Perché vale la pena di leggere l’asfissiante “Il demone meschino” di Fëdor Sologub, un romanzo poco conosciuto in Occidente in cui Pasolini trovò «un vero e proprio capolavoro»
Fëdor Sologub (1863-1927)
Cos’è il demoniaco? Cosa diavolo è mai il diavolo? E non ditemi che la questione non vi interessa. Caso mai ci fosse un mistero che stia al pari di quello della nostra vita, ebbene questo non potrebbe essere altro che il mistero della sua presenza. Di lui, il diabolon. Perché c’è? Cosa mai è? Dove sta? E cosa sta a far che?
La prima cosa che dovete fare è scordare tutte le americanate hollywoodiane – più volgari e oscene del diavolo stesso –, sprizzanti orrore da tutte le parti con ghigni terrificanti, ululati e echi cavernosi. Se volete trovarlo cercatelo dove la vita è stupida e meschina. Forse, a volte, non occorre nemmeno andare tanto lontano. Oppure lo troverete che sta lì e si aggira in una polverosa, sperduta, cittadina di una sperduta provincia del fine Ottocento russo.
Sto parlando del mondo descritto da Il demone meschino di Fëdor Sologub, un libro poco conosciuto in Occidente ma che è stato definito il più perfetto dei romanzi russi dopo quelli di Dostoevskij. Andrej Belyj ...
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