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Ideologia gender e pink dollar

novembre 3, 2015 Aldo Vitale

Come le comunità Lgbt sfruttano l’omosessualità per la propria legittimazione, così a loro volta esse stesse sono sfruttate dai loro sostenitori per i propri guadagni

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«La prima divisione del lavoro è quella tra uomo e donna per la procreazione dei figli»: in questa contrapposizione per Karl Marx si trova la radice di ogni contrapposizione storico-sociale che perciò è, sostanzialmente, la ri-elaborazione della contrapposizione archetipica, cioè quella tra uomo e donna all’interno della struttura portante della società borghese, ovvero la famiglia fondata sul matrimonio monogamico.

Sulla scia delle riflessioni di Marx, il suo amico, collega e finanziatore Friedrich Engels può, infatti, scrivere: «Il primo contrasto di classe che compare nella storia coincide con lo sviluppo dell’antagonismo tra uomo e donna nel matrimonio monogamico».
Su questo assunto si è sviluppato il movimento femminista di matrice marxista che ha dispiegato le energie per liberare la donna dall’oppressione dell’uomo.

E come la donna doveva essere liberata dall’oppressione maschile ieri, oggi, invece, secondo i sostenitori dell’ideologia gender, l’identità gender (LGBTQI) nella sua variegata forma, sempre diversa, sempre fluida, sempre non identificabile, deve essere liberata dalla (presunta) oppressione eterosessuale.

Insomma, nella misura in cui l’ideologia gender costituisce l’ultima frontiera dell’ideologia femminista che a sua volta si installa alla radice nell’alveo dell’ideologia marxista, si può riconoscere che l’ideologia gender sia, almeno sotto l’aspetto della lotta di liberazione di genere, un prodotto diretto e maturo del marxismo.

Tuttavia, per le insondabili ironie della storia, l’ideologia gender affonda la propria legittimazione politica e sociale anche in ciò che è drasticamente opposto al marxismo, cioè l’individualismo capitalistico.

Prova ne sia non solo l’industria multimiliardaria della riproduzione artificiale che attende di buon occhio in tutti i Paesi la legalizzazione delle unioni diverse da quella tra uomo e donna per ampliare il bacino d’utenza ed aumentare il già proficuo fatturato annuo, ma soprattutto tutti quegli studi economici che hanno già individuato nelle comunità LGBTQI un danaroso mercato da sfruttare ed accaparrarsi.

Non a caso la prestigiosa rivista finanziaria Forbes parla di “pink dollars”, cioè di “dollari rosa” per indicare l’ingente volume di affari che orbita intorno alle comunità LGBTQI che in molti stanno favorendo e sostenendo per potersi spartire una fetta di quell’immenso volume di danari che vale globalmente ben 3 mila miliardi di dollari.

Forbes, infatti, chiarisce che i gay e le lesbiche viaggiano di più, hanno più case ed auto, spendono di più in vestiario e tecnologia; essere gender-friendly, dunque, conviene alle imprese che vogliono aumentare il profitto.

Il profilo degli interessi finanziari in ballo, del resto, sta emergendo sempre più vistosamente, posto che negli Stati Uniti lo sfruttamento economico delle comunità LGBTQI vale ben 1000 miliardi di dollari, e che in Cina, invece, si è delineato un mercato che vale ben 300 miliardi di dollari.

Si arriva quindi allo studio del Williams Institute dell’Università della California che evidenzia, addirittura, la stretta relazione tra la legalizzazione dei diritti, anche di famiglia (matrimonio, filiazione, adozione ecc) delle comunità LGBTQI e lo sviluppo dell’economia e del prodotto interno lordo di un Paese che si muove in tale direzione.

Insomma, dietro il riconoscimento delle comunità e delle rivendicazioni LGBTQI si cela un proficuo mercato che sostiene le suddette comunità per poterle sfruttare meglio da un punto di vista economico e commerciale.

Ecco allora che l’ideologia gender affonda le proprie radici nel pensiero materialistico marxista e trova la sua forza propulsiva nel pensiero materialistico capitalista, diffondendosi con rapidità grazie ai potenti mezzi finanziari e alle pressioni economiche del secondo celati dai presunti nobili scopi di eguaglianza del primo.

In sostanza: come le comunità LGBTQI sfruttano l’omosessualità per accrescere la propria legittimazione sociale e politica, così a loro volta esse stesse sono sfruttate dai loro sostenitori per accrescere i propri guadagni.

In tutto ciò, con evidenza cristallina e sebbene a loro stessa insaputa, l’umanità, la dignità, delle persone delle comunità LGBTQI ne esce manipolata e ferita proprio a causa dei loro stessi sostenitori che in effetti, nella maggior parte dei casi, sono soltanto dei banali, ma per questo non meno astuti e cinici, sfruttatori.

L’ideologia gender, insomma, nel suo grottesco modo d’essere, sintetizza due dimensioni ideologiche contrapposte che, tuttavia, altro non sono che le facce diverse della stessa medaglia, come evidenzia Nikolaj Berdjaev: «Il socialismo non è che l’altra faccia dell’individualismo, il risultato della dissoluzione e della disgregazione individualistiche».

Foto da Shutterstock


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29 Commenti

  1. Emanuele says:

    Il filosofo Fusaro sostiene in sostanza la stessa teoria. L’atomizzazione della società, ossia la divisione della stessa fino a formare individui isolati, realizza il capitalismo perfetto: ogni azione viene monetizzata.

    La famiglia, secondo Fusaro, è l’ultimo baluardo contro il capitalismo perfetto. Infatti, al suo interno ci si mette a servizio gli uni degli altri gratuitamente. Più la famiglia si sfalda, più è necessario ricorrere a figure professionali: badanti ed ospizi per gli anziani, babysitter e nidi per i piccoli, surrogati (videogame, tv, internet, etc.) per vincere noia e solitudine, ansiolitici e antidepressivi per combattere lo stress. Più la famiglia è debole, più si faranno affari offrendo servizi a pagamento.

    L’ultimo ostacolo da abbattere è la filiazione, processo naturale per antonomasia. Prima si è iniziato con la fecondazione in vitro , poi con l’eterologa (anche per i single ) infine con l’utero in affitto. Tutte pratiche molto redditizie per chi le pratica. Così attorno alla procreazione si è instaurato un business miliardario, spesso a danno proprio di chi cerca un figlio a tutti i costi.

    Secondo Fusaro, l’ideologia lgbt e gender servono proprio per dare il colpo di grazia alla società annullando il concetto di famiglia. Una serie di rapporti mutevoli ed a geometria variabile sostituiranno il matrimonio, ma saranno rapporti in cui si diventa più che altro “compagni di shopping” che vero sostegno l’un per l’altro: nei momenti di difficoltà interverranno i professionisti, i medici, gli infermieri, gli psicologi, le badanti, etc. Chi, infatti, si prenderà la briga di accudire un compagno che oggi c’è, ma domani chi sa? Chi farà progetti di vita con uno appena conosciuto che magari domani cambia idea?

    • Giannino Stoppani says:

      Per quanto mi ricordi questa deriva è stata osservata dagli economisti a partire dagli anni settanta del secolo scorso (ma anche da prima).
      Del resto se quello che conta è il PIL e le sue infinitesime variazioni, le prestazioni non monetizzabili dei familiari non contano nulla e vale più una colf che una casalinga.

  2. Emanuele says:

    Una parola anche sulla condizione della donna…

    Marx aveva decisamente torto. Il problema della donna non si è risolto con l’industrializzazione ed il lavoro in fabbrica, anzi…

    Il problema principale è che, se veramente si vogliono rispettare uomini e donne, i primi devono essere trattati da uomini, le seconde da donne. Invece, la rivoluzione femminista è finita per diventare omologazione al maschio. Nel mondo del lavoro tutto ciò che è femminile è mal visto perché contrasta con la nuova trinità Produzione, Consumo, Danaro.

    Così gravidanza ed allattamento sono viste come la peste… pure le mestruazioni sembrano un problema epocale (basta vedere certe pubblicità ). E non parliamo delle donne che hanno più figli: anatema!

    Fino a che non si riconoscerà alla donna il suo ruolo essenziale ed esclusivamente suo della maternità (compreso tutto ciò che fa della donna una madre, quindi anche le mestruazioni! ) la donna sarà sempre discriminatia. Oggi invece si va nel senso contrario: con la teoria gender si vuol proprio annullare questa peculiarità femminile, dato che ognuno può sentirsi uomo o donna come gli pare.

    Ed i bambini, chi li farà? No problema, il terzo mondo è pronto a sfornare a pagamento tutti i pargoli che volete… visto che ci siamo, li prenderei già di 2-3 anni, così abbiamo risolto anche i problemi di allattamento, pannolini, nanna, svezzamento, vaccini e dentini… proprio come si fa con i cagnolini o i gattini che si lasciano alla madre finché non sono autosufficienti.

  3. Daniele says:

    Quello che non condivido di questo articolo è il concetto di “sfruttamento”.
    Che la comunità LGBT costituisca un settore di mercato molto appetibile è fuori di dubbio; ma perché parlare di sfruttamento? Se mi si offre un servizio e io liberamente scelgo di acquistarlo (o di non acquistarlo), perché dovrei sentirmi “sfruttato”?
    È altrettanto vero che molti appoggiano le rivendicazioni del movimento LGBT animati da interessi economici e non da nobili ideali egualitari; ma che importanza ha? Se qualcuno vuole appoggiare la mia causa e mi aiuta a raggiungere il mio obiettivo, perché dovrei preoccuparmi delle sue intenzioni?

    • To_Ni says:

      Marx, punto di partenza dell’articolo, attribuisce allo sfruttamento un significato che non slegava dalla necessità imperante in una società capitalistica di creare di bisogni artificiali (Distinzione di bisogni naturali e bisogni socialmente indotti in un ottica finalizzata alla valorizzazione del capitale). Diciamo che in un ottica marxista ti hanno inventato la “causa”, “l’obbiettivo da raggiungere” con l’intenzione di farti essere un ideale di consumatore. Questo indipendentemente dalla tua percezione soggettiva che ovviamente porta a non preoccuparti..

      PS: scusa se ritorno sulla cosa: non solo ti hanno indotto a ritenere che ti devi sposare con un maschio, ma che hai il diritto ad “acquistare” bambini.

      • Daniele says:

        Ma è esattamente questa visione che non condivido, secondo la quale saremmo tutti individui senza cervello, senza volontà, plasmabili e manipolabili, inconsapevoli prede di bisogni artificiali indotti dalla fantomatica “società capitalistica”.
        Faccio notare che se questo meccanismo fosse vero, si dovrebbe applicare non solo al matrimonio gay, ma a qualunque cosa che vada al di là di mangiare, bere e coprirsi. Tutto ciò che va oltre la mera sopravvivenza è “bisogno indotto”, artificiale, creato dalla società capitalistica per sfruttarci.
        Quindi? Torniamo a vivere nelle caverne?
        E comunque io non “devo” sposarmi con un maschio; credo semplicemente sia giusto che lo possa fare (anche se personalmente non lo farò, perché non apprezzo il matrimonio come istituzione, il che dimostra che di questo bisogno “indotto” non sono caduto preda).

        • To_Ni says:

          Tu non puoi condividerlo, ma già da quando nasci parte di coi che sei è dettato dalle parole che ti dicono e dei sentimenti a cui hai accesso. Ci sono esperienze che per sfortuna non conosciamo (immagino ad alcune meditazioni zen ) altre che per fortuna non conosciamo (il cannibalismo). Il cristianesimo si discosta da ciò, non è frutto del tempo e delle convenzioni, rifiuta il potere come un moloch, basta leggere il vangelo per accorgersene che non è “cosa umana”, non è frutto di una intuizione del tempo (ogni tentativo di chiamare in causa egizi, Mitra , esseni) si rilevano sciocchezze.
          Le tue considerazione sulla società capitalistica presenta dei limiti ovvi: certo questa fa tutto ciò che reputa utile per il proprio tornaconto, per salvaguardare se stessa, tenendo conto anche delle situazioni contingenti (per es. la bassa natalità) … quindi ti puoi aspettare di tutto, certo ben preparato, confezionato, con autorevoli studi ecc.. Ma non credo che sei ciosì ingenuo da non capire questo. Del resto tu non credi in una natura umana … credi che l’uomo è un prodotto culturale … quindi certo ..è modellabile in base alla cultura che domina e del potere che l’impone.

          Il tuo ultimo punto è quello che trovo delizioso:
          Se vuoi sposarti con un maschio trovi giusto poterlo fare?
          Se vuoi sposarti con tua madre perché non trovi giusto poterlo fare?
          Se vuoi sposarti con tua padre/fratello/sorella/nonna perché non trovi giusto poterlo fare?
          Se vuoi sposarti con il tuo cane* perché non trovi giusto poterlo fare?

          * Sul cane si tira in ballo la bazzecola sulla “volontà” che il cane non ha…ma, ripeto, è una bazzecola per noi uomini di mondo . basta che prendiamo qualche concetto di Schopenhauer, ce lo adattiamo… liberiamo il significato di volontà da una autoritaria interpretazione antropologica (così come si fa con il matrimonio) e ……. “si può fare !!!” (Frankenstein junior )

          • To_Ni says:

            Tu puoi non* condividerlo, ma già da quando nasci parte di ciò* che sei è dettato dalle parole che ti dicono e dai sentimenti a cui hai accesso

  4. lucillo says:

    E il business dei pellegrinaggi? – agenzie specializzate, trasporti, accompagnatori, alberghi, offerte ai santuari…
    E l’editoria religiosa? – dalle immaginette alle bibbie ai periodici….
    E l’artigiano vero o farlocco? – per la produzione di rosari, statuette di papi e madonne e santi….
    E l’architettura monumentale e la scultura in gran parte a soggetto sacro per le sepolture?
    E via elencando.
    Ogni gruppo sociale con capacità di spesa è interessante per l’industria.

    • To_Ni says:

      Lucillo, se sei tu hai perso smalto… se sei Xyzwk …. la solita solfa
      Non brilli in paragoni.
      Una cosa è fare i pellegrinaggi, su una fede che non ti puntano la pistola per crederci. Altra cosa un pervertimento antropologico che ti porta a imporre che: un figlio non ha bisogno di un padre ed una madre (ma due barbuti vanno bene lo stesso); che l’utero in affitto è cosa buona; che chi non è d’accordo è omofobo; che deve essere rieducato; che deve essere licenziato; ….ecc.

      • lucillo says:

        L’articolo (poco) furbescamente tende a svalutare idee e pratiche affettive relazionali e sessuali altre dal matrimonio monogamico eterosessuale in base al fatto che tali altre situazioni sono economicamente interessanti per l’industria.
        Il mio commento dice solo che ciò è vero per qualsiasi pratica – tutte! comprese per esempio quelle sportive eticamente “neutre” almeno in prima lettura – purché sufficientemente diffusa in gruppi più o meno vasti che rappresentino, per numerosità e/o capacità di spesa, un mercato potenziale.

        • To_Ni says:

          Quello che è vero per “qualsiasi pratica” non credo che abbia subito censure nei confronti dei gay. Nessuno impedisce pellegrinaggi gay in paradisi gay con tutti i relativi gadget. A mio parere la lettura dell’articolo fa emergere l’aspetto ideologico manipolatorio che tu minimizzi. Un esempio: Judith Butler quando scrive «Il genere è una costruzione culturale; di conseguenza non è né il risultato causale del sesso, né è tanto apparentemente fisso come il sesso […]. Teorizzando che il genere è una costruzione radicalmente indipendente dal sesso, il genere stesso viene a essere un artificio libero da vincoli; di conseguenza, uomo e maschile potranno essere riferiti sia a un corpo femminile, sia a uno maschile; donna e femminile, sia a un corpo maschile, sia a uno femminile» e si mira, con una precisa linea politica ad imporne un processo educativo in tal senso (perché questo si cerca di fare a partire dagli asili, tra favolette stravolte e con i cambi di abitino ai bambini ecc.) siamo ben lontani dai paragoni che sostieni tu che quasi riduci il tutto ad un gioco domanda ed offerta. Siamo di fronte ad una manipolazione antropologica senza precedenti. Sembra quasi che il fine è produrre gay…anche fluttuanti.

          • lucillo says:

            A parte il fatto che l’omosessualità ha certo maggiori problemi, individuali e collettivi, ad esprimersi pubblicamente e spesso anche privatamente di quanti non ne abbia la religiosità, ed a parte il fatto che le due cose non sono affatto in contraddizione se non per chi, appunto, ne fa questioni ideologiche lontane dalla vita reale degli umani reali.
            Qui il tema è diverso e davvero semplice.
            Se io ho un reddito netto di 2000 euro al mese, con il quale devo fronteggiare 1500 euro di spese “fisse”, mi restano 500 euro che in un anno fanno 6000 euro. Posso decidere di metterne a risparmio per esempio 2000 e ne spenderò 4000: posso cioè decidere di spenderne meno ma non di più, perché di più non ne ho.
            Io rappresento per il mercato nel suo complesso una potenzialità di 6000 euro/anno, ed il mercato nel suo complesso – banche ed assicurazioni comprese – me li farà mettere tutti da una parte o dall’altra. I vari soggetti del mercato sono in guerra fra di loro per accalappiare una quota più o meno consistente dei miei 6000 euri, che sempre 6000 sono, e quello che metto di qui non lo metterò di la.
            Per accalappiare quote consistenti dei miei 6000 euri si basano ovviamente sui miei gusti, cercando di evidenziare come i loro prodotti meritino di essere premiati dal mio acquisto: il meccanismo ovviamente è quello della promessa implicita di maggior soddisfazione. Se ne metti per esempio 1000 per una vacanza al mare nella mia località turistica sarai più felice che se li metti comprandoti un quadro, o facendo un pellegrinaggio, o prendendoti un nuovo telefonino….. e lo stesso fanno quelli dei quadri, dei pellegrinaggi e dei telefonini.
            Parlare di pink dollars da un punto di vista etico è del tutto privo di senso, mentre ha senso come analisi socio-economica; esattamente come possiamo parlare di
            music dollars
            jesus dollars
            IT dollars
            funny dollars
            e via via dollarando.

            • To_Ni says:

              Sul problema della visibilità credo che siamo sommersi dalla loro presenza a tutte le ore. a questo si aggiunge una campagna mediatica che sovverte ogni percezione delle cose. Appunto non c’è contraddizione: ognuno fa i pellegrinaggi che si merita e lo stesso dicasi per i gadget. Non si tratta di prendere atto della realtà esistente, ma di una manipolazione per far passare per realtà ciò che non lo è.

              Il discorso del reddito l’ho capito benissimo. ma non credo, si limiti alla tua banalizzazione. L’ho pure scritto, mi sembra in maniera chiara: credo che si preferisce una umanità 🙂 tendente al gay, fluttuante … più si è gay , meglio è.

              • lucillo says:

                Vendere ai mercati esistenti è molto più veloce e redditizio che scommettere su evoluzioni culturale a medio-lungo periodo.
                L’interesse dell’industria per un mercato non significa che essa lo crea, ma testimonia la sua importanza costituita dalla massa critica a sua volta frutto del mix di numerosità e capacità individuale di spesa.
                Certo alcuni gruppi hanno orientamenti di spesa molto caratterizzati, e quindi sono particolarmente appetitosi per il business. Moltissimi di quelli che fanno sport sono fissati su tute, scarpette, attrezzature ed ogni ninnolo possibile ed immaginabile; questo pubblico è molto più ristretto ma molto più determinato nella spesa che quello in generale, per esempio, degli studenti. Ma se molti si mettono a fare scarpette da tennis non significa che il tennis è spinto dall’industria delle scarpette, ma solo che più gente si sta interessando al tennis per altri motivi (per esempio c’è un campione nazionale emergente).

                • To_Ni says:

                  “Vendere ai mercati esistenti è molto più veloce e redditizio che scommettere su evoluzioni culturale a medio-lungo periodo.”

                  Una cosa no esclude l’altra. Ci stanno scommettendo, e pure parecchio, sull’evoluzione culturale. Pare che è prioritario in tutte le sedi burocratiche sovrannazionali (che si impongono sulle politiche nazionali), economiche , nelle comunicazione ecc.
                  Siamo oltre al concetto da “scarpetta da tennis”.

                • giovanna says:

                  Mah, credo che la nostra trollina daniele-lucillo giorno dopo giorno dimostra sempre di più la totale inconsistenza del suo pensiero : banalità simili, a pacchi proprio, non se ne leggono facilmente.
                  Cara, forse rileggendoti potresti accorgertene anche tu di quanto sei vuota.
                  Ti confesso che volevo provare ad argomentare , ma mi è proprio impossibile argomentare sul nulla.
                  Prova a vivere : meno virtuale, più reale, posto che tu possa scegliere.

                • To_Ni says:

                  Ignoro il perché non hanno pubblicato una mia risposta. Ritento,

                  Vendere ai mercato esistenti è certo veloce e redditizio (cosa che fanno senza limitazione alcuna) , ma piroettarsi a medio e lungo termine fa parte delle scelte strategiche di ogni seria impresa.

                  Hai perso smalto e la butti sulla “scarpette da tennis”, glissi su aspetti che invece sono mastodontici: una manipolazione culturale che ha riscontri tra intellettuali (Butler è solo una) tra organizzazioni burocratiche internazionali che sovrastano e condizionano anche le legislazioni nazionali ed un sistema mediatico totalizzante … ma tu vuoi giocare a tennis.

                  • lcll says:

                    Ho solo commentato l’articolo la dove dice

                    inizio citazione
                    Non a caso la prestigiosa rivista finanziaria Forbes parla di “pink dollars”, cioè di “dollari rosa” per indicare l’ingente volume di affari che orbita intorno alle comunità LGBTQI che in molti stanno favorendo e sostenendo per potersi spartire una fetta di quell’immenso volume di danari che vale globalmente ben 3 mila miliardi di dollari.
                    Forbes, infatti, chiarisce che i gay e le lesbiche viaggiano di più, hanno più case ed auto, spendono di più in vestiario e tecnologia; essere gender-friendly, dunque, conviene alle imprese che vogliono aumentare il profitto.
                    fine citazione

                    Indico che questo fenomeno costituisce la assoluta normalità, e che si svolge con e si rivolge a tutti i gruppi caratterizzati da capacità di spesa.
                    Stando così le cose l’interesse del business per un gruppo non dice assolutamente nulla a livello etico sul gruppo stesso.

                    Aggiungo che è anche assolutamente normale che dei portatori di interessi si organizzino per rendere evidenti le loro istanze, vedere riconosciute le loro esigenze, accrescere la tutela dei loro diritti. Riconosco che è vero – e lo trovo positivo – che stanno avendo qualche successo le azioni culturali sociali e politiche a scopo di levare stigma sociale – ed in non pochi casi discriminazione quando non persecuzione – a situazioni differenti da famiglia.monogamica.eterosessuale.una.sola.nella.vita. Il pensare che l’estensione dei diritti tolga qualcosa a chi già li ha riconosciuti costituisce per essere gentili un errore – in quanto semmai elimina privilegi -, se non una vera e propria patologia psichiatrica caratterizzata da fobie ed inesistenti azioni persecutorie, il tutto accompagnato ed incoraggiato dai portatori di specifica ideologia che non si accontenta di avere spazio sociale, ma pretende di averlo in modo privilegiato se non esclusivo.

                    • To_Ni says:

                      “Riconosco che è vero – e lo trovo positivo – che stanno avendo qualche successo le azioni culturali sociali e politiche a scopo di levare stigma sociale…” finalmente hai abbandonato le “scarpette da tennis”.

                      E’ quello che voglio sentirti dire : il tuo gradimento per un sistema nel quale una burocrazia che soverchia e comprime la democrazia, che impone attraverso “autorevoli studi” e “regolamenti” il modo in cui le persone devono allinearsi. Un nuovo gnosticismo, tecnocratico (pseudo)scientifico, coronato da una propaganda che non ha eguali nella storia dal punto di vista qualitativo e quantitativo. Quello che accomuna te, con MicheleL (l’uomo che ha soverchiato Shiva101) e la servizievole Xyzwk è l’idea che tutti, ma proprio tutti, devono essere buoni come voi , altrimenti sono cattivi, anzi peggio “malati” (omofobi)

                    • To_Ni says:

                      Parlo di molte cose, non ultima l’Irlanda. Soprattutto mi riferisco ad un sistema di regolamenti che soverchia nazioni ed individui. Esistono centinaia di regolamenti alcuni al limite dei ridicolo (regolamenti UE sulla banana*, regolamenti in alcuni atenei statunitensi sul giusto modo di approcciarsi tra ragazze”, regolamenti ONS sul giusto modo di “toccarsi” ), mi riferisco ad i veri ricatti che si fanno nei confronti di nazioni povere con le quali si impongono politiche abortive e contraccezione e gaiose letteralmente sotto ricatto di mancati aiuti. Mi riferisco alle sentenze, fondate su studi sociologici “autorevoli” che impongono ad interi popoli come si deve per forza pensare. Gli esempi non ti mancano.
                      Per questo sostengo che la democrazia è una farsa e la burocrazia è un “dittatore”
                      Senti questa perla:
                      “Man mano che la libertà politica ed economica diminuisce, la libertà sessuale ha tendenza ad accrescersi a titolo di
                      compenso. E il dittatore sarà bene accorto a incoraggiare questa libertà. Aggiungendosi al diritto di sognare sotto
                      l’influenza della droga, del cinema, della radio, essa contribuirà a riconciliare costoro con la schiavitù che è il loro
                      destino”. Aldous Huxiey,

                      *“Il calibro è determinato, 1° dalla lunghezza del frutto, espressa in centimetri e misurata lungo la faccia convessa, dal punto in cui il peduncolo si inserisce sul cuscinetto fino all’apice; 2° dal grado, cioè dallo spessore, espresso in millimetri, di una sezione trasversale del frutto praticata tra le facce laterali e nel mezzo del frutto stesso, perpendicolarmente all’asse longitudinale. Il frutto di riferimento che serve a misurare la lunghezza e il grado è il seguente: il frutto mediano, situato sul lato esterno della mano: il frutto che si trova accanto al taglio con cui è stata sezionata la mano, sul lato esterno del frammento di mano. La lunghezza minima e il grado minimo sono fissati rispettivamente a 14 cm e 27 mm”. ( regolamento europeo n. 2257/94)

                  • To_Ni says:

                    Il mio commento delle 16:35era in risposta ad un post di Lcll poi rimosso.

          • Pepito says:

            Il grimaldello per far entrare nelle scuole il gender lo spacciano per “lotta al bullismo”. Si vuole combattere il bullismo “eliminando” le differenze. Se non c’è un diverso non ci sarà chi lo discrimina. Il problema è che per farlo si deve negare la realtà, ma a parte questa quisquilia a loro sembra un ottima idea. Anche se le nuove generazioni si trovassero nel più assoluto caos antropologico della storia dell’umanità nel quale l’individualismo più sfrenato dell’uomo troverebbe terreno fertile per qualsivoglia egoistica bassezza travestita da “diritto”, i geniacci dicono sia una cosa molto astuta.

            • Giannino Stoppani says:

              Ma a loro non interessa minimamente eliminare il bullismo, a loro interessa questo:
              “Noi checche rivoluzionarie sappiamo vedere nel bambino non tanto l’Edipo, o il futuro Edipo, bensì l’essere umano potenzialmente libero. Noi, sì, possiamo amare i bambini. Possiamo desiderarli eroticamente rispondendo alla loro voglia di Eros, possiamo cogliere a viso e a braccia aperte la sensualità inebriante che profondono, possiamo fare l’amore con loro. Per questo la pederastia è tanto duramente condannata: essa rivolge messaggi amorosi al bambino che la società invece, tramite la famiglia, traumatizza, educastra, nega, calando sul suo erotismo la griglia edipica” Mario Mieli, “Elementi di critica omosessuale”, 1977.

              • SUSANNA ROLLI says:

                …ci voleva!, ne sentivamo la mancanza , io per non dimenticarlo ho copiaincollato. Bisognerebbe incorniciarlo e metterlo sul comodino di tutti le persone che non credono che possano esistere certi illuminati…:). E invece ci sono.
                Grazie, Giannino.

              • Raider says:

                Sempre così grande, Giannino! Passa sempre questo promemoria per i genderisti che tendono, stranamente, a trascurare questo importante contributo alla loro causa scaturito dal più profondo del cuore di uno dei loro riferimenti ideali più elevati.

                • Pepito says:

                  …genderisti i quali intestato a un personaggio del genere circoli in tutta Italia!
                  Personalmente però, i soggetti più dannosi ritengono siano i negazionisti che si spacciano per “cattolici adulti”, quelli stessi per intenderci, che se parli delle unioni civili definendole inaccettabili, si stracciano le vesti e ti danno dell’intollerante estremista cattolico medievale ecc…ecc…e purtroppo ne conosco molti. Troppi.

La rassegna stampa di Tempi
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Il Paradiso andata e ritorno - Di Giovanni Fighera

Tempi Motori – a cura di Red Live

Piegano come una moto (a volte pure di più) ma offrono più sicurezza e abitabilità. Con un buon "allestimento" possono essere una valida alternativa all'auto offrendo velocità e agilità da scooter e protezione (anche dei vestiti) da auto. Sono i mezzi a tre ruote, sia scooter sia moto, con sistema di basculamento. Quasi tutti scooter hanno però una guest star. Ecco quali sono e come vanno.

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