Il giuslavorista ucciso dalle Br vide il lavoro sommerso, le collaborazioni non regolate, le nuove forme di impresa. E individuò il vero problema: non solo la disoccupazione, ma anche e soprattutto il basso tasso di occupazione
Commemorazione del 2018 dell'anniversario dell'uccisione del giuslavorista Marco Biagi a Bologna (foto Ansa)
L’ultimo omicidio politico in Italia è stato quello di Marco Biagi. Sono trascorsi ormai 24 anni e l’associazione Amici di Marco Biagi, che ne promuove la memoria, quest’anno ha proposto una lettura originale e inedita delle fondamenta del suo pensiero. Biagi era cattolico. È sempre stata un’informazione nota, anche perché per lui non si trattava di un’appartenenza formale o secondaria, ma non è mai divenuta chiave di interpretazione del riformismo che ha incarnato.
Cattolico, cioè universale. E sono almeno tre le direttici nelle quali è possibile rinvenire questa sua identità. Innanzitutto, la dimensione spaziale: Biagi era aperto al mondo, sapendo che il mercato del lavoro italiano sarebbe stato sempre più interconnesso a quello europeo e alle profonde innovazioni tecnologiche alle porte. Per questo è diventato uno dei padri del diritto del lavoro comparato, cercando continuamente buone pratiche internazionali da portare in Italia.
Al tempo stesso, ha abbattuto i muri entro i quali ...
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