Il diritto che va a rovescio. Due avvocati indagano sull’idiozia della legge italiana

Non è reato lapidare l’inquilino moroso, ma lo è dire maiale al vicino che rutta. Il divertente “bestiario” di Antonello e Marco Martinez

La sala eventi della Mondadori di Piazza Duomo a Milano gremita, con un pubblico che ride sino alle lacrime. Merito di un pamphlet dedicato all’unico settore in cui l’Italia vanta un indiscusso primato che nessuno riesce a mettere in crisi: il numero delle leggi e dei cavilli burocratici. Gli avvocati Antonello Martinez, fondatore dello Studio Martinez & Novebaci di Milano e Consigliere giuridico parlamentare (ma anche presidente dell’Associazione italiana degli avvocati d’impresa) e il fratello Marco, del foro di Oristano, non solo hanno deciso di indagare su questo primato, ma anche di metterne in luce un carattere dominante e troppo spesso dimenticato, l’idiozia. Quando il diritto va a rovescio. Riflessioni semiserie sull’involontaria comicità della legge (Sperling&Kupfer) è il prezioso bestiario, senza precedenti, tanto dei codicilli che della giurisprudenza nostrane presentato ieri sera a Milano.

IL DNA DELLA PUPU’. In quanto a norme, noi italiani gli stranieri li seppelliamo tutti: il corpus giuridico italiano raggruppa ad oggi 200 mila disposizioni. Quello francese ne ha solo 7.000, il tedesco 5.500, la Gran Bretagna è fanalino di coda con appena 3.000 norme. Ciò che impressiona di più è il contenuto delle suddette leggi, tanto che forse sarebbe meglio seguire il consiglio dello statista prussiano Otto von Bismarck, che di burocrazia se ne intendeva: «Meno le persone sanno di come vengono fatte le salsicce e le leggi e meglio dormono la notte».
La prima ad esser passata in rassegna dagli autori è “l’idiozia del legislatore” italiano. Qualche assaggio. I proprietari italici di animali domestici sanno che devono prestare attenzione a raccogliere la pupù del loro cane, pena salata multa comunale: ma è interessante scoprire che la regione Toscana ha aumentato la pena, per dare al cittadino la possibilità di difendersi. Infatti, chi volesse dimostrare che lo sterco non appartiene al proprio cane, può chiedere un esame del Dna: la Regione per legge ha stabilito un tarifarrio dell’esame dello sterco, con analisi del dna a partire da 51 euro, Iva esclusa. Consoliamoci, siamo comunque in buona compagnia. Nel libro viene citata una rassegna delle più assurde norme internazionali. Apprendiamo così che a San Francisco «si può girare con un elefante, purché al guinzaglio» ma assolutamente «è vietato pulire il parabrezza con le mutande usate», che alle Hawaii «è vietato infilare monetine nelle orecchie altrui», che in Australia «è vietato indossare shorts rosa, la domenica dopo mezzogiorno».

IL RUTTO E LA CONDANNA. La palma del bestiario più esilarante spetta tuttavia alla giurisprudenza, ovvero alle decisioni assunte dai giudici della corte di Cassazione, che in Italia acquisiscono valore di leggi. C’è solo l’imbarazzo della scelta. Ad esempio è stato condannato un marito che, in crisi con la moglie, le ha rinfacciato il passato turbolento, ricordandole che l’aveva salvata dalla strada, dove la coniuge esercitava il più antico mestiere del mondo. Nella foga l’uomo aveva usato il termine riassuntivo: «Sei una…». La Cassazione lo ha condannato, e nelle motivazioni ha fatto presente che lo avrebbe assolto se invece il marito l’avesse apostrofata con un bel: “Peripatetica!”.
Assolti invece quei padroni di casa che, dopo diversi mesi di morosità dei loro affittuari, erano andati sotto casa degli inquilini e li avevano presi a pietrate, in un’improvvisata Intifada: per i supremi giudici la lapidazione in questo caso non è reato.
La Cassazione ha condannato un contadino «per aver offeso il vicino di casa, in quanto sfinito dai potenti e terribili rutti che lo stesso emetteva in modo quasi animalesco a qualsiasi ora del giorno». L’episodio scatenante la denuncia era stata un pranzo tra amici organizzato dal contadino nella veranda di casa, quando una serie impressionante di rutti aveva investito i presenti, lasciandoli basiti. Il contadino allora aveva urlato al vicino «Sei un maiale!». Scrivono i Martinez: «Il ruttatore, persona evidentemente sensibile e raffinata, risentito dall’accostamento della sua persona al suino, ha denunciato il contadino. Il quale appunto si è visto confermata in via definitiva la condanna».