I Verdi francesi sognano una dittatura del pensiero green

Duro j’accuse del saggista Brice Couturier sul Figaro: il partito ecologista è minoritario straparla di gender e razzismo.

Al centro, Pierre Hurmic, sindaco di Bordeaux

Mai fidarsi dei Verdi, neppure di quelli nuovi, giovani ed europeisti, cugini di Greta e nipotini di Al Gore che – Italia esclusa – crescono nei sondaggi e nei risultati elettorali, fanno sentire migliore la coscienza di chi li vota e hanno la ribalta mediatica perché venga presa sul serio qualunque loro sparata, che di solito parte dall’ambiente e inevitabilmente finisce nella landa sconfinata tra il femminismo, il neopaganesimo e il complottismo.

Le elezioni francesi svoltesi pochi mesi fa in piena pandemia hanno visto eletti alcuni sindaci del partito Europe Écologie-Les Verts in alcune città di discreta importanza. La pigrizia dei giornalisti francesi e non ha subito fatto parlare di “onda verde”, fine imminente di Macron e rivoluzione prossima delle gerarchie politiche transalpine. Nulla di più falso, ammoniva pochi giorni fa dalle colonne del Figaro Brice Couturier, giornalista e saggista autore anche di una biografia di Macron.

ECOLOGISTI DELLA PEGGIOR SPECIE

È proprio al presidente leader di En Marche! che Couturier rivolge un appello: non perda tempo a inseguirli, le loro idee sono incompatibili con democrazia e progressismo, e la vittoria in 8 comuni con più di 100.000 abitanti alle ultime elezioni “è stato uno tsunami in un bicchiere d’acqua”. Tra astensione record e pandemia, “l’onda verde” altro non è stata che una piccola e fisiologica redistribuzione del voto tra partiti di sinistra, dice Couturier. Ecologisti della peggior specie, i nuovi Verdi francesi: “Un intero movimento, ultra minoritario nell’opinione, ma terribilmente potente nel mondo accademico e nei media, è, come loro, convinto che le manifestazioni popolari di ‘genere’ debbano essere bandite e che si debba imporre la ‘scrittura inclusiva’, che le forze dell’ordine sono contaminate dal ‘razzismo sistemico’, in nome del quale dichiarare di essere antirazzisti è una chiara prova che lo si è davvero”. Persone convinte “che la mascolinità è ‘tossica’ e l’eterosessualità sospetta; che il progresso tecnico non è solo inutile, ma dannoso; che dobbiamo decostruire la nostra storia, piena di colpe, e sradicare i nostri usi e costumi”.

IL TOUR DE FRANCE, “MASCHILISTA E INQUINANTE”

Nulla di nuovo sotto al sole caldo del global warming, insomma, con l’aggravante che ad accusare il Tour de France di essere “maschilista e inquinante” è il sindaco di Lione Grégory Doucet, non Brigitte Bardot, con conseguente ricaduta sul dibattito politico nazionale, visto il peso dei Verdi. Il sindaco di Bordeaux, Pierre Hurmic, ha annunciato che non metterà più “alberi morti nelle piazze per Natale” e che a fine 2020 la sua città adotterà la Carta dei diritti degli alberi. Non pensiate che siano errori di comunicazione da neofiti, avverte Couturier, “intendono dire esattamente quello che dicono”. “Non avere un marito mi garantisce piuttosto di non essere violentata, uccisa, o picchiata”, ha detto la consigliera di un municipio parigino, la femminista Alice Coffin.

L’ÉLITE DEL MULINO A VENTO

L’elenco di dichiarazioni assurde è lungo, il Figaro ne riprende alcune nel commento del giornalista francese, che spiega come “l’ambientalismo francese inculca sfiducia e paura del progresso tecnico che migliora e prolunga la vita degli esseri umani, professa una regressione totale e vorrebbe che rinunciassimo al nucleare per scommettere su una versione modernizzata del mulino a vento”. Questa “triste sinistra ha la passione di limitare, costringere, censurare e proibire”. Veri comunisti, sono convinti che la democrazia non salverà il pianeta e la combattono senza rendersi conto che “sono stati i regimi comunisti ad essere stati responsabili dei peggiori disastri ambientali del XX secolo – dalla quasi scomparsa del lago d’Aral alla morte di Chernobyl, alle piccole fonderie di acciaio iperinquinanti del ‘Grande balzo in avanti’ cinese”.

LA RIEDUCAZIONE DEL POPOLO

Inutile inseguirli aprendo un dialogo sul clima, come ha tentato senza successo Macron, i Verdi che tanto scaldano anche i commentatori liberal de noantri “sognano una forma di dispotismo illuminato di cui loro sarebbero le guide onnipotenti e si accontentano, per il momento, di un’impresa di rieducazione della popolazione che passa attraverso i media compiacenti”. Come per gran parte del discorso politicamente corretto in voga, infatti, in pochi hanno il coraggio di criticare chi fa della difesa dell’ambiente la propria bandiera, poco importa se quello che dice è folle. Non è facendo i verdi più verdi dei verdi che si recuperano i voti persi (discorso che vale per Macron e per quasi tutti i partiti di sinistra europei), conclude Couturier: “Ecologismo e progresso non sono compatibili. Una gestione saggia dell’ambiente è un’attività troppo complessa per essere lasciata a ideologi stravaganti. Richiede competenza e realismo”.

Foto Ansa