Il Csm contro Berlusconi: «I suoi attacchi alla magistratura minano la fiducia dei cittadini»

Dopo due anni, il Csm torna ad approvare una delibera a tutela delle toghe dopo gli attacchi del leader di Fi, definiti “denigrazioni prive di fondamento»

Il plenum del Consiglio superiore della magistratura oggi ha approvato una delibera a tutela della magistratura con la quale attacca il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi, che aveva accusato alcuni pm, in particolare quelli aderenti alla corrente di sinistra delle toghe, Magistratura democratica, di essere «schierati». Per il Csm «È palesemente priva di fondamento» l’accusa alla magistratura di «finalità eversive. Sono denigrazioni del tutto inaccettabili che mettono a repentaglio i principi su cui si fonda la convivenza democratica».

LA PRATICA. La delibera votata oggi con la maggioranza (22 voti a favore su 24 membri eletti, togati e laici, oltre le tre cariche istituzionali), è stata avviata da una pratica presentata dai consiglieri della corrente più “centrista” Unicost. Nel fascicolo i membri del Csm hanno inserito alcuni articoli stampa, in particolare del quotidiano il Giornale, compresi quelli dedicati al giudice della corte di Cassazione feriale Antonio Esposito. Sono stati allegati anche il video messaggio in cui Berlusconi ha definito la sua condanna definitiva per frode fiscale «mostruosa e politica», e il video del comizio tenuto il 27 novembre, giorno in cui il Senato votava la sua decadenza. Berlusconi in quell’occasione aveva definito la sentenza sui diritti Mediaset come qualcosa che «grida vendetta davanti a Dio e agli uomini», perché «basata solo su teoremi e congetture», e poi aveva accusato Md di avere avuto «legami con le Brigate rosse».

PRECEDENTI. Il Csm oggi, dopo molto tempo, è tornato a votare una pratica a tutela della magistratura: l’ultima risale al 2011, sempre in relazione a Berlusconi, dopo le accuse lanciate al pubblico ministero che seguiva il processo Mills, Fabio De Pasquale. Più recentemente erano state archiviate molte pratiche, compresa quella presentata, a maggio 2013 dal procuratore capo di Torino, Giancarlo Caselli per le accuse mossegli via stampa da Piero Grasso. In ordine di tempo, l’ultima pratica “a tutela personale” era stata richiesta proprio dal giudice di Cassazione Esposito, per gli attacchi ricevuti dopo la sentenza Berlusconi, ma anche in quel caso il Csm lo scorso 7 novembre aveva deciso l’archiviazione della pratica.

LA REPRIMENDA. Oggi il Csm ha messo nero su bianco che stavolta però l’intervento era “insostituibile, per tutelare il prestigio e la credibilità dell’istituzione giudiziaria nel suo complesso”. Nella delibera si legge che la critica alle sentenze o alle azioni dei magistrati “è legittima e utile, ma non può spingersi sino a denigrazioni, che anche in relazione alla loro provenienza, compromettano il prestigio della magistratura”. Critiche come quelle mosse da Berlusconi compromettono “la fiducia dei cittadini nella giustizia, che è condizione imprescindibile di un’ordinata vita democratica e non consente alcune diversa forma di adeguata tutela”.