Il ciellino Negri scrive a Ferrara. L’egemonia, la fede “in faccia al mondo” e il popolo dalla vita lieta

Lettera del vescovo al Foglio. «La storia della vita di Comunione e Liberazione è la storia di una realtà ecclesiale: con grandi e quotidiani esempi di quella che il concilio ha chiamato “la santità comune del popolo di Dio”»

Sabato sul Foglio è stato pubblicato un articolo di Paolo Rodari intitolato “I penitenti. Don Julián Carrón porta Comunione e liberazione nel deserto. Nella chiesa, dopo tanta politica, s’apre la stagione dello Spirito” (lo potete leggere qui), accompagnato da una “noterella sui movimenti e la loro scelta religiosa” del direttore Giuliano Ferrara. A proposito di quell’articolo (e di un altro apparso sul Corriere della Sera) su tempi.it ha già scritto il nostro Rodolfo Casadei.

MA QUALE EGEMONIA. Oggi, ancora sul Foglio, è stata pubblicata una lettera di monsignor Luigi Negri, vescovo di San Marino-Montefeltro, intitolata “Ma quale egemonia, Cl continuerà a vivere la fede ‘in faccia al mondo'”. Nella sua missiva, il vescovo contesta la lettura del direttore del Foglio secondo cui il movimento di Comunione e liberazione si stia allontanando dalla politica per immergersi nella “vita dello spirito”. Scrive Negri: «Non c’è un’immagine più lontana dalla sensibilità e dalla cultura di monsignor Giussani che questa. Egli, attraverso il suo carisma, ha precisamente fatto emergere dalla grande tradizione ecclesiastica ambrosiana un avvenimento di popolo, di popolo cristiano, caratterizzato da una fede ecclesiale e dal desiderio di comunicare questa stessa fede agli uomini, dentro le vicende concrete e quotidiane della società. Questo il messaggio della sua ultima intervista al Corriere della Sera, pochi mesi prima di morire: “Vivete coraggiosamente la fede in faccia al mondo”».

IL PROTAGONISTA DELLA STORIA. Giussani, racconta Negri, non riduceva mai il cristianesimo «a uno spiritualismo individualistico, pietistico e moralista» e non lo intendeva come «un’esperienza aristocratica, intellettualistica e moralistica». Per il fondatore del movimento, invece, cita Negri, «il protagonista della storia è il popolo cristiano: quel popolo che “mangia e beve, veglia e dorme, vive e muore non più per se stesso, ma per Lui, che è morto e risorto per noi”».

GLI ESEMPI NEL MONDO. Il vescovo ci tiene anche a confutare un ulteriore passaggio del ragionamento del direttore del Foglio in merito a una nuova presunta arrendevolezza di fronte al mainstream mondano. «La storia della vita di Comunione e Liberazione è la storia di una realtà ecclesiale: con grandi e quotidiani esempi di quella che il concilio ha chiamato “la santità comune del popolo di Dio”, e io ho visto e vedo tantissime testimonianze in questo senso. Ma è certamente anche la storia dei limiti e degli errori, che accompagnano inevitabilmente ogni esperienza umana».

NON CRIMINALIZZARE. Infine, conclude Negri, «nessuno ha comunque il diritto di leggere in modo esclusivamente negativo la storia di Cl. Lo dico per le centinaia e centinaia di migliaia di persone che si sono aiutate a vivere di fede, che hanno vissuto la loro testimonianza negli ambienti: la loro è stata ed è una vita buona, sacrificata e lieta». «A nessuno concedo il diritto di criminalizzare questa storia di cui mi sento orgogliosamente partecipe, oggi più che all’inizio. Con tutta la mia amicizia e con un augurio sincero che tu non cessi la tua grande battaglia per la libertà e la ragione, in questa società così triste e avvilita».