I malati terminali costano troppo. Smettiamo di curarli?

Uno studio pubblicato su Lancet Oncology spiega che i soldi spesi per curare i malati di cancro sono troppi. Meglio sarebbe quindi ridurre le spese. A rendere ancora più esplicite le conseguenze del ragionamento ci pensa oggi sulla Stampa il professore Umberto Veronesi

Un gruppo di 37 ricercatori, guidati dal professore Richard Sullivan del King’s College di Londra, ha pubblicato su Lancet Oncology uno studio che sostiene che ogni anno circa 12 milioni di persone ricevono una diagnosi per cancro (potrebbero diventare 27 milioni nel 2030). Qual è il problema? Il problema è che curare questi malati costa molto. Secondo Sullivan per i trattamenti ora si spendono 893 miliardi di dollari e, solo in Gran Bretagna, la spesa per le terapie è passata dai 2 miliardi di sterline del 2002 a 5 di oggi. 

In un’intervista alla Bbc, il professore ha tirato le conclusioni: «I dati dimostrano che una sostanziale percentuale delle spese per cure anticancro avviene nelle ultime settimane e mesi di vita dei pazienti. E che in larga percentuale queste cure non solo sono inutili, ma anche contrarie agli obiettivi e alle preferenze di molti malati e delle loro famiglie». Ci troviamo quindi «su un treno che sta andando a sbattere» Insomma, con un sinuoso giro di parole, l’esperto e lo studio arrivano a trarre la conclusione che tali trattamenti non debbano essere elargiti. E per i costi e per la loro inefficacia (a che serve vivere qualche settimana in più?).

A rendere ancor più esplicito il sottotesto ci pensa sulla Stampa il professore Umberto Veronesi che, in un intervento sul quotidiano, presenta tali trattamenti come nocivi e vicini «all’accanimeto terapeutico».