Il doppiopetto di Scalfari

L’ospite/Geronimo

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Eugenio Scalfari è un testimone del nostro tempo. Fazioso, naturalmente, ma sempre un testimone anche se, ormai, ha l’abitudine di fare editoriali da sermoni domenicali. L’ultimo, quello di domenica 17 ottobre, ci fa capire molte cose. La prima. Se i finanziamenti occulti e non dichiarati riguardano la Dc e il Psi, Forlani e Craxi, Balzamo e Citaristi, devono essere processati e condannati.

Se invece riguardano i comunisti e sono stati fatti dopo il 24 ottobre 1989 (data dell’ultima amnistia) sono reati commessi da ignoti e se, invece, sono stati fatti prima, e documentalmente dati a ben definiti dirigenti, sono politicamente insignificanti. La Russia dava milioni di dollari a Enrico Berlinguer? Roba vecchia e risaputa. Gardini dava quattro miliardi al Psi e cinque alla Dc? Corruzione grave ed emarginazione politica a vita dei suoi massimi dirigenti. Nonostante Scalfari non sia mai stato un comunista ortodosso ha, come si vede, mutuato da quel partito la logica della doppia verità. Ma non è finita. Eugenio Scalfari fa risalire la lentezza dell’evoluzione politica dei comunisti nell’ultimo ventennio alla preoccupazione democratica di Enrico Berlinguer di coinvolgere in questo processo tutto il partito secondo la vecchia regola leninista che a sinistra del Pci non doveva esserci nulla.

Interpretazione, questa di Scalfari, che non è solo faziosa. È falsa. La riprova sta nel fatto che quando nel ’91, dopo la caduta del muro di Berlino, essere comunisti significava solo essere messi alla gogna, Occhetto e D’Alema non esitarono un momento a spaccare il partito lasciando alla propria sinistra la nomenclatura di Cossutta e l’utopia di Bertinotti. Per dirla in breve, senza la perestrojka di Gorbaciov e la caduta del muro di Berlino l’evoluzione democratica dei comunisti italiani sarebbe ferma ancora al palo di una ortodossia un po’ strappata ma non troppo.

D’altro canto i finanziamenti sovietici a uomini del Pci sono avvenuti sino alla fine degli anni ’80, come lo stesso Cossutta ha impudentemente dichiarato in diretta televisiva nella trasmissione “Porta a Porta”. Ma di questa moralità pelosa, di cui Eugenio Scalfari è il più intelligente depositario, l’opinione pubblica, che è sempre più saggia dei suoi governanti, ne ha piene le tasche. Piaccia o no al fondatore di Repubblica, la gente vuole sapere qual è la differenza tra i fondi neri dati alla Dc, al Psi e al Pci. Forse qualcuno si è arricchito personalmente mentre altri hanno dirottato i quattrini solo verso la politica?

Se Scalfari sa, deve allora indicare non solo i nomi, ma anche i conti bancari o i patrimoni illecitamente accumulati da chi ha chiesto i soldi in nome della politica per farne, poi, un uso personale. Dopo sette anni di indagini e centinaia di processi chiusi sarebbe anche ora di conoscere i presunti tesori accumulati dai partiti di governo del sistema precedente e dei suoi uomini. Se questi tesori non esistono, allora Berlinguer vale Craxi, Cossutta vale Forlani e Stefanini vale Citaristi. Anzi, a dire il vero, l’unico soggetto che ha un patrimonio valutato centinaia di miliardi di lire è proprio il Pci e noi crediamo che sia solo frutto della vendita delle salcicce alle feste dell’Unità. Ma la faziosità di Scalfari scivola ancora più profondamente quando si scende sul terreno politico.

Nel tentativo di spiegare l’immobilismo del Pci di Berlinguer, Eugenio Scalfari salta a pié pari la Dc, ignorandone l’esistenza e incorporandola nell’azione della destra economica e del craxismo. Insomma la Democrazia Cristiana e il socialismo italiano erano solo trasfigurazioni della destra reazionaria industriale e finanziaria e del cosiddetto craxismo. Un po’ troppo poco anche per un fazioso colto come Scalfari. Ma non è tutto. Scalfari si appropria anche di Aldo Moro, oltre che di Ugo La Malfa e Sandro Pertini (tutti rigorosamente morti) per dire che solo essi capirono il potenziale politico e morale che risiedeva nel Partito Comunista italiano iscrivendoli così, di ufficio, nei preparativi dell’Ulivo di Walterino Veltroni.

È un’offesa grave non solo a Ugo La Malfa che fu sempre alleato della Dc e anticomunista vero, ma innanzitutto ad Aldo Moro che alla fine degli anni ’70 pronunciò alla Camera dei deputati il famoso discorso rivolto ai comunisti di Berlinguer dicendo con forza che la Dc non si sarebbe fatta processare sulle piazze. E chissà se forse anche per questo discorso la sua vita fu stroncata da quei giovani compagni che sbagliavano.

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