I fratelli Farrelly in vena di eccessiva volgarità in Libera uscita

Il ritorno dei fratelli Farrelly, registi del cult Tutti pazzi per Mary, non convince del tutto. I due attori, Owen Wilson e Jason Sudeikis hanno poco feeling e la storia scivola troppo spesso nella volgarità gratuita

Scialba commedia firmata dai fratelli Farrelly, gli stessi di Tutti pazzi per Mary e Io me e Irene. Lo spunto, esilissimo, non è nuovo e anzi è già stato sfruttato, con piccole variazioni in film come il recente, mediocre, L’isola delle coppie. L’incipit con la raffigurazione di una incasinata vita familiare con figli (3) e moglie (1) non è male e fa ben sperare verso una storia alla Io & Marley. Ben presto però si scivola nel già visto e nella volgarità eccessiva. È un peccato: dei fratelli Farrelly abbiamo apprezzato la svolta positiva con film come Amore a prima svista e Fratelli senza pelle, film scorretti, in cui non mancava certo la volgarità ma in grado di costruire storie di senso all’insegna dell’amicizia, della famiglia e dell’amore. In Libera uscita, invece, le sconcezze dominano, sono in alcuni momenti poco digeribili (i nudi maschili nella sauna) e appesantiscono inutilmente una storia di per sé non particolarmente affascinante; parecchie gag sono telefonate e lo stesso feeling tra i due protagonisti, Owen Wilson e Jason Sudeikis, non è esaltante.

 

 

I Farrelly, cioè, hanno fatto di meglio sia a livello di comicità pura (il loro film precedente, il non memorabile Lo spaccacuori, aveva dalla sua almeno la verve di Ben Stiller), sia sul piano della scorrettezza che qui lascia il campo alla semplice, arida volgarità che non veicola né rimanda a nulla. Dei due fratelli che sono stati capaci di raccontare storie dal taglio paradossale ma anche realistico rimangono un paio di zampate: la comparsata incredibile di Richard Jenkins, nei panni di un playboy tamarro dispensatore di perle di saggezza davvero divertenti, e l’idea di fondo del film. Che, prendendo le mosse da una follia che forse non va neanche presa troppo sul serio – la “vacanza” dal matrimonio – prende poi una piega inaspettata e positiva, alla maniera dei film citati, ma che, per vizi di sceneggiatura e povertà di contenuti, appare alla fine molto artificiosa e forse nemmeno troppo realistica.