Il caso Francia dimostra che la contraccezione non fa diminuire gli aborti, anzi

Secondo il ministero della Salute francese, gli aborti nel 2013 sono stati 229 mila, 10 mila in più rispetto al 2012. Nonostante il massiccio uso dei contraccettivi

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I dati appena pubblicati dal ministero della Salute francese sull’aborto segnalano una crescita delle interruzioni di gravidanza e smentiscono il luogo comune secondo cui la contraccezione serve a diminuire gli aborti. Dal 2012 al 2013 i numeri sono cresciuti del 4,5 per cento, raggiungendo un totale di 229.000 aborti, ben 10 mila in più rispetto all’anno precedente.

CONTRACCEZIONE. La crescita del numero di aborti si è verificata nonostante sia stata promossa una grande campagna mediatica per l’utilizzo della contraccezione di terza e quarta generazione, che ha incrementato l’uso già massiccio della contraccezione in Francia. Nel rapporto rilasciato dal Drees (l’Istituto statistico del ministero della Salute francese) si legge: «Il numero di aborti, compresi quelli praticati sulle più giovani, non può essere attribuito principalmente a una mancanza di copertura contraccettiva».

NONOSTANTE LA PILLOLA. Nel 2o13, infatti, il 97 per cento delle donne (escluse quelle incinte e sterili) che hanno avuto rapporti e che non volevano figli hanno utilizzato un sistema contraccettivo. In più, «già la relazione del 2007 indicava che due donne su tre hanno abortito dopo aver utilizzato un metodo contraccettivo che non ha funzionato». Nella relazione compaiono infine le recidive: circa una donna su tre in età fertile ha già abortito almeno una volta. Ma le cifre potrebbero anche essere peggiori, visto che i dati non possono tener conto degli effetti abortivi della pillola del giorno dopo, venduta senza ricetta dal 1999 e con un picco di acquisti nel 2013 di 1,2 milioni di confezioni.

«DIRITTO FONDAMENTALE». Eppure, in nome di un presunto e di fatto inesistente difficile accesso all’aborto, l’Assemblea nazionale francese in aprile ha approvato un emendamento alla legge sulla Sanità, che abolisce l’obbligo di attendere sette giorni tra il colloquio con il primo e il secondo medico per ottenere l’aborto. Per Catherine Coutelle, presidente della delegazione per i diritti delle donne, «è una questione di principio e comodità. Le donne non hanno bisogno di un obbligo legale per riflettere». L’attesa di sette giorni avrebbe costituito, secondo le femministe francesi, «un impedimento» alla visione dell’aborto «come diritto fondamentale, senza riserve né restrizioni».

Foto Ansa


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