Ieri donna, domani uomo, dopodomani vediamo

Per cambiare sesso sulla carta d’identità probabilmente non servirà più sottoporsi a un intervento chirurgico. Basterà l’autocertificazione

Per cambiare sesso sulla carta d’identità probabilmente non servirà più sottoporsi a un intervento chirurgico. In Danimarca, già da tempo basta solo presentare un’autocertificazione dopo aver colloquiato con uno psicologo. E a New York presto sarà sufficiente presentarsi allo sportelli ancora belli come mamma ci ha fatto, provvisti solo un certificato: rilasciato da un medico, un infermiere… un’ostetrica. Esatto: un’ostetrica. Così, se mai un giorno dovessero venirmi dubbi circa la mia identità sessuale, magari mi rivolgerò proprio a lei, la stessa levatrice che quarant’anni fa ha annunciato per prima al mondo il mio arrivo “Signori, è una splendida bambina!”. Ora, anche potendo sfruttare una tale opzione, io non saprei che farmene. Diciamo però che se adesso l’anagrafe si presta al miracolo di invertire i sessi, cosa sarebbe mai se io chiedessi piuttosto il ritocco a qualche altro dettaglio? Altezza 1.77, occhi verdi, professione scrittrice di best-seller. Chissà, magari se il mio dentista mi butta giù due righe, posso sperare… Senza nemmeno gettare un po’ di scompiglio in famiglia (intendo ad esempio il parapiglia servito per merenda a un bambino che al ritorno dal doposcuola si ritrova con due genitori dello stesso sesso), farei anche contento il consorte. A proposito: è da settimane che mio marito sta selezionando pile di curricula per scovare un giovane addetto alle vendite che lo accompagni in tutte le trasferte: se non si sbriga, tra poco corro il rischio che a chiedere il posto – anziché uno sbarbato neodiplomato – gli si presenti uno stuolo di rampanti e prosperose venditrici: uomini agli atti, ma donne nelle forme.

Ironia a parte, il punto resta: un simile cambiamento di sesso sul documento da un lato non attesta alcuna metamorfosi, e dall’altro la dice lunga su una pretesa d’onnipotenza che in questi termini si fa strada con incredibile facilità: in barba alla natura, io potrò trasformarmi in quel che voglio essere! Ieri donna, domani uomo, dopodomani vediamo. E via di nuovo. Ma per quanto lo possa trascrivere nero-su-bianco, per quanto possa sventolare il mio documento di riconoscimento a chiunque voglia saper chi sono, una parte di me è – e sarà – sempre donna. Allora mi domando: se davvero credessi d’avere impulsi non consoni al mio genere, non avrebbe più senso che mi dichiarassi di sesso femminile, sottolineando apertamente al mondo le problematiche, le pulsioni e le attitudini che mi porto dentro? Lungi dall’essere capace di immedesimarmi in una persona che soffre realmente per questo, immagino tuttavia che ogni mattina – quando si alza dal letto e si guarda allo specchio – sia sopraffatta da una prepotente domanda di significato: quella che si desta nel vedere uno strappo così forte tra il proprio corpo e la propria mente.

Allora si potrà anche eliminare la dicitura del sesso nativo sul passaporto, ma non si riuscirà a cancellare altrettanto facilmente l’interrogativo di senso a cui tutto ciò richiama.

@marcellamanghi