Il Corriere ha le traveggole. Trasforma le «famiglie normali» della Manif in «omofobi contro la modernità e gli ebrei»

Ieri hanno sfilato in Francia e in tutta Europa decine di migliaia di famiglie contro la «famigliafobia», la fecondazione assistita e l’utero in affitto

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manif-francia-2-febbraioNon è la prima volta che il Corriere della Sera dà i numeri quando si tratta di parlare di temi sensibili come gender, omosessualità e famiglia in Francia. E anche all’indomani della protesta della Manif pour tous contro la “famigliafobia” a Parigi e Lione, e in tutta Europa, Roma compresa (come si vede nella foto in basso), il corrispondente Stefano Montefiori trasforma delle «famiglie normali» in «tradizionalisti cattolici» omofobi e nazisti «contro il sistema, la modernità e gli ebrei».

VECCHIA FRANCIA. La colpa dei 500 mila manifestanti è chiedere che il governo socialista di Hollande non permetta alle coppie lesbiche di accedere alla fecondazione assistita, privando così i bambini di un padre, non autorizzi l’utero in affitto, permettendo così lo sfruttamento delle donne, e ritiri subito dalle scuole il programma sperimentale «ACBD dell’uguaglianza». Queste richieste sono descritte con disprezzo dal Corriere come il cuore dell’«anima tradizionalista, vecchia Francia, del movimento».

 LA VERSIONE DEL CORRIERE. Per Montefiori, molto preoccupato dal pericoloso slogan «da che mondo è mondo i maschi giocano con le macchinine e le femmine con le bambole», non è vero che il programma ABCD dell’uguaglianza diffonde tra i bambini l’ideologia del gender e li spinge «a scegliere liberamente  se diventare uomo o donna»: «Niente di questo è vero ma la protesta non ne tiene conto».

LA NUOVA GONNA DI BILL. Forse il Corriere non ha letto il programma dell’iniziativa che, come spiega il sito del ministero per gli Affari sociali, vuole «decostruire gli stereotipi di genere». Per applicare il programma, che riguarda asili e scuole elementari, il principale sindacato degli insegnanti delle elementari ha proposto di utilizzare i seguenti testi che «escono dai sentieri già battuti e dai cliché bambini/bambine proponendo ai piccoli di riflettere sulla loro identità sessuale»: “Ho due papà che si amano”, “Papà porta la gonna“, “Signora Zazie (ha il pistolino?) e “La nuova gonna di Bill”.

«INSEGNEREMO IL GENERE NELLE SCUOLE». Non solo. Il ministro Peillon ha scritto a tutti i rettori il 4 gennaio scorso di diffondere la campagna di “ligne azur”, che insegna che «l’eterosessualità non è la sola via» e invita tutti, con un apposito test, a scegliere il proprio sesso, pardon, la propria identità di genere.
E a conferma che questi sono obiettivi del governo socialista, si possono ascoltare le parole pronunciate sabato da Laura Slimani, nuova presidente dei Giovani socialisti: «Sì, le differenze tra uomini e donne sono costruite [dalla cultura, ndr], il genere esiste e sì, noi lo insegneremo nelle scuole».

FECONDAZIONE ASSISTITA. Tutto questo il Corriere non lo scrive per ricordare perché centinaia di famiglie il 27 gennaio scorso non hanno mandato i loro figli a scuola in occasione della “Journée de Retrait de l’Ecole”. In compenso, critica i manifestanti per essersi espressi contro l’introduzione «di una legge che allarghi il ricorso alla Pma (Fecondazione assistita) alle coppie di lesbiche o la legalizzazione dell’utero in affitto».
Montefiori fa notare che «nessuna di queste due misure è all’ordine del giorno» ma non ricorda che durante la discussione intorno alla legge sulla Famiglia se ne parlerà e che il 19 luglio scorso quattro deputati hanno depositato un progetto di legge che ha come scopo quello di aprire la fecondazione assistita proprio alle coppie lesbiche. Senza contare che tra le doti di Hollande non c’è quella di mantenere le promesse.

manif-roma-manifestoGAY OMOFOBI. Per delegittimare in modo definitivo le famiglie con i loro pericolosi passeggini, Montefiori li taccia di omofobia ricordando che «la stravagante e chiassosa Frigide Barjot, sedicente amica degli omosessuali, è stata messa da parte», come se il motivo della divisione tra l’ex portavoce e la Manif fosse l’amicizia con gli omosessuali.
Per capire che non è così basterebbe ascoltare i discorsi della presidentessa della Manif, Ludovine de La Rochere («Noi rispettiamo i gay»), o guardare l’elenco dei portavoce del movimento, tra cui figura l’omosessuale dichiarato Jean-Pierre Delaume-Myard. Ma siccome lui afferma di essere «contrario alle nozze gay», per il Corriere deve essere omofobo pure lui.

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