Hong Kong si ribella al nuovo «Grande fratello cinese»

La legge sulla sicurezza nazionale è più dura del previsto: introduce reati di opinione, ergastolo, processi in Cina e una polizia segreta onnipotente. Ma la popolazione scende in piazza

Finalmente anche i cittadini di Hong Kong possono conoscere la nuova legge sulla sicurezza nazionale, scritta e inserita ieri direttamente nella mini-Costituzione della città da Pechino, senza neanche comunicarla ai residenti e al governo di Hong Kong. La nuova legge viola il trattato internazionale firmato con il Regno Unito, che garantiva al Porto profumato uno status di città autonoma per 50 anni fino al 2047, demolisce per sempre il modello “Un paese, due sistemi” e contrasta con diversi articoli della Basic Law. Ormai però è legge e i dettagli, diffusi per la prima volta l’altra sera intorno alla mezzanotte, pochi minuti prima che entrasse in vigore, confermano i timori suscitati dalle indiscrezioni delle ultime settimane.

ERGASTOLO E PROCESSI IN CINA

La legge, che si compone di 66 articoli, prevede pene da due anni fino all’ergastolo per i reati di terrorismo, secessione, sovversione e collusione con forze straniere. I giudici non potranno rilasciare su cauzione gli imputati, o concedere la pena sospesa, a meno che «siano certi che il reato non verrà commesso nuovamente». I colpevoli non potranno candidarsi alle elezioni né ricoprire incarichi pubblici. Chi già li ricopre può essere dimesso/licenziato «immediatamente».

Coloro che sono sospettati di aver compiuto le violazioni più gravi della legge saranno estradati da Hong Kong nella Cina continentale, dove saranno giudicati da magistrati scelti dalla Corte suprema del popolo. Come ricordato dal massimo esperto al mondo di giustizia in Cina, Jerome Cohen, il Dragone ha un tasso di condanna nei processi di oltre il 99 per cento. Per quanto riguarda i casi più lievi, invece, saranno giudicati a Hong Kong da una giuria o da giudici scelti dal governo e potranno svolgersi «in segreto». In base all’articolo 38, potranno essere processati anche i non residenti a Hong Kong che hanno compiuto crimini all’estero.

UN’ONNIPOTENTE POLIZIA SEGRETA

Per quanto riguarda le indagini sulle violazioni della legge, esse saranno svolte (oltre che dalla polizia di Hong Kong) da un ufficio per la sicurezza nazionale che la Cina aprirà a Hong Kong. L’ufficio, che non dovrà sottostare alla legge di Hong Kong né al controllo delle sue autorità, anzi queste saranno obbligate a collaborare, avrà una «forza di polizia locale» che terrà le sue operazioni «segrete». Tra i poteri di questa nuova polizia ci sono: effettuare perquisizioni, arresti, impedire viaggi all’estero dei sospettati, confiscare le loro proprietà, sorvegliarli in segreto, intercettare le loro comunicazioni, obbligare persone terze a collaborare nelle indagini. Alcuni di questi poteri sono illegali a Hong Kong, ma la legge sulla sicurezza nazionale supera quelle locali.

Sarà inoltre istituita una nuova Commissione sulla sicurezza nazionale, guidata dal governatore di Hong Kong, le cui operazioni e i cui fondi resteranno segreti. Anche il Dipartimento di giustizia avrà una sezione dedicata ai nuovi reati che potrà agire in segreto. Il governo di Hong Kong sarà anche incaricato di promuovere e far conoscere la nuova legge nelle scuole, nella società, sui media e su internet.

VIETATO INVOCARE LA DEMOCRAZIA

Infine, per quanto riguarda i nuovi reati introdotti, essi vengono interpretati in modo molto ampio. La “secessione” ad esempio consiste nell’invocare illegalmente «la modifica dello status di Hong Kong» o di qualunque altra regione della Cina e verrà punita a prescindere «dall’utilizzo o dalla minaccia dell’utilizzo della forza». In poche parole, gridare slogan a favore dell’indipendenza o dell’autodeterminazione di Hong Kong è ormai un crimine, un puro reato di opinione.

La sovversione riguarda invece chi tenta di danneggiare o rovesciare il “sistema fondamentale” della Repubblica popolare cinese «con la forza o altri mezzi illegali». Costituisce sovversione anche attaccare fisicamente il Parlamento, le istituzioni della Cina o di Hong Kong.

LA POPOLAZIONE NON SI PIEGA

Terrorista è invece chi cerca o intende «provocare un danno sociale grave minacciando i governi della Cina o di Hong Kong o il pubblico». Tra gli atti di terrorismo, oltre alla violenza fisica, c’è anche la distruzione o la seria interferenza di infrastrutture, trasporti e linee di comunicazione. Collusione con potenze straniere, infine, è mantenere un qualsiasi legame con un paese straniero per danneggiare la Cina.

È chiaro che una legge così ampia e «più dura del previsto», secondo i media di Hong Kong, azzera la libertà di espressione e di stampa nella fu città autonoma, così come qualunque azione a favore della democrazia e contro il regime cinese. La legge, entrata in vigore oggi, non ha impedito a migliaia di cittadini di scendere in piazza per protestare sia per la consueta marcia dell’1 luglio (anniversario del ritorno dell’ex colonia alla Cina), per la prima volta quest’anno vietata dalla polizia, sia per criticare la nuova legge. Oltre 370 persone sono state arrestate, molte saranno accusate in base ai 66 articoli della nuova legge. Hong Kong si ribella al nuovo Grande fratello cinese.

Foto Ansa