”. A meno che, e sarebbe una soluzione molto interessante, non scelga la strada di un anno a Roma per seguire e raccontare da ottimo inviato l’avvenimento del Giubileo.

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