I 22 bambini belgi morti in Svizzera e il perdono di Dio secondo Bernanos

Tempi.it vi propone un passo del libro “I santi, nostri amici” di George Bernanos: «C’è in qualche parte del mondo, non so dove, una mamma che affonda il suo volto in un piccolo petto che non batterà più, una madre che, presso il figlioletto morto, offre a Dio il gemito di una rassegnazione spossata»

«Abbiamo visto l’orrore». Queste le parole dei primi testimoni che hanno assistito al terribile incidente stradale a Sierre, nel cantone Vallese in Svizzera, dove ieri sera hanno perso la vita 28 persone, tra cui 22 bambini belgi. I feriti sono 24 e, al momento, sono tre i ragazzi in coma con lesioni cerebrali e toraciche.
I bambini appartenevano a due classi delle scuole medie di Lommel e Heverlee, nel nord del Belgio, e si trovavano in gita scolastica. Il pullman che li trasportava si è schiantato contro il muro di un tunnel sull’autostrada A9, non lontano dal confine tra Italia e Svizzera.

Che cosa dire di fronte a simili, inspiegabili tragedie? Tempi.it vi propone un passo de I santi, nostri amici di George Bernanos.

«In questo momento c’è nel mondo, in qualche chiesa sperduta o in una casa qualunque o anche alla svolta di una strada deserta, un povero uomo che congiunge le mani e dal fondo della propria miseria, senza ben sapere quel che dice oppure senza dir nulla, ringrazia Dio di averlo fatto libero, di averlo fatto capace di amore. C’è in qualche parte del mondo, non so dove, una mamma che affonda il suo volto in un piccolo petto che non batterà più, una madre che, presso il figlioletto morto, offre a Dio il gemito di una rassegnazione spossata, come se la voce che ha lanciato i soli nello spazio come una mano lancia il grano, la voce che fa tremare i mondi, le mormorasse dolcemente all’orecchio: “Perdonami. Un giorno saprai, un giorno comprenderai e mi ringrazierai. Ma ora ciò che voglio da te è il tuo perdono: perdonami”. Questa donna sfinita, quel povero uomo sono penetrati nel cuore del mistero, nel cuore della creazione universale e nel segreto stesso di Dio. Che dirvi? Il linguaggio è al servizio dell’intelligenza. È quello che quei due hanno capito, l’hanno capito con una facoltà superiore all’intelligenza, benché non in contraddizione con essa – o piuttosto l’hanno capito per un profondo e irresistibile impulso dell’anima che impegnava tutte le facoltà insieme, che impegnava a fondo la loro natura… Sì, nel momento in cui quell’uomo, quella donna accettavano il loro destino, accettavano se stessi, umilmente – il mistero della creazione si compiva in essi, mentre correvano così, senza saperlo, tutto il rischio della loro condotta umana; si realizzavano pienamente nella carità di Cristo, diventando essi stessi, secondo la parola di san Paolo, altri Cristi. Insomma erano dei santi».