“Il coraggio di aprirsi all’ampiezza della ragione”
Il 26 settembre si è svolto il convegno organizzato da Fondazione Zanotti dal titolo “Il Coraggio di aprirsi all’ampiezza della ragione” in memoria di monsignor Luigi Negri, arcivescovo di Ferrara dal 2013 al 2017 e figura di riferimento per le tante persone che hanno partecipato all’evento.
Nel suo saluto introduttivo Marcello Pera ha ricordato il presule ferrarese con queste parole: “Tutti riconoscono che monsignor Negri era un combattente. Sì, lo era, e coraggioso, infaticabile, inarrestabile davanti alle conseguenze. Ma era assai di più di un combattente: era credente”. Nella memoria di molti è ancora vivo il ricordo dell’originale catechesi rivolta a tutta la città svolta in sette lezioni sui Promessi Sposi.
Il seminario è stato introdotto dalla proiezione di uno stralcio della lezione di monsignor Negri sulla figura dell’Innominato, nel cui volto l’Arcivescovo identifica le caratteristiche dell’uomo moderno che privandosi della dimensione divina conduce un’esistenza limitata a sé stessa. Sarà l’incontro con Lucia e il “frastuono allegro” della folla in festa a farlo esclamare “Che diavolo hanno costoro? Che c’è di allegro in questo maledetto paese?” e a condurlo sulla via della conversione.
Il convegno è proseguito nel dialogo con i docenti universitari di filosofia Paolo Pagani e Giovanni Maddalena che hanno mosso le loro riflessioni a partire da questi interrogativi: qual è il ruolo della ragione umana? Che relazione intercorre tra fede e ragione? Quale prospettiva nasce dalla sintesi di queste due dimensioni? Oggi siamo abituati a pensare a fede e ragione come due sfere separate, inconciliabili se non opposte tra loro. Questo convegno ha voluto scardinare completamente questo pensiero, sottolineando come invece la ragione sia il soggetto stesso della fede se non il suo presupposto. Quest’ultima restituisce alla ragione, infatti, la sua natura autentica, sostenendola nella sua apertura all’infinito. Paolo Pagani afferma infatti: “Smarrire questo orizzonte di infinito, significa smarrire sé stessi, non entrare mai davvero in contatto con sé stessi.” E poi si domanda “Qual è il problema dei ragazzi che abbiamo in aula? È che ignorano questo orizzonte, cioè ignorano la loro identità. Il rapporto con l’infinito è ciò che qualifica l’essere umano.” Il discorso si è chiuso, infatti, con la speranza che ogni uomo possa riuscire a recuperarlo, con il fine di riconsegnare nuovamente sospiro alla vita. Il convegno ha avuto la partecipazione anche dei ragazzi universitari, che hanno sentito rappresentata la loro voce a partire da ” i discorsi universitari” di Benedetto XVI, fulcro di espressione del pensiero del Papa su questi temi, e che sono intervenuti per proporre le loro iniziative e la realtà di “Accademia”, comunità di giovani e adulti ben consapevoli che “la verità è un lavoro di uomini che vivono insieme e dialogano con benevolenza”, seguendo le parole di Platone.
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